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Viktor Orban e l’Ungheria hanno ottenuto un risultato positivo nella giornata del 10 settembre dopo che anche dall’Ucraina è arrivato il via libera definitivo al transito sul suo territorio del petrolio venduto da Lukoil a Budapest e passante per gli oleodotti ucraini.

Il 30 agosto Kiev aveva annunciato che si sarebbero ammorbidite le posizioni sul bando estivo al transito del petrolio di cui Budapest, assieme alla Slovacchia, ha bisogno per rifornire la sua economia e le sue scorte. Il governo di Kiev denunciava che Lukoil, colosso russo dell’energia, controllasse le infrastrutture nel Paese invaso nel febbraio 2022 dall’esercito di Vladimir Putin e che Budapest e Bratislava contribuissero a bypassare le sanzioni europee a Mosca.

L’oleodotto Druzhba, risalente all’epoca sovietica, è oggigiorno l’ultima grande infrastruttura esistente capace di trasportare dalla Russia prodotti petroliferi via terra verso l’Europa. 250mila barili al giorno, per una massa di greggio pari a 1,1 milioni di tonnellate al mese, passavano per l’infrastruttura prima dello stop ordinato da Kiev il 18 luglio. Circa il 90% del totale riforniva l’Ungheria e, secondariamente, la Slovacchia che ha partecipato all’iniziativa.

L’accordo trovato da Kiev, Budapest e Bratislava prevede che l’oleodotto Druzhba ora passi sotto il controllo dell’operatore ungherese Mol, basato a Budapest. Mol comprerà da Lukoil il petrolio in Russia e lo farà transitare attraverso l’infrastruttura. E sarà Mol a pagare i diritti di transito all’Ucraina.

Sostanzialmente, questo accordo è una vittoria per Orban, che vede ripristinata la possibilità di un’eccezione ungherese nel mercato energetico al prezzo di un passaggio del rischio d’impresa sul transito del greggio dalla Russia all’Europa. E sostanzialmente pone il sigillo di Kiev a un fattore molto spesso contestato dall’Ucraina: l’accettazione di una “terza posizione” ungherese nel quadro euroatlantico verso Mosca. Budapest non può azzerare il peso sanzionatorio verso Mosca, essendo membro dell’Unione Europea, come si può permettere la Turchia. Ma ha preso una via autonoma scegliendo in che misura aderire alle misure di contenimento contro Mosca e conquistando un’eccezione.

Come riporta Politico.eu, infatti, “‘l’Ungheria è autorizzata a importare petrolio russo in base a un’eccezione di sanzioni ricevuta due anni fa. L’eccezione era intesa come misura temporanea, ma l’Ungheria ha effettivamente aumentato le importazioni di petrolio tramite l’oleodotto ucraino del 50% dal 2021. Anche MOL ha visto i profitti salire a livelli record . Budapest, che sta affrontando una crisi economica, ha beneficiato delle pesanti tasse pagate dall’azienda”. Ora l’eccezione è sostanzialmente diventata regola per l’Ucraina, che ha bisogno di evitare veti ungheresi al sostegno nei suoi confronti nelle prossime sedute delle autorità europee. E spera, con questo via libera, di mostrarsi aperta a concessioni a Orban. Anche il premier slovacco Robert Fico può tirare un sospiro di sollievo: per Budapest e Bratislava l’inverno sembra al riparo dal rischio di una crisi energetica. Mentre l’Ue dovrà venire a patti col fatto che certe vie autonome alla gestione degli scenari ucraini si fanno sempre più strutturali.

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