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Energia

La Transnistria in bilico: rifiuta l’appoggio europeo e si aggrappa a Mosca

La Transnistria in bilico, tra la fedeltà alla Russia e le pressioni della Ue. La crisi energetica usata come arma politica.

La Transnistria, enclave filorussa incastonata nella Moldavia ma indipendente solo sulla carta, ha deciso di rifiutare un aiuto energetico da 60 milioni di euro offerto dall’Unione Europea. Motivo ufficiale? Non vuole alzare le tariffe per i consumatori. Motivo reale? Mosca non permette che Tiraspol, sua roccaforte nei Balcani, accetti aiuti da Bruxelles, perché ciò significherebbe una lenta erosione del controllo russo sulla regione. E così, mentre l’Europa offre gas e sostegno economico, la Transnistria rimane attaccata al salvagente russo.

Una crisi energetica che sa di geopolitica

Da quando l’Ucraina ha interrotto il transito del gas russo, la Transnistria si è trovata in una situazione precaria: blackout quotidiani, riserve al minimo e un’emergenza che sarebbe potuta diventare insostenibile. Bruxelles ha proposto un pacchetto di aiuti vincolato a riforme sulle libertà fondamentali e sul rispetto dei diritti umani. Ma per Mosca, l’unica vera questione è il controllo: lasciare che la Transnistria accetti aiuti dall’UE significherebbe perdere terreno strategico.

Nel frattempo, la Moldavia si muove con cautela. Il premier Dorin Recean ha garantito che il gas arriverà comunque a Tiraspol, grazie alla compagnia ungherese MET Gas and Energy Marketing AG, con i pagamenti coperti da una società con sede a Dubai. Una triangolazione finanziaria che suona come un compromesso tra le pressioni russe e l’obiettivo europeo di staccare, pezzo dopo pezzo, la Transnistria dall’influenza di Mosca.

Il solito braccio di ferro: Mosca contro Chisinau

Il Cremlino, ovviamente, non ha gradito. Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, ha accusato la Moldavia di trasformare la crisi energetica in un’arma politica contro la Transnistria, violando gli accordi di pace del 1992. La logica russa è semplice: mantenere Tiraspol in una situazione di dipendenza e instabilità per garantirsi una leva di pressione su Chisinau e l’Occidente.

Dall’altra parte, la presidente moldava Maia Sandu sta giocando la carta dell’Unione Europea. La sua strategia è chiara: aggirare la Transnistria costruendo infrastrutture alternative, come la linea elettrica Vulcănești-Chișinău, che le permetterebbe di importare energia dalla Romania senza passare per la regione separatista. Una mossa che ridurrebbe ulteriormente il peso geopolitico della Transnistria e spingerebbe Chisinau sempre più verso l’integrazione europea.

Transnistria, il nodo che non si scioglie

Nel frattempo, mentre Tiraspol rifiuta gli aiuti europei e si aggrappa al sostegno russo, il dibattito sul destino della regione si fa sempre più acceso. L’UE e la Moldavia vedono nella crisi un’opportunità per spezzare la dipendenza della Transnistria da Mosca, mentre il Cremlino usa la stessa crisi per rafforzare la sua presa. Il problema è che il tempo stringe: la Transnistria ha bisogno di energia e finanziamenti, e la Russia – sempre più impegnata su altri fronti, dall’Ucraina alla politica interna – potrebbe non essere disposta a coprire il conto per sempre. E così, ancora una volta, la Transnistria resta sospesa tra passato e futuro, tra Mosca e Bruxelles, in un limbo geopolitico che dura da oltre trent’anni. Ma fino a quando?

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