La Cina ha ordinato alle sue miniere di incrementare la produzione di carbone per ovviare alla carenza energetica che ha colpito alcune province del Paese. Con il razionamento di energia elettrica già in essere in alcune aree, e il rischio di blackout più o meno ampi dietro l’angolo, questa risorsa sembra ormai esser diventata l’unica soluzione in grado di tamponare un’emergenza senza precedenti.

Il punto è che a Pechino serve tanto, tantissimo carbone. Sia per far fronte alla fame delle mastodontiche aziende – pilastri dei settori economici fondamentali dello Stato, come l’agroalimentare e il siderurgico – che per soddisfare l’imminente richiesta cittadina. In vista dell’arrivo dell’inverno, e considerando il fatto che molte famiglie sono tutt’ora solite riscaldarsi attingendo al carbone, Pechino ha insomma pensato bene di tutelarsi con qualche settimana di anticipo rispetto all’arrivo delle prime gelate. La richiesta del governo è apparsa stridere con l’obiettivo di raggiungere il traguardo delle emissioni zero entro il 2060, ma un’emergenza è pur sempre un’emergenza.

C’è però un altro problema che sta letteralmente mandando in fumo il piano del Partito Comunista cinese. Le province che avrebbero dovuto innalzare la produzione di carbone sono travolte da una violentissima ondata di maltempo. Le forti piogge torrenziali, oltre a provocare crolli e frane in molte città, hanno costretto le autorità a bloccare il lavoro nelle miniere e in altre fabbriche, con ripercussioni economiche non da poco.

Il maltempo minaccia l’hub del carbone cinese

Come ha sottolineato Bloomberg, una delle zone più colpite dal maltempo coincide con la provincia dello Shanxi, la più importante produttrice del carbone del Paese. Il risultato di una simile coincidenza ha causato la sospensione dei lavori in una sessantina di miniere di carbone, in aggiunta ad altre 372 miniere e 14 stabilimenti chimici. Un’alluvione frutto delle piogge che stanno colpendo l’area da una settimana ha costretto centinaia di migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Secondo quanto riportato dal quotidiano cinese Global Times, sono stati evacuati più di 120mila cittadini. Circa 17mila case sono crollate, mentre le frane si sono registrate in oltre 70 città della provincia.

I bollettini parlano di quattro morti, quattro poliziotti travolti proprio da una frana, ma la situazione è in costante divenire. Al netto del disastro naturale – l’ennesimo evento meteorologico estremo che quest’anno ha colpito la seconda economia mondiale – bisogna prestare attenzione agli effetti della chiusura delle miniere sulla crisi energetica. La Cina possiede all’incirca la metà di miniere di carbone del mondo, e utilizza il proprio carbone per produrre oltre la metà dell’energia elettrica nazionale (il 56%). Lo stop obbligato nello Shanxi, dunque, aggiungerà nuova pressione su una nazione alle prese con una non trascurabile carenza di energia.

La Rust Belt cinese in sofferenza

Da monitorare con attenzione anche quanto sta accadendo nella Rust Belt cinese situata nella parte nord-orientale della Cina. Qui, dove si trova la più grande economia provinciale cinese, c’è stato un peggioramento della carenza di energia elettrica nonostante gli sforzi del governo per aumentare l’offerta di carbone e razionare l’uso di elettricità. Nella provincia del Liaoning– ha scritto Reuters – le autorità hanno emesso il secondo allarme di carenza di energia di livello più alto, il quinto in due settimane, avvertendo che il deficit potrebbe raggiungere quasi 5 gigawatt.

È importante sottolineare che il Liaoning vanta la più grande economia della regione e consuma la maggior parte dell’energia delle tre province che compongono la regione industriale cinese della “cintura di ruggine”. Alla luce di questi avvenimenti, alcuni analisti sostengono che la Cina potrebbe affrontare un calo del 12% del consumo di energia industriale durante il quarto trimestre, poiché la fornitura di carbone, per questo inverno, potrebbe non essere sufficiente. Ecco perché la Cina – ma non solo lei – si trova nell’occhio del ciclone.