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L’attuale fase economica contraddistinta al contempo da uno stimolo alla ripresa e dalla crisi dei prezzi delle materie prime energetiche (e non solo) sta causando una serie di sviluppi ambivalenti nelle economie avanzate. Come in un tiro alla fune, gli elementi favorevoli alla ripresa e quelli che sembrano far presagire che sulle nostre economie si stanno addensando delle nubi si compensano e si controbilanciano. Ma se fino ad ora la minaccia ha riguardato soprattutto le prospettive di ripresa di costruzioni e industria, sarebbe un fattore preoccupante vedere emergere analoghi problemi nella filiera alimentare.

La crisi dei fertilizzanti

Il campanello d’allarme viene dal Regno Unito ed è stato suonato dal prestigioso Financial Times, che ha sottolineato come due grandi impianti di fertilizzanti nel Paese siano stati chiusi per problematiche legate all’impennata dei costi di produzione connesse al boom delle quotazioni del gas naturale e alla carenza del fondamentale nitrato d’ammonio. I due poli di Teesside e Cheshire nel Nord dell’Inghilterra, che forniscono il 40% della produzione di fertilizzanti del Paese e occupano 600 persone, sono stati chiusi a partire dall’inizio della settimana su iniziativa dell’americana Cf Industries, l’azienda proprietaria, prima che il governo di Boris Johnson non intervenisse schierando il Business Secretary dell’esecutivo, Kwasi Kwarteng, per negoziare la riapertura di uno dei due centri di produzione, quello di Teesside.

Secondo Argus Media, una chiusura di entrambi gli impianti o di uno dei due per un periodo superiore al mese avrebbe potenzialmente avuto la possibilità di creare problemi per il raccolto del prossimo anno e di riverberare i suoi effetti sulla sicurezza alimentare del Regno Unito. Tutto questo al termine di un anno in cui il mercato dei fertilizzanti su scala globale si era ripreso dalle tempeste del 2020, prima della crisi del prezzo delle materie prime.

I prezzi del gas naturale, fondamentale nel ciclo dei fertilizzanti, tanto nel Regno Unito quanto in Europa sono di recente saliti a nuovi massimi nelle ultime settimane, portando i leader dell’industria ad allarmarsi mentre il mondo del business avverte da diverse settimane che il Vecchio Continente si sta dirigendo verso l’inverno con scorte minime, a un livello ridotto come non mai. Mercato ad alta intensità di consumo energetico e fortemente complesso, quello dei fertilizzanti rischia di creare un nuovo collo di bottiglia capace di far sentire i suoi effetti sul prezzo delle derrate alimentari in tutta Europa, colpendo nel profondo il portafoglio di decine di milioni di persone.

Tutti gli ostacoli da superare

“Ci sarà scarsa disponibilità di nutrienti e quel poco che si troverà sarà estremamente costoso”, ha avvertito Julia Meehan, esperta di Icis, intervistata dal Sole 24 Ore. Mentre si avvicina la fase della concimazione e si inizia a programmare la fase più strategica delle coltivazioni. Sino ad ora l’aumento dei prezzi della filiera non si è scaricato completamente sul fronte dei prezzi dei prodotti finiti, ma in caso di aumento del costo del vero prodotto abilitante per l’attività agricola questo difficilmente potrà continuare. “Il settore agricolo è già sottoposto ad una crescita record dei costi di produzione che non vengono generalmente trasferiti sui prezzi di cessione dei prodotti” – sottolinea il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti in una nota.

Nonostante un calo dell’utilizzo nel contesto italiano, anche oggi i fertilizzanti continuano a essere fondamentali per ottenere quantità e rese adeguate nonché livelli qualitativi in linea con le esigenze del mercato. E come detto possono rappresentare il fattore frenante, a testimonianza della natura tentacolare di una minaccia legata alla crisi delle catene del valore dell’era globale e ai problemi degli approvvigionamenti energetici. Parlare di un combinato disposto di fattori che può riassorbire gli effetti positivi del rimbalzo delle economie dopo l’anno della pandemia non è esagerato: come succede con la questione delle transizioni energetiche ed ambientali, come accadrà sul fronte delle politiche industriali di ultima generazione e come in generale si vedrà sul fronte della ripresa complessiva dell’economia solo evitando che una parte maggioritaria delle popolazioni dei Paesi a economia avanzata subisca perdite economiche nella fase di uscita dalla pandemia si potrà parlare di vero rilancio.

La battaglia del grano

Tale problematica sta già iniziando a manifestarsi nello strategico mercato del grano, alimento fondamentale per la base nutrizionale di diversi Paesi. Il prezzo del grano sui listini internazionali misurata dalla borsa di Chicago ha visto crollare l’indice dei future, segno di una tensione sul futuro dell’output, ma per la crescente pressione sulla filiera e l’aumento dei costi i prezzi per l’export restano elevati e sempre più vicini ai 600 euro alla tonnellata.

Il calo delle produzioni in Stati Uniti e Canada legato alle contingenze analizzate e alle fasi di siccità più volte manifestatesi può incidere con maggior forza nei mesi a venire. “A spaventare gli operatori di mercato”, nota AgroNotizie non è la mera riduzione di produzione prevista per il 2021-2022, ma soprattutto il contesto in cui è inserita, ovvero la diminuzione delle scorte , che ormai sono sempre meno di anno in anno. Secondo International Grains Council, le scorte mondiali di durum [grano duro, ndr] sono scese dai 10 milioni di tonnellate della campagna commerciale 2018-2019 a meno di 8 milioni della campagna 2020-2021″, 750mila delle quali nel contesto canadese che rappresenta il maggior mercato globale. Si prevede un -39% di produzione in Canada e un -50% negli Usa mentre in Europa per il boom dei prezzi “tra il 1° luglio e il 6 settembre sono state importate poco più di 212mila tonnellate, il 57% in meno rispetto allo stesso periodo del 2020″.

Chi potrebbe ottenere dividendi da questo contesto, in continuità con una crescita che dura da anni, è la Russia di Vladimir Putin che sta consolidando il suo ruolo nei mercati internazionali del grano. Unendo i dividendi del mondo energetico a quello del contesto agroalimentare, voce sempre più importante nel suo export, la Russia appare capace di ritagliarsi posizioni di primo piano in una fase in cui, paradossalmente, sul fronte interno il potere di Putin si trova di fronte alla sfida dell’insicurezza sociale della popolazione. Un’ennesima contraddizione dell’era della pandemia e dei continui mutamenti di fronte dell’economia globale.

E la minaccia di un boom nella spesa alimentare dei cittadini non può essere presa sotto gamba. La filiera dei fertilizzanti è, ora più che mai strategica e ai Paesi europei e non solo competerà la necessità di ridurre i prezzi e rendere più fluido il mercato. Del resto, come ha ricordato la Francia frenando la cessione di Carrefour in mani canadesi in nome della sovranità alimentare, la catena del valore più strategica nell’era del Covid è e resta quella che permette alle persone di avere adeguati rifornimenti di alimenti, vera garanzia di sicurezza sociale.