La Russia alla conquista dell’Artico: reattori nucleari sulle navi rompighiaccio e nelle miniere

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L’Artico non è più al centro del dibattito pubblico solo per la questione dello scioglimento dei ghiacciai ma anche per la centralità che sta assumendo per i futuri equilibri geopolitici. La Russia vuole essere della partita al pari delle altre grandi potenze e per farlo ricorre all’impiego di una tecnologia avanguardista: i reattori modulari nucleari (Small Modular Reactor, SMR). Il prototipo realizzato dai russi è il RITM-200, reattore ad acqua pressurizzata volto ad alimentare le navi rompighiaccio e anche le piattaforme estrattive e produttive dislocate nelle aree più remote del Paese, dove i costi di trasporto del gasolio e del carbone possono essere elevati. Una strategia infrastrutturale, energetica e geopolitica che può consentire all’Orso russo di guadagnarsi un posto di sorvegliante speciale delle rotte artiche.

Le novità del RITM-200

Su queste colonne abbiamo già parlato degli SMR – reattori di piccole dimensioni producibili e assemblabili in luoghi diversi – e di come stiano diventando una tecnologia energetica in grado di fornire elettricità a mezzi, strutture e luoghi isolati senza incorrere negli ingenti costi delle centrali nucleari. Il modello RITM-200 è stato messo a punto da OKBM Afrikantov, società controllata dal colosso energetico Rosatom, e già 15 piccoli reattori nucleari hanno visto la luce mentre altri 13 sono in fase di realizzazione. Il meccanismo che sta alla base di questo tipo di reattori è basato sul sistema dell’acqua pressurizzata che viene trasformata in vapore in grado di azionare il sistema di conversione energetica. La novità rispetto agli altri SMR è che questi reattori risultano più compatti e dunque più che idonei per l’installazione su imbarcazioni rompighiaccio, tanto che su alcune di esse come l’Arktika, il Siber e il Leningrad sono già stati assemblati.

Questi reattori non sono impiegabili solo per attività marittime ma anche per finalità industriali. La costruzione di corridoi energetici nelle regioni dell’Artico richiede degli sforzi economici rilevanti e, di conseguenza, l’edificazione dei reattori di tipo RITM-200 è una benedizione che permetterebbe di di facilitare l’estrazione dei minerali nelle terre che ne sono ricche come la Siberia. Un ulteriore contributo consisterebbe nell’approvvigionamento energetico agli abitanti delle zone interessate con conseguente abbassamento delle relative spese. 

Un primato che può fare la differenza

La progettazione dei reattori di tipo RITM-200 consente di proiettarsi in una situazione di vantaggio ai fini del controllo dell’Artico tramite l’accelerazione del processo estrattivo delle risorse minerarie e di garantirne il trasporto attraverso i ghiacci accorciando i tempi di navigazione tra più sponde del globo. La fabbricazione di tali moduli, oggi come oggi, è ancora in una fase parzialmente sperimentale che deve essere ulteriormente affinata ma la luce in fondo al tunnel non pare più così lontana agli occhi del Cremlino. Perdipiù, se i russi riusciranno a rendere la produzione sempre più standardizzata e seriale, i reattori potranno diventare un prodotto da esportare all’estero di cui già non mancano i primi segnali. In Uzbekistan sono già state poste le basi per la costruzione del primo SMR e alla cerimonia inaugurale hanno partecipato anche i presidenti Putin e Mirziyoyev.      

Un quadro più che esplicativo di come Mosca voglia stare al passo con i tempi, passando dal dibattito che anima le comunità industriali in tutti i Paesi del mondo alla concretezza, per non arrivare in ritardo nella corsa alle rotte artiche.

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Fonti e riferimenti