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Energia

La Norvegia “vince” anche la guerra in Iran: boom di entrate petrolifere

Dopo gli enormi profitti ottenuti con il gas a causa della guerra in Ucraina, la Norvegia replica con il petrolio per la crisi di Hormuz.
Norvegia

La Norvegia, uno dei Paesi che ha “vinto” la guerra in Ucraina sotto forma dell’espansione dei suoi mercati per petrolio e gas naturale, è anche tra gli Stati che hanno ottenuto i maggiori vantaggi concreti dall’attuale tempesta della Terza guerra del Golfo, pur essendosene tenuta debitamente (e comprensibilmente) a distanza. Se la guerra in Ucraina, peraltro, ha spinto in orbita la proiezione norvegese sul gas, il portale Oil Price ricorda che è stato il petrolio a essere interessato da un vero e proprio boom nel mese di marzo, interamente attraversato dal conflitto tra gli Usa e Israele da un lato e l’Iran dall’altro.

La spinta dell’Europa a diversificare rispetto al petrolio mediorientale bloccato dalla guerra nel Golfo si è riflessa sulla Norvegia, che ha ottenuto entrate per 57,4 miliardi di corone (5,21 miliardi di euro) nel mese di marzo, un aumento di circa il 68% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Anche le entrate del gas salgono del 19%, a 69 miliardi di corone (6,26 miliardi di euro), riavvicinando i record dell’inizio del conflitto in Ucraina. La Norvegia ha visto le vendite di gas naturale crescere dagli 85 ai 96 miliardi di euro complessivi tra il 2022 e il 2023.

Le Monde a gennaio 2025 riportava proventi al 31 dicembre 2024 per il settore energetico norvegese quantificabili in 107,7 miliardi di euro dal febbraio 2022 in avanti, principalmente per la trasformazione di Oslo nel primo fornitore europeo, che alcuni calcoli portano a 113 miliardi di euro. Dati, questi ultimi, sicuramente da rivedere al rialzo una volta che saranno chiare le statistiche dell’ultimo anno, ma a cui si sommano ora anche le accelerazioni indotte dalla tempesta nel Golfo. In tal senso, la Norvegia può anche sfruttare un vantaggio geografico, ricorda Oil Price:

La produzione di petrolio e gas del Mare del Nord è in declino strutturale a lungo termine, con oltre il 90% delle risorse sfruttabili già estratte. Tuttavia, la Norvegia è riuscita a mantenere un’elevata produzione espandendo l’esplorazione nel Mare di Barents artico, concentrandosi su nuove scoperte di dimensioni minori nel Mare del Nord e investendo massicciamente nel Mare di Norvegia.

Con 89 miliardi di metri cubi, l’Europa è destinataria di oltre il 71% dell’export di gas naturale venduto da Oslo, che ne esporta circa 124 miliardi e contribuisce mediamente dal 30 al 33% alla domanda Ue. Sul fronte del petrolio, i Ventisette e il Regno Unito coprono un notevole 95% della quota di export norvegese da poco meno di 2 milioni di barili al giorno, 56,6 a marzo 2026 per la precisione. La consapevolezza, dunque, è chiara: la Norvegia vince quando l’Europa è in crisi energetica. Non è responsabilità di Oslo, ma una dinamica strutturale del mercato: il Paese scandinavo ha margini d’espansione ulteriori del suo export e vanta una posizione geografica e un’affidabilità politica notevoli. Elementi non secondari in una geopolitica dove l’energia diventa fattore di competizione strategica. E per la Norvegia, di profitto.

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