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Pedro Sanchez è un leader che dopo il Covid-19 si è fatto sempre più pragmatico trovandosi di fronte alla necessità di reagire col suo governo alla grave crisi economica e sociale aperta dalla pandemia da coronavirus, e nonostante la natura di coalizione di sinistra del suo governo il premier di Madrid ha più volte dovuto mettere in campo decisioni in grado di andare oltre l’ideologia di riferimento.

L’ultimo caso è quello della corsa dei prezzi dell’elettricità che rischia di depotenziare notevolmente le prospettive di ripresa deprimendo i consumi dei cittadini e imponendo un onere eccessivo alle imprese. Sanchez e il suo governo di coalizione tra il Partito Socialista da lui guidato e i radicali di Podemos hanno promosso una politica di taglio lineare alle imposte sull’elettricità, “decapitando” temporaneamente  l’Iva del 90%, dal 5,1% allo 0,5%, per evitare che la corsa dei prezzi freni l’economia nazionale.

Il problema principale del mercato elettrico spagnolo è la sua grande dipendenza dal gas naturale, impattante per circa il 50% della domanda interna, il cui picco di prezzo negli ultimi giorni ha prodotto scossoni che si sono ripercossi anche in Italia e in Germania, ove la punta è stata di 90 euro per megawattora.

La manovra del governo, annunciata lunedì sera da Sanchez in diretta televisiva, avrà un peso economico notevole dal valore di oltre 1,4 miliardi di euro. 560 milioni di euro proverranno, secondo le stime, dalla riduzione degli extra-profitti delle utilities, che però avranno in questo caso un vantaggio indiretto dal fatto che la riduzione dell’Iva garantita dalle autorità spagnole aiuterà consumatori e imprese a sostenere i picchi di prezzo e la possibile crisi energetica, evitando colli di bottiglia tra domanda e offerta.

Vedere un governo di sinistra promuovere una manovra fiscale legata a una ricetta sostanzialmente di destra, fondata su un taglio lineare di un’imposta ad effetto regressivo, è un effetto interessante di questa fase di crisi che impone scelte pragmatiche e coordinate. Del resto, la ricetta economica di Sanchez, nonostante la presenza al governo dei radicali di Podemos, si è distinta per unire una chiara visione ideologica a decisioni concrete e dettate dall’analisi della realtà su altri fronti: la patrimoniale richiesta dalla sinistra radicale non si è di fatto realizzata, ma questo non ha impedito al governo di promuovere una manovra di spesa pubblica fortemente keynesiana, aumentare il salario minimo e ridurre la pressione fiscale sui cittadini, coinvolgendo la base industriale delle grandi aziende come “supplente” per la strutturazione del Recovery Fund.

In campo energetico la corsa dei prezzi, il grande problema della fase finale del 2021, richiede decisioni rapide e Sanchez ha preso impegni concreti: far tornare i costi dell’energia ai livelli del 2018, nonostante l’aumento dei prezzi dell’elettricità. Un impegno che gli analisti ritengono difficile da realizzare in breve tempo, a meno che non subentri una decisa accelerazione sul fronte della transizione energetica verso un sistema più efficiente ed efficace, come sottolinea il Financial Times.

La rete energetica spagnola, che ancora deve sperimentare un’evoluzione verso una maggiore flessibilità garantita dal peso crescente delle rinnovabili e dalle reti di ultima generazione, è tra le meno adatte a gestire la fase attuale in cui la corsa di una singola fonte, a cascata, aumenta i prezzi dell’intera bolletta dei cittadini. E del resto Teresa Ribera, viceministro dell’Ambiente del governo di Madrid, ha dichiarato al quotidiano della City di Londra che il costo delle bollette e l’aumento dei prezzi delle materie prime può essere il vero fattore frenante per le politiche di transizione ecologica promosse dai governi europei.

Da una prospettiva di sinistra, più vicina all’ambientalismo progressista, la Ribera ha compreso quanto in Italia è stato sottolineato dal ministro per la Transizione Ecologica Roberto Cingolani, che negli ultimi giorni ha avvertito sul rischio di un +40% nelle bollette a partire da ottobre e che, con la sua volontà di coniugare pragmatismo e ambizione nella strategia energetica nazionale, ha subito le feroci critiche della sinistra e del Movimento Cinque Stelle. Ma la mossa del governo spagnolo, espressione di quel mondo progressista che più spesso ha fatto della questione ambientale una sua bandiera, dimostra che la via passa proprio per scelte pragmatiche e non meramente ideologiche. Solo in un modo lo sviluppo potrà essere davvero sostenibile: se si saprà capire che non può esserci alcuna transizione reale senza politiche che, oltre all’ambiente, portino benefici concreti all’economia e ai cittadini.

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