Il rischio di una guerra energetica con l’Occidente prende forma dopo l’invasione dell’Ucraina e la Russia prepara le contromosse accelerando l’asse con l’Oriente. Nelle prime ore dell’1 marzo la compagnia energetica russa Gazprom e la Mongolia sono passate alla fase di progettazione del gasdotto Soyuz Vostok, che rifornirà di gas russo la Cina passando per la strategica repubblica dell’Asia centro-orientale. Nuovo perno dell’alleanza del gas Russia-Cina che dopo l’inaugurazione del gasdotto Power of Siberia mira ad avere un nuovo sbocco.

Gazprom ha annunciato la mossa in un messaggio sul proprio canale Telegram dopo che l’amministratore delegato della compagnia, Aleksej Miller, ha avuto un incontro con il vice primo ministro mongolo, Sainbuyangiin Amarsaikhan,, nel quale le società Soyuz Vostok Gas Pipeline Special Purpose Company e Gazprom Proektirovanie hanno firmato un accordo per eseguire lavori di progettazione e rilevamento nell’ambito del costruzione del gasdotto.

La mossa, annunciata nella mattinata dell’1 marzo, non è in realtà così inattesa. Nel dicembre 2019 Gazprom ha siglato un Memorandum of Understanding con il governo di Ulanbator per la realizzazione del gasdotto. Soyuz e Vostok, i nomi associati all’infrastruttura, richiamano i programmi spaziali sovietici ma anche significati chiari. “Soyuz” significa “unione”, Vostok è invece letteralmente “Oriente”. L’Unione d’Oriente, dunque, dopo la “Forza della Siberia”: i nomi evocativi delle infrastrutture energetiche segnalavano già allora la volontà di Mosca di consolidare la svolta ad Est della propria politica energetica. A gennaio 2022, mentre la mobilitazione prima dell’invasione dell’Ucraina era già partita, le parti in causa hanno deciso di procedere con un’ulteriore accelerazione.

L’annuncio del passaggio dell’opera dalla carta alla progettazione concreta apre alla prospettiva che l’infrastruttura si faccia. Per un gasdotto finito a Occidente che declina, Nord Stream 2, la Russia ne pone in cantiere un altro a Oriente, guardando con sempre maggior forza all’asse energetico con la Cina attraverso la strategica Mongolia.

Negli scorsi anni Vladimir Putin e il suo governo hanno operato in sinergia con la Cina per coinvolgere con maggior forza la Mongolia. Da un lato la Russia ha aperto la Mongolia all’ingresso dei capitali cinesi, dall’altro le ha fornito le garanzie securitarie che occorrevano per non scivolare completamente nell’orbita di Pechino. Il risultato è stato, di conseguenza, una saldatura che ha una simmetria in quel che succede in alcune repubbliche dell’Asia centrale ex sovietica, laddove l’energia è l’asse attorno cui si saldano interessi locali, strategie cinesi, visioni russe.

Ora però lo scelta appare quasi obbligata per Mosca: accelerare e anticipare il più possibile l’inizio dei lavori che porteranno al potenziamento delle interconnessioni energetiche nell’Estremo Oriente. Il peso delle sanzioni occidentali spaventa Mosca, che intende accelerare nella diversificazione. Per Mosca Soyuz-Vostok ha un’importanza cruciale in quanto, ricorda Upstream Onlineè un abilitatore fondamentale per portare la rotta in via di sviluppo Sila Sibri 2 da 6700 km a una portata di 50 miliardi di metri cubi l’anno, paragonabile a quella del Nord Stream 2 a Est.

La mossa ha parimenti importanza, anche simbolica, dal lato cinese. “Pechino rischia di pagare la crisi attraverso l’aumento dei prezzi delle materie prime”, nota l’Ispi, “a partire da quelle energetiche, petrolio – tenuto conto che nel 2021 la Cina ha importato circa il 70% di quanto consumato – e gas, che ha visto nelle scorse settimane un aumento della domanda interna e una riduzione delle forniture dall’Asia Centrale per la presenza di un clima più rigido in entrambe le aree”. Programmare un nuovo gasdotto in quest’ottica significa mandare un messaggio forte e il via libera mongolo a una mossa del genere non può non essere arrivato senza l’esplicito semaforo verde di Pechino. Che consente alla Russia di mostrarsi resistente nella “guerra fredda del gas” che corre parallela alla tempesta ucraina, ma anche alla Cina di mostrare come sia Mosca, oramai, in via di trasformazione verso un satellite economico di Pechino. Il paventato annuncio della possibilità di Mosca di passare al sistema di pagamenti Cips, guidato dalla Cina, in caso di esclusione da Swift, la volontà di Putin di guardare a Oriente e l’annuncio del nuovo gasdotto si saldano: e per la Russia in futuro la strada potrebbe, in fin dei conti, essere obbligata.

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