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Gazprom smetterà di esportare gas attraverso la Polonia mediante il gasdotto Yamal-Europa. L’annuncio del colosso energetico russo è arrivato dopo che Mosca ha imposto sanzioni nei confronti dell’azienda proprietaria della sezione polacca del gasdotto.

“È stato applicato un divieto di transazioni e pagamenti a entità soggette a sanzioni. Questo significa il divieto di utilizzare un gasdotto di proprietà di EuRoPol GAZ per trasportare il gas russo attraverso la Polonia”, ha affermato la società in una nota. In altre parole, a causa della risposta del Cremlino alle sanzioni anti russe imposte dal blocco occidentale, Gazprom è paradossalmente impossibilitata ad impiegare la propria azienda situata in terra polacca.

La conferma è arrivata anche da Sergej Kuprijanov, portavoce della stessa Gazprom. “Conformemente al decreto del presidente russo Vladimir Putin sono state imposte sanzioni a un certo numero di società straniere”, ha ricordato Kuprijanov. Il portavoce ha quindi precisato che il divieto riguarda anche transazioni e pagamenti a favore dei soggetti sanzionati.

La ritorsione di Mosca

Il gasdotto Jamal-Europa, lungo circa 4.107 chilometri, collega, di fatto, i giacimenti di gas naturale russi situati nella penisola di Yamal e nella Siberia occidentale con Varsavia e Berlino via Minsk. Basta questo per capire la centralità della suddetta infrastruttura nell’ottica del sistema energetico europeo. Ebbene, il colpo di coda di Mosca, che ha sostanzialmente costretto Gazprom a chiudere i rubinetti, limita la quantità di gas russo destinata all’Europa e fa schizzare alle stelle i prezzi della preziosa risorsa.

La risposta di Mosca all’Ue, se così vogliamo definirla, era nell’aria. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, nelle ultime ore aveva fatto capire che le compagnie straniere cadute sotto le misure di ritorsione della Russia contro le sanzioni occidentali non avrebbero più potuto interagire con essa nel settore del gas.

Non a caso, il governo russo aveva approvato una lista nera di 31 società, attuali o precedenti filiali di Gazprom, soggette a misure economiche speciali, tra cui Gazprom Germania GmbH e Gazprom Marketing & Trading Ltd., nonché l’operatore della parte polacca del gasdotto Jamal-Europa. “Ci sono anche sanzioni di blocco contro queste società, quindi non ci saranno relazioni con queste società, sono semplicemente vietate”, aveva sottolineato Peskov. “Molto probabilmente altre società saranno coinvolte” al loro posto nelle forniture di gas, aveva quindi aggiunto il portavoce.



È iniziata la guerra del gas

La guerra del gas ha dunque ufficialmente preso il via. La decisione di Gazprom, tra l’altro, arriva all’indomani di una poco rassicurante comunicazione fornita da Naftogaz, la compagnia ucraina che gestisce i gasdotti d’interconnessione tra la Russia e l’Europa.

“L’Ucraina non è più responsabile del trasporto del gas russo attraverso i territori ucraini sotto occupazione militare russa: si tratta di un terzo del volume totale del transito di gas verso l’Europa”, si legge nella nota.

Naftogaz ha inviato una lettera a Gazprom nella quale ha informato delle circostanze di “forza maggiore che rendono impossibile continuare il trasporto di gas attraverso il valico di Sokhranivka e la stazione di compressione Novopskov, che si trovano nel territorio occupato dai militari russi”. Nel frattempo il Ministro tedesco dell’Energia, Robert Habeck, ha accusato la Russia di usare l’energia “come arma“.

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