La notizia arriva dalla Sassonia-Anhalt, nel cuore della Germania, ed è di quelle che possono ridefinire il futuro industriale ed energetico del continente. La società britannica Neptune Energy ha annunciato che, nelle salamoie sotterranee della regione di Altmark, è stato individuato uno dei più grandi giacimenti di litio al mondo: ben 43 milioni di tonnellate di carbonato di litio equivalente (LCE).
Si tratta di una cifra che colloca la Germania tra i primissimi Paesi per riserve di questo minerale cruciale, alle spalle solo del cosiddetto “Triangolo del Litio” in Sud America. Secondo le valutazioni indipendenti dell’agenzia Sproule ERCE, incaricata di certificare la base di risorse, quella di Altmark rappresenta non solo una scoperta di enorme valore commerciale, ma soprattutto un’occasione per l’Europa di affrancarsi dalla dipendenza dalle importazioni asiatiche.
Il litio è il cuore pulsante delle batterie al litio-ion, indispensabili non solo per i veicoli elettrici ma anche per lo stoccaggio di energia rinnovabile, i dispositivi elettronici e le tecnologie di difesa. Fino a oggi, la catena di approvvigionamento globale è stata dominata da Cina e Sud America, costringendo l’industria europea a muoversi tra vulnerabilità geopolitiche e pressioni di mercato. La scoperta tedesca potrebbe dunque segnare l’inizio di un nuovo capitolo: quello in cui le auto elettriche europee diventano davvero europee, senza intermediari né dipendenze esterne. Non è un caso che il CEO di Neptune Energy, Andreas Scheck, abbia parlato di “contributo significativo al mercato dell’approvvigionamento tedesco ed europeo per il litio, una materia prima critica”.
Dalla tradizione del gas al litio del futuro
L’area di Altmark non è un territorio qualsiasi: per oltre cinquant’anni, dal 1969 a oggi, la regione è stata un pilastro dell’industria tedesca del gas naturale. Situata nel bacino del Permiano che si estende fino a Russia, Ucraina e Polonia, Altmark ha ospitato uno dei più grandi giacimenti di gas d’Europa, alimentando per decenni l’economia e la sicurezza energetica della Germania. Oggi quello stesso sottosuolo si rivela un tesoro nascosto per la transizione energetica: le salamoie Rotliegend, fortemente mineralizzate, contengono concentrazioni elevate di litio che – se sfruttate – possono trasformare radicalmente il ruolo della regione.
La strategia di Neptune Energy non punta su metodi tradizionali ad alto impatto ambientale, come l’estrazione a cielo aperto o i vasti stagni di evaporazione utilizzati in Sud America. Al contrario, l’azienda ha scelto di sviluppare la tecnologia DLE (Direct Lithium Extraction), un processo che consente di estrarre litio dalla salamoia attraverso tecniche di scambio ionico e adsorbimento. In questo modo si riduce drasticamente il consumo di suolo e acqua, garantendo un approccio molto più sostenibile.
Licenze, progetti pilota e prossime fasi
Il percorso verso l’avvio della produzione è già tracciato: Neptune Energy detiene la licenza di produzione “Jeetze-L” e tre licenze di esplorazione – “Milde A-L”, “Milde C-L” e, dal 2025, “Milde B-L” – che coprono una parte considerevole della regione Altmark. Parallelamente, l’azienda ha avviato una serie di progetti pilota per testare la fattibilità delle tecnologie di estrazione diretta. Il secondo progetto, sviluppato con il partner tecnologico Lilac, è stato completato con successo nell’agosto 2025: dalle salamoie di Altmark è stato prodotto litio di qualità per batterie. Da metà settembre è partito un terzo pilota, questa volta basato su processi di adsorbimento, che consentirà di valutare ulteriori soluzioni tecnologiche.
La roadmap prevede che, una volta ottenute le autorizzazioni minerarie necessarie, si passi alla realizzazione di un impianto dimostrativo integrato, dove estrazione, lavorazione e produzione di litio possano avvenire nello stesso sito. Questo passaggio è fondamentale perché permetterà di verificare la continuità e l’efficienza del processo su scala maggiore, aprendo la strada a una successiva produzione commerciale.
Il progetto ha quindi il vantaggio di inserirsi in un contesto industriale collaudato, che dispone di impianti, logistica e competenze tecniche maturate in oltre cinquant’anni di attività estrattiva. Questo riduce tempi e costi di sviluppo rispetto a progetti in aree totalmente nuove. In prospettiva, se la fase dimostrativa confermerà i risultati dei test pilota, Altmark potrà diventare uno dei primi distretti europei a sperimentare un ciclo completo di estrazione e lavorazione del litio in loco, ponendo le basi per un polo strategico della transizione energetica tedesca ed europea.
Le sfide di una nuova catena del valore
Le dimensioni del giacimento di Altmark – 43 milioni di tonnellate di LCE – vanno lette in un contesto globale in rapido cambiamento. Oggi il cosiddetto Triangolo del Litio (Argentina, Bolivia e Cile) controlla circa il 53% delle risorse mondiali, mentre la Cina domina le fasi di raffinazione e produzione. L’ingresso della Germania tra i grandi attori del settore non significa però che il continente sia al riparo da sfide cruciali: sarà necessario integrare estrazione, raffinazione e produzione di batterie in una catena del valore europea, capace di competere con i giganti asiatici.
Non a caso diversi Paesi del continente stanno accelerando: la Francia ha già avviato la sua “Battery Valley”, puntando su una filiera nazionale, mentre altri Stati guardano con interesse a nuove partnership tecnologiche e industriali. Il litio tedesco, se estratto in modo sostenibile e valorizzato all’interno dell’UE, può diventare la base per una sovranità energetica europea finalmente concreta.
Ma il cammino non sarà breve: serviranno investimenti massicci, infrastrutture adeguate e soprattutto la capacità di bilanciare esigenze industriali e tutela ambientale. In questo equilibrio delicato si giocherà il futuro non solo di Altmark, ma dell’intero progetto di transizione ecologica europea.