Guerra aperta per la diversificazione energetica in Europa: il rischio di uno shock delle forniture dalla Russia, inaugurato dal decoupling totale delle repubbliche del Baltico, ha aperto la partita del gas in Europa. Oltre alla corsa al Gnl proveniente da Paesi come Usa e Qatar e allo studio di nuove infrastrutture energetiche, infatti, è sul gas presente nel territorio e nei mari d’Europa che la partita si concentra. E questo, come noto, impatta da vicino il sistema-Paese Italia.

La battaglia del gas

Roma ha di recente, col decreto Energia, che prevede un aumento di 2 miliardi di metri cubi l’anno, dettato la linea per aumentare l’output nazionale. Parliamo di gas da estrarre in prevalenza nel giacimento Argo Cassiopea, nel canale di Sicilia, ma per l’analista geopolitico Gianni Bessi “siamo molto al di sotto della potenzialità dei nostri giacimenti e non solo se ci limitiamo a considerare quelli dell’Adriatico, soprattutto nella zona a nord di Goro (oltre 40 miliardi di metri cubi stimati)”, ha scritto su Il Messaggero il consigliere regionale dell’Emilia-Romagna del Partito Democratico.

“La scelta italiana per sostituire il gas russo oggi punta alla diversificazione degli acquisti, chiedendo quantitativi più elevati ad Algeria, Libia, Egitto, Congo, Mozambico, Qatar e Azerbaijan”, sottolinea Bessi, che fa dunque notare come il governo Draghi abbia per ora tralasciato la volontà di accelerare con decisione sulla riconqusita del gas dell’Adriatico. Su cui invece si stanno tuffando con forza i Paesi della sponda Est di un mare su cui l’Italia potrebbe e dovrebbe avere un’influenza cruciale e su cui si trova invece ad essere marginale.

La grande strategia della Croazia

Prendiamo l’esempio della Croazia, nazione che ha scelto con decisione di rilanciare la partita delle trivellazioni in Adriatico per potenziare la sua autonomia energetica. Zagabria l’anno scorso ha estratto, secondo i dati dell’Agenzia nazionale per gli idrocarburi, 780 milioni di metri cubi di gas naturale dall’offshore energetico adriatico; quest’anno, invece, mira a estrarre ulteriori 285 milioni di metri cubi ulteriori, superando il tetto del miliardo di metri cubi di estrazione e passando da coprire il 30% a soddisfare il 40% della domanda nazionale con fonti proprie.

“Dall’Adriatico settentrionale, dove si trovano i pozzi più ricchi di gas, potrebbero arrivare nuove quantità di questo bene energetico che soddisferebbero i fabbisogni croati”, nota in un’analisi La Voce del Popolo, testata in lingua italiana delle regioni croate dell’Istria e del Quarnaro. E la questione più importante è che dal fronte adriatico guadagnerà in termini di contratti e appalti anche l’italiana Edison, “castrata” assieme ad altri attori sul fronte dell’offshore nazionale. A partire dal 2019, anno dello stop alle trivelle italiane imposto dal governo Conte I, l’Italia ha assistito all’accelerazione della Croazia per garantirsi l’esclusiva su pozzi e giacimenti adriatici posizionati di fronte alle coste dell’Emilia-Romagna. Anche Albania, Montenegro e Bosnia vogliono partecipare alla gara e hanno avviato progetti di ricerca, gare per le concessioni, esplorazioni che ora completeranno la caccia al gas adriatico, conclusa sul fronte sud dalla Grecia che ha anticipato l’Italia nello sfruttamento del giacimento Fortuna Prospect sul confine marittimo tra la Puglia e Corfù.

Riprendere la corsa al gas naturale italiano dell’Adriatico è, per Bessi, vitale. E il Pitesai, il documento sulla gestione dell’energia nazionale recentemente firmato dal governo Draghi, può fermare estrazioni come quella nel “Campo Giulia oltre 15 chilometri al largo da Rivazzurra (Rimini) per il quale esiste già la struttura monotubolare e la perforazione del pozzo è completata”, da mezzo miliardo di metri cubi di gas; altri progetti rilanciabili sono “Benedetta, sempre al largo oltre i 10 chilometri dalla riviera con oltre 1 miliardo di metri cubi stimati di gas, senza poi contare le strutture Ada, a 20 km ad Est di Chioggia di cui si stimano oltre 2 miliardi di metri cubi”. Numeri importanti ma che vanno messi a sistema con l’effettiva volontà di Roma di proseguire su una strategia di diversificazione che, assieme ai nuovi gasdotti e al Gnl, può rendere il Paese un hub del gas nel Mediterraneo.

In campo anche la Slovenia

Anche un attore dal profilo marittimo limitato come la Slovenia sta guardando all’Adriatico. L’Adriatico settentrionale “ha un ruolo importante da svolgere” nella diversificazione energetica. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri sloveno, Anze Logar, in occasione dell’incontro con gli omologhi di Italia e Croazia, Luigi Di Maio e Gordan Grlic Radman, nella città croata di Zapresic avvenuto nella giornata del 4 aprile. Secondo quanto riferisce una nota del ministero di Lubiana citata da Agenzia Nova nel corso dell’incontro è stata esaminata la cooperazione dei tre Paesi nei settori della connettività, dell’economia blu e della protezione ambientale. Ma la Slovenia, come la Croazia, ha ben in mente la diversificazione energetica tra i suoi obiettivi.

“L’Adriatico settentrionale ha un ruolo importante da svolgere nella diversificazione del petrolio e del gas naturale”, ha dichiarato Logar. Di Maio, in occasione del Trilaterale dell’Alto Adriatico, ha a sua volta parlato di gas. Ma di gas russo, non dell’Adriatico, parlando della possibilità di sanzionare l’oro blu proveniente dalla Russia.  Nessuna novità sulle trivelle offshore che il governo in cui era Ministro dello Sviluppo Economico, nel 2019, ha contribuito a fermare e che ora andrebbero fatte ripartire per difendere l’autonomia energetica nazionale. Mentre il tempo stringe e la possibilità di costruire l’autonomia energetica nazionale si ridimensiona, i Paesi dell’estero vicino dell’Italia agiscono. E questo è indicativo sulle necessità del nostro sistema Paese in ambito di consolidamento dell’interesse nazionale.

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