La corsa dei data center in Italia: Lombardia regina, utility in campo

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L’Italia accelera sullo sviluppo dei data center con una crescita delle richieste di connessione che dovrà essere programmato sul piano industriale ed energetico, mettendo in campo una profonda innovazione e bilanciando la presenza di grandi compagnie e investitori con la necessità di non far gravitare i costi in bolletta nelle aree oggetto dello sviluppo con una pianificazione a trecentosessanta gradi.

Lombardia, terra di data center

“Gli ultimi dati Terna mostrano come le richieste di connessione siano cresciute in modo inesorabile, sia in termini di domande presentate che di potenza in prelievo”, nota Rinnovabili.it, aggiungendo che “fino a maggio 2025, il totale cumulato delle richieste segnava 44 GW di potenza, mentre il 31 ottobre la cifra è lievitata a 63,7 GW“, per l’80% concentrate nel Nord-Ovest e per oltre la metà in Lombardia.

Non è un caso: a Milano e nelle zone circostanti hanno sede i principali hub produttivi, economici e finanziari del Paese, oltre a centri dati tutt’altro che secondari come i data center green di Eni e quello di Aruba nella bergamasca. La regione più popolosa d’Italia ha inoltre grandi disponibilità di acqua, fondamentale per i meccanismi di raffreddamento, e una rete elettrica già di per sé resiliente. Inoltre, in Lombardia hanno i loro quartier generali italiani le grandi multinazionali tecnologiche come Microsoft, che tra Settala e Peschiera Borromeo progetta nuovi centri di questo tipo e investirà 4,3 miliardi di euro nel Belpaese.

Il boom delle utility

Lightbox, la testata interna di Terna, segnala come per il sistema-Paese l’obiettivo sia far coesistere la necessità di gestire l’aumento di richiesta per i data center, abbattere la dipendenza energetica dall’estero e potenziare l’autosufficienza degli impianti in costruzione per renderli meno impattanti per il sistema-Paese.

Appare chiaro che il ruolo delle utility sarà fondamentale e in tal senso è strutturale il progetto presentato da A2A, non a caso primaria per importanza in Lombardia, con l’ad Renato Mazzoncini che ha annunciato una puntata da 1,6 miliardi di euro.

Per A2A, nota Finanza Online, “l’aggiornamento si fonda su un posizionamento strategico unico nei territori chiave della trasformazione digitale”, con la Lombardia regina che si somma a Puglia e Sicilia e un potenziale da mettere a terra che potrebbe toccare 4,6 GW con cui “sarà ricavata anche energia termica per il settore del teleriscaldamento, anch’esso cruciale per il gruppo”, che ad esempio a Brescia opera un importante impianto finalizzato al ciclo integrato dei rifiuti che scalda, nei mesi invernali, l’intera città.

Energia uguale Ia

“Non si tratta di una semplice diversificazione, ma della ridefinizione di un intero settore: l’energia non è più solo un prodotto, ma l’infrastruttura critica che alimenta l’economia dell’intelligenza artificiale”, ha commentato in un report agli investitori Gabriel Debach, market analyst di eToro, aggiungendo che “il costo dell’energia rappresenta il 65% dei costi operativi totali di un data center. Per un’azienda che produce energia, questo si traduce in un vantaggio competitivo quasi insormontabile”. Dalla Cina agli Usa, la partita energetica si sta dimostrando critica per l’investimento in data center e un fattore di competitività strategica. Le aziende italiane sono strutturate per ampi investimenti in conto capitale.

La grande sfida sarà evitare boom di costi in bolletta per i cittadini e le imprese manifatturiere che dovranno, in futuro, beneficiare dei dividendi dell’intelligenza artificiale e non subire estrattivismo energetico e ricadute problematiche. La governance pubblica dell’esuberanza delle grandi aziende sarà chiamata in campo come fattore critico di competitività negli anni a venire.