Israele e le sue riserve di gas, un gigante dai piedi d’argilla

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Negli ultimi anni, il panorama energetico di Israele è stato profondamente trasformato, culminando in un aggiornamento delle stime delle sue riserve di gas naturale. Con un aumento del 40% rispetto ai dati precedenti, il Paese si afferma come attore chiave nel Mediterraneo orientale. Questo risultato è frutto di oltre un decennio di esplorazione e sviluppo intensivo, trainato principalmente dai giacimenti offshore Tamar e Leviathan.

Israele, il boom delle esportazioni di gas verso l’Egitto

Nel 2024, Israele ha raggiunto un record storico nell’esportazione di gas naturale verso l’Egitto, arrivando a 981 milioni di piedi cubi al giorno (cfd), con un incremento del 18,2% rispetto all’anno precedente. Questo aumento è stato determinato dal calo della produzione interna egiziana, che ha lasciato il Paese nordafricano con un significativo deficit energetico.

La rivista specializzata Middle East Oil & Gas (MEES) ha sottolineato come questo flusso di gas israeliano abbia contribuito a tamponare l’emergenza energetica egiziana, evidenziando il ruolo crescente di Israele come fornitore regionale. Tuttavia, dietro questo successo si celano sfide strutturali che minacciano di frenare ulteriori espansioni.

I limiti di Israele

Nonostante il potenziale di esportazione, Israele si trova a dover fare i conti con limiti infrastrutturali significativi. Gli impianti attualmente in uso per il trasporto e la distribuzione del gas non sono stati progettati per sostenere volumi di esportazione così elevati. Per far fronte alla crescente domanda, saranno necessari investimenti massicci per ampliare le infrastrutture esistenti e costruirne di nuove. Ma c’è di più: le sfide infrastrutturali si intrecciano con la necessità di cooperazione internazionale. Per Israele, l’espansione delle esportazioni di gas verso l’Egitto e, in prospettiva, verso l’Europa, richiederà accordi politici e commerciali che garantiscano la stabilità energetica della regione, oltre alla sicurezza degli approvvigionamenti.

Il bacino del Levante: una nuova frontiera energetica

Il Mediterraneo orientale, e in particolare il bacino del Levante, si è rivelato negli ultimi vent’anni una delle aree più ricche di gas naturale. Con circa 85 trilioni di piedi cubi di gas scoperti, la regione è diventata un polo di attrazione per i giganti dell’energia come Chevron, NewMed Energy e Ratio Oil. Fra i protagonisti, spiccano i giacimenti Leviathan e Tamar, che hanno trasformato Israele in una potenza energetica regionale. Leviathan, scoperto nel 2010, rappresenta uno dei più grandi giacimenti di gas in acque profonde al mondo, con riserve recuperabili stimate in 22,9 trilioni di piedi cubi. Tamar, operativo dal 2013, ha invece dato il via alla rivoluzione energetica israeliana, aprendo le porte alle esportazioni su larga scala.

Uno sguardo verso l’Europa

L’espansione delle riserve e delle esportazioni israeliane si inserisce in un contesto geopolitico favorevole. L’Europa, alla ricerca di alternative al gas russo, guarda con interesse al potenziale energetico del Mediterraneo orientale. Tuttavia, l’attuale capacità di esportazione di Israele è limitata dalla sua infrastruttura, che non consente il trasporto diretto verso i mercati europei. Il futuro passa quindi attraverso investimenti mirati e la creazione di nuovi corridoi energetici, magari sfruttando le sinergie con i vicini Egitto e Cipro. Progetti come il gasdotto EastMed, nonostante le difficoltà politiche e finanziarie, potrebbero rappresentare una svolta strategica per collegare il gas del Levante ai mercati europei.

Un futuro di opportunità e sfide

Le prospettive per Israele nel settore energetico sono indubbiamente promettenti. Tuttavia, il Paese dovrà affrontare con determinazione le sfide infrastrutturali e geopolitiche che si profilano all’orizzonte. L’Egitto, con il suo crescente fabbisogno energetico, e l’Europa, in cerca di sicurezza e diversificazione delle forniture, rappresentano due mercati strategici per il gas israeliano. Ma il successo di questa strategia dipenderà dalla capacità di Israele di rafforzare la cooperazione regionale e di attrarre investimenti internazionali. Il Mediterraneo orientale, a lungo teatro di conflitti e tensioni, si candida così a diventare un crocevia energetico globale, con Israele al centro di questa trasformazione. Riuscirà il paese a cogliere appieno questa opportunità? La risposta, come sempre, dipenderà dall’equilibrio tra ambizione e pragmatismo.