India, record di petrolio russo: la crisi in Medio Oriente riaccende la dipendenza da Mosca

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La dipendenza dell’India dal petrolio russo ha raggiunto livelli record, in un momento in cui la guerra in Medio Oriente sta rendendo più difficile per Nuova Delhi accedere alle forniture provenienti da altre aree del mondo. Secondo i dati di Kpler citati dal Financial Times, nei mesi di giugno e luglio gli acquisti di greggio russo hanno superato i 2,6 milioni di barili al giorno, più del doppio rispetto al minimo di circa un milione di barili registrato a febbraio. Il petrolio russo è arrivato così a rappresentare più della metà delle importazioni di greggio del Paese.

I dati commerciali riportati da Reuters mostrano per luglio una media leggermente inferiore – pari a 2,47 milioni di barili al giorno – comunque sufficiente a portare la quota russa al 50,83% delle importazioni di greggio indiane. Il dato di luglio è aumentato del 62,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, pur risultando inferiore del 4,8% rispetto al record di 2,6 milioni di barili al giorno raggiunto a giugno. Nel complesso, le importazioni indiane di greggio hanno raggiunto circa 5 milioni di barili al giorno, il livello più elevato da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare l’Iran alla fine di febbraio.

La crescita degli acquisti russi arriva dopo una fase in cui le raffinerie indiane avevano iniziato a ridurre le importazioni di petrolio russo, anche per evitare l’aumento dei dazi statunitensi mentre Nuova Delhi negoziava un accordo commerciale con Washington, ma l’instabilità delle forniture mediorientali ha modificato nuovamente le priorità.

Lo Stretto di Hormuz cambia le rotte dell’energia

La crisi ha reso più complesso l’approvvigionamento attraverso il Medio Oriente, spingendo le raffinerie indiane a cercare maggiori quantità di greggio russo. La possibilità di un accordo di pace tra Washington e Teheran resta lontana e le difficoltà legate ai flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz hanno aumentato la pressione sugli importatori.

La composizione delle importazioni indiane mostra così un cambiamento ben visibile: nei primi quattro mesi dell’anno finanziario iniziato ad aprile, la Russia ha rappresentato il 43,25% delle importazioni di greggio dell’India – con una media superiore ai 2 milioni di barili al giorno – rispetto a circa il 37% dell’anno precedente. Nello stesso periodo, la quota dei fornitori mediorientali è scesa a circa il 30%, dal 43% dell’anno precedente. È invece aumentata la presenza del petrolio proveniente dall’America Latina – passato dal 3,5% al 12,7% – soprattutto grazie alle maggiori importazioni da Brasile e Venezuela.

La Russia è rimasta il principale fornitore del mercato indiano tra aprile e luglio, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno superato l’Iraq al secondo posto, grazie anche ai grandi volumi messi a disposizione attraverso gare spot dopo l’uscita dall’OPEC ad aprile, che hanno consentito alle raffinerie di incrementare gli acquisti. La fotografia delle forniture evidenzia quindi come la crisi non abbia semplicemente aumentato la quantità di petrolio acquistata dall’India, ma abbia modificato anche l’equilibrio geografico delle sue importazioni.

Una dipendenza esterna che limita le alternative

Il problema per Nuova Delhi è particolarmente rilevante perché il sistema energetico indiano dipende fortemente dalle importazioni: il Paese acquista dall’estero oltre il 90% del petrolio greggio e del gas necessario a soddisfare il proprio fabbisogno. Nel suo discorso per la Festa dell’Indipendenza, il primo ministro Narendra Modi ha definito la sicurezza energetica una “necessità del momento”, sottolineando l’importanza di impegnarsi maggiormente sulle fonti alternative.

Secondo Niti Aayog – il think tank governativo indiano – i combustibili fossili continuano tuttavia a occupare una posizione centrale nel mix energetico nazionale: il carbone rappresenta quasi il 60% dell’approvvigionamento, il petrolio il 28%, mentre il combustibile nucleare si ferma all’1,6%. Il governo ha avviato iniziative per diversificare il sistema, tra cui l’apertura del settore nucleare agli operatori privati e misure rivolte ad aumentare la produzione nazionale di gas da cucina, ma il passaggio verso una maggiore autonomia richiederà ancora tempo.

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Riserve e carbone per ridurre la vulnerabilità

La protezione del sistema energetico indiano va oltre il greggio e coinvolge GPL e GNL, privi di adeguate riserve strategiche. Si tratta di un nodo critico per oltre 330 milioni di famiglie che dipendono in larga misura dal GPL domestico: nonostante l’aumento della produzione nazionale da 36.000 a oltre 50.000 tonnellate al giorno, i volumi interni coprono solo il 40% del fabbisogno e restano legati all’importazione di greggio.

Sul fronte petrolifero, le scorte di Stato – in crescita verso i 5,33 milioni di tonnellate – e lo stoccaggio commerciale garantiscono 74 giorni di autonomia, con l’ipotesi di conservarne una quota negli Emirati Arabi Uniti. L’instabilità geopolitica ha infine spinto il Paese sul carbone, la cui estrazione annua è impennata del 70%, toccando quota 1,04 miliardi di tonnellate.

Per Nuova Delhi, la priorità non è dunque l’abbandono del greggio, ma la rapida diversificazione di rotte e fornitori. Come sottolinea Sumit Ritolia – analista di Kpler – la sfida immediata consiste nel mettere al sicuro i canali d’approvvigionamento; spinto da una costante crescita economica e della domanda, il petrolio è infatti destinato a rimanere un pilastro del mix energetico indiano ancora a lungo.

Fonti:

Financial Times, India’s reliance on Russian oil hits all-time high, 2026. Disponibile su: https://www.ft.com/content/be3c0c6c-0a65-4add-b675-7a5876f625be?syn-25a6b1a6=1

Reuters, Russian share of India’s oil imports surges to record high in July, 2026. Disponibile su: https://www.reuters.com/business/energy/russian-share-indias-oil-imports-surges-record-high-july-2026-08-14/

Mezha, India raises Russian oil imports to record level, 2026. Disponibile su: https://mezha.net/eng/bukvy/5e18f3b0_india_raises_russian/