Il Sudafrica riaccende il nucleare: caccia agli scienziati, nuovi laboratori e tante ambizioni strategiche

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Il Sudafrica ha deciso di rimettere mano a un capitolo rimasto troppo a lungo sospeso: il governo di Pretoria ha infatti annunciato il rilancio completo del proprio programma nucleare, segnando un cambio di passo che potrebbe influenzare non solo il Paese ma l’intero continente. A spiegare la nuova direzione è stato il ministro dell’Energia, Kgosientsho Ramokgopa, durante un incontro con la stampa nella capitale. Il messaggio è stato diretto: il Sudafrica non intende restare indietro nella corsa globale alla tecnologia atomica, soprattutto nel segmento emergente dei reattori di nuova generazione.

Negli ultimi anni il Paese ha dovuto affrontare una profonda crisi energetica, con blackout ricorrenti e una rete elettrica incapace di sostenere la crescita economica. L’affidabilità delle centrali a carbone è crollata, mentre le fonti rinnovabili non sono ancora in grado di garantire la continuità necessaria a un sistema industriale complesso. È in questo scenario che Pretoria ha scelto di guardare nuovamente al nucleare come opzione strategica per garantire stabilità, autonomia e un punto di partenza per lo sviluppo di tecnologie altamente specializzate.

Ramokgopa ha parlato esplicitamente di un “programma nazionale da ricostruire”, sottolineando come la dispersione degli ingegneri e la chiusura dei laboratori abbiano lasciato il Paese indietro di almeno una generazione rispetto alle principali potenze nucleari. Il nuovo indirizzo del governo, però, punta a invertire la tendenza attraverso investimenti ad hoc e partnership con università e istituti di ricerca.

Laboratori riattivati e formazione di nuovi scienziati

Uno degli elementi più rilevanti della nuova strategia è la riapertura delle infrastrutture di ricerca rimaste inattive per oltre un decennio: il ministero ha confermato la riattivazione dei laboratori dedicati allo sviluppo del combustibile nucleare, dei siti di test all’elio e del centro per la quantificazione dei materiali destinati ai reattori ad alta temperatura. Tutto sarà coordinato dalla South African Nuclear Energy Corporation (NECSA), che torna a essere il perno del sistema scientifico nazionale.

Il governo ha già avviato collaborazioni con le principali università per sviluppare percorsi di specializzazione dedicati alla fisica dei reattori, all’ingegneria dei materiali e alle tecnologie del ciclo del combustibile.

Ramokgopa ha parlato apertamente della volontà di diventare “un attore imprescindibile” nella fornitura di combustibile per i reattori di nuova generazione, una dichiarazione che riflette l’ambizione di rientrare nei circuiti globali più strategici del settore. A sostegno di questa visione, il governo ha previsto nuovi finanziamenti e l’avvio di un programma nazionale di reclutamento volto a riportare nel Paese gli specialisti che avevano lasciato il Sudafrica negli anni di stallo.

PBMR e piccoli reattori modulari

Una parte importante del rilancio passa dal riavvio del programma del Pebble Bed Modular Reactor (PBMR), una delle iniziative tecnologiche più promettenti del continente, poi bloccata per mancanza di fondi e difficoltà operative. Il Sudafrica – ha ricordato Ramokgopa – ha perso sedici anni nello sviluppo di questa tecnologia, un intervallo che ha lasciato spazio alla concorrenza internazionale e ha disperso molte delle competenze accumulate. Colmare questo divario richiede uno sforzo coordinato, che comprende accordi con i partner tecnologici ancora attivi e la ripresa dei progetti di ricerca interrotti.

Il PBMR riveste un ruolo strategico in quanto si inserisce nel mercato emergente dei piccoli reattori modulari (SMR), considerati da molti come una delle principali tecnologie energetiche del prossimo trentennio. Gli SMR promettono maggiore sicurezza, costi operativi più contenuti e un livello di flessibilità ideale per i Paesi che necessitano di integrare energia stabile senza investire in impianti di grandi dimensioni. Il Sudafrica, che già in passato era stato tra i pionieri del settore, punta ora a rientrare in questo mercato con un’offerta competitiva.

Il governo ha inoltre confermato che NECSA sta proseguendo nello sviluppo di un nuovo reattore di ricerca polivalente, un progetto che deriva da una decisione del 2021 e che avrà ricadute rilevanti anche in ambito medico, in particolare nella produzione di radioisotopi per l’oncologia. La spinta economica arriva da un finanziamento di 1,2 miliardi di rand, pari a circa 70 milioni di dollari, destinato a potenziare le infrastrutture della corporation statale e a sostenere un piano che prevede la costruzione di 5,2 gigawatt di nuova capacità nucleare domestica.

Il Sudafrica come polo nucleare del continente

A completare il quadro c’è la situazione della centrale di Koeberg, l’unico impianto nucleare operativo del continente africano. Negli ultimi mesi l’impianto ha registrato importanti progressi: Eskom ha sostituito tutti i generatori di vapore delle unità 1 e 3, mentre il National Nuclear Regulator ha concesso un’estensione di vent’anni alla vita operativa dell’unità 2, garantendo elettricità fino al 2045. Con i suoi 1.860 megawatt complessivi, Koeberg rimane un pilastro del sistema energetico nazionale e un punto di riferimento per l’intera regione.

Il suo futuro si intreccia direttamente con le ambizioni di Pretoria: la capacità di garantire energia di base stabile è fondamentale per sostenere l’espansione delle rinnovabili, che richiedono una fonte di bilanciamento affidabile per evitare ulteriori destabilizzazioni della rete. Il nucleare – secondo il governo – rappresenta l’unica opzione in grado di fornire continuità, ridurre la dipendenza dal carbone e aprire margini di industrializzazione avanzata.

In un continente in cui la domanda energetica cresce rapidamente, essere l’unico Paese con infrastrutture atomiche attive e in espansione offre un vantaggio competitivo significativo. Il Sudafrica punta dunque a posizionarsi come centro di competenza regionale, capace di attrarre partnership internazionali, fornire know-how e inserirsi nelle catene globali del combustibile nucleare.