Il Qatar si trova in una situazione delicatissima. Da quando è scoppiata la guerra in Medio Oriente, e ancor più in seguito alla conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz, Doha ha visto gradualmente soffocare la sua principale fonte di guadagno: l’esportazione di gas naturale liquefatto (Gnl).
I dati sono molto preoccupanti. Da marzo ad agosto 2026 il governo qatariota è riuscito a esportare appena 18 carichi di Gnl, in drastico calo rispetto agli oltre 500 della stessa finestra presa in esame nel 2025. Considerando che prima del conflitto il Qatar copriva un quinto dell’offerta di gas naturale liquefatto a livello mondiale, e che adesso il flusso del Paese si è ridotto del 96%, si capisce da dove nasca la sofferenza di Doha.
Stando ai calcoli di Reuters, dall’esplosione delle ostilità Usa-Iran il governo qatariota avrebbe perso qualcosa come 24 miliardi di dollari nelle vendite di Gnl. Calcolatrice alla mano si tratta di cinque mesi di entrate che la società statale QatarEnergy avrebbe potuto portare nella cassaforte nazionale.

Il ruolo della Cina
Il contesto in cui si trova il Qatar è fondamentale per capire l’importanza del salvagente del Dragone. Già, perché proprio QatarEnergy, costretta ad annullare numerose consegne di Gnl programmate, ha ottenuto un prestito di 3 miliardi di dollari da un gruppo di banche cinesi.
Bloomberg ha spiegato che l’operazione è stata conclusa a un prezzo di 50 punti base superiore al Secured Overnight Financing Rate e che i proventi saranno utilizzati per il capitale circolante generale della società. Tra i prestatori ci sarebbero Bank of China, Industrial and Commercial Bank of China, Agricultural Bank of China e China Construction Bank.
La mossa di Pechino conferma la rilevanza giocata dagli istituto di credito oltre Muraglia nell’intera regione dilaniata da un logorante conflitto. Nel 2025, giusto per citare un precedente, i prestiti delle banche cinesi al Golfo sono quintuplicati toccando la cifra record di 11,5 miliardi di dollari (esclusi i prestiti bilaterali).
Le più calde e recenti operazioni in fase di negoziazione coinvolgono la banca kuwaitiana Boubyan Bank, che ha ottenuto ad agosto un prestito di 300 milioni da HSBC, Bank of China, ICBC e Bank Islam Brunei Darussalam, mentre la Qatar National Bank sta cercando di incassarne uno da 2 miliardi con ICBC ancora in lizza.

Diplomazia energetica
Perché la Cina è interessata a sostenere il Qatar? La prima ragione è di natura economica. Pechino ha infatti stipulato contratti pluridecennali per acquistare Gnl da Doha.
Nel 2022, per esempio, Sinopec ha firmato un accordo per 4 milioni di tonnellate annue per 27 anni. Un anno più tardi, nel 2023, è arrivata la fumata bianca per un accordo analogo sottoscritto dall’altro colosso d’oltre Muraglia Cnpc.
La seconda motivazione è strategica. Un simile legame tra Cina e Qatar consente al gigante asiatico di incrementare la propria influenza geopolitica in una regione chiave per il duello a distanza con gli Usa.
Terzo e ultimo punto: le banche cinesi non hanno concesso un aiuto a fondo perduto ma un prestito che QatarEnergy dovrà presumibilmente restituire pagando gli interessi concordati.
Lo scorso settembre, a conferma dell’eccellente rapporto sino-qatariota, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha incontrato a Doha il suo omologo locale e primo minietro, Sheikh Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Quest’ultimo ha spiegato che il Qatar “supererà le difficoltà, darà priorità all’approvvigionamento energetico della Cina e lavorerà fianco a fianco con Pechino per creare un prossimo decennio d’oro ancora più brillante per le relazioni bilaterali”.

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