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2,5 miliardi di sterline di investimento e un campione nazionale, Rolls-Royce, per costruire i reattori di ultima generazione: il Regno Unito ha lanciato con grande ambizione la corsa agli Small Modular Reactors (Smr) e individuato la storica centrale elettronucleare di Wylfa, sull’isola gallese di Anglesey e chiusa dal 2015, come luogo dove testare questa innovativa tecnologia.

La corsa di Londra agli Smr

Gli Smr, lo ricordiamo, sono pensati da molti progettisti di impianti nucleari come una versione più scalabile e gestibile degli impianti nucleari, dato che sono ritenuti in grado di abbattere i costi di realizzazione, rendere possibile la realizzazione modulare e accelerare la maturità delle tecnologie.

Il sito di Wylfa, dopo un fallito tentativo di Hitachi di rilanciare la generazione nucleare, è dal 2019 di proprietà della holding statale Great British Energy – Nuclear (Gbe-N). L’obiettivo di Londra è sfruttare gli Smr per usi di generazione energetica che aiutino a superare i gap emersi nella gestione di progetti più vasti, come quello di una centrale in realizzazione sulla costa occidentale dell’Inghilterra, a Hinkley Point, i cui costi sono quasi raddoppiati da 18 a una stima di 31-35 miliardi di sterline entro il 2031 rispetto alle iniziali previsioni del 2015.

Il Regno Unito mira, dunque, a cercare una nuova vita, sfruttando quella che Oceans4Future descrive come una tecnologia avveniristica:

Gli SMR utilizzano gas (tipicamente elio) per trasferire il calore dal nocciolo alla turbina, offrendo vantaggi come minori emissioni e la possibilità di integrazione con altre tecnologie. Possono essere utilizzati per altre applicazioni che includono il riscaldamento, la desalinizzazione o il vapore per esigenze industriali. Le dimensioni molto compatte ne permettono la collocazione in impianti industriali o vicino ai centri urbani. 

Tale tecnologia sta avendo già sperimentazioni operative in Cina e Russia, è sbarcata in Europa con dei progetti già concreti in Polonia e vede anche l’Italia muoversi per il suo sviluppo con l’asse Enel-Ansaldo-Leonardo.

La strategia nucleare del Regno Unito

Nell’antica isola dei druidi, Anglesey (Isola di Mona per i romani) il Regno Unito vuole dunque far rinascere le sue prospettive nucleari. E lo farà con il contributo di Rolls-Royce SMR, ” una società affiliata del produttore di motori a reazione, una delle poche grandi aziende industriali rimaste in Gran Bretagna”, nota il New York Times, aggiungendo che ” sta cercando di sfruttare la sua esperienza nella progettazione e costruzione dei reattori per i sottomarini nucleari britannici per creare un nuovo business. Ha coinvolto investitori, tra cui la Qatar Investment Authority, il fondo sovrano dell’emirato del Golfo Persico; Constellation, un’azienda di servizi pubblici americana; e CEZ, la società elettrica della Repubblica Ceca”.

La capacità di generazione nucleare del Regno Unito aveva raggiunto il picco nel 1995, con 12,2 GW di potenza installata, e la produzione da nucleare, che oggi soddisfa il 16% della domanda interna, ha toccato i massimi in rapporto al fabbisogno nel 1998, prima che tra chiusure di impianti e progetti in difficoltà iniziasse un trentennio di grande incertezza. Da 90 TWh generati mediamente negli Anni Novanta ogni anno, Londra è oggi a 35. La sperimentazione sugli Smr in Galles mira a far capire se la via può essere quella dell’installazione di tecnologie più scalabili e concrete.

Il futuro dell’energia nucleare e le pressioni Usa

Il futuro degli Smr si giocherà nel prossimo decennio, se aziende e governi sapranno produrre risultati in termini di economicità delle tecnologie. “Il governo laburista guidato da  Keir Starmer ha abbracciato l’energia nucleare nella speranza che possa generare elettricità senza emissioni di anidride carbonica, offrendo al contempo l’opportunità di una nuova e importante industria di esportazione degli Smr”, scrive il Guardian facendo però notare che la decisione di convertire ai nuovi reattori l’impianto di Wylfa ha subito contestazioni da parte degli Usa, con l’ambasciatore a Londra Warren Stephens che ha mostrato le critiche dell’amministrazione Trump per il fatto che Londra non ha preso in considerazione le costruzione di un nuovo impianto tradizionale realizzabile dall’americana Westinghouse.

Gbe-N sarà dunque chiamata a un importante banco di prova per testare la produttività e la maturità della tecnologia Smr: il nuovo nucleare, nella remota periferia britannica, dovrà affrontare un grande test industriale, energetico e di mercato. Destinato a guidare il futuro dell’evoluzione del percorso del “mini-nucleare” anche nel resto delle economie avanzate e a far capire il vero ruolo della generazione atomica in un mondo che ha sempre più fame di energia.

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