Terrorismo, deforestazione, epidemie: un solo luogo, molte sfide
ECCO DOVE VOGLIAMO ANDARE

Anche in Africa si pensa alla transizione ecologica. Il continente, con il suo miliardo e mezzo di abitanti e la sua crescita demografica, giocherà un ruolo importante in futuro per la riduzione globale delle emissioni. Gli africani tra non molto avranno una classe media composta da milioni di persone che inizieranno ad appropriarsi di numerosi beni di consumo e daranno forte impulso al mercato continentale. Per questo anche i Paesi in via di sviluppo iniziano a programmare piani “green“. Tra questi a spiccare è senza dubbio il Marocco.

L’ambizione di Rabat

Quando il nuovo governo guidato dal premier Aziz Akhennouch si è insediato nello scorso mese di ottobre, ha destato subito scalpore la formazione di uno specifico ministero dedicato alla transizione ecologica. Un segnale non indifferente e che ben esprime le ambizioni sia dell’esecutivo che del sovrano, Re Mohammed VI, molto attento allo sviluppo infrastrutturale e alla diversificazione economica del regno nordafricano. Il dicastero è stato affidato a Leila Benali, una delle sette donne che compongono il governo. É stata proprio lei a presentare nei giorni scorsi il piano del Marocco per la transizione ecologica. Due gli obiettivi nel lungo periodo: entro il 2040 il Paese vuole affidare alle energie rinnovabili il 70% del proprio fabbisogno ed entro il 2050 invece la percentuale dovrebbe aggirarsi intorno all’80%. A riportarlo è il sito “Le360“, secondo cui per raggiungere questi due obiettivi il governo di Rabat è pronto a mettere sul campo copiosi investimenti volti a intercettare le nuove tecnologie emerse nel settore.

In particolare, si vuole puntare sullo sviluppo non solo dell’energia eolica e solare, ma anche di quella legata all’idrogeno. Un punto quest’ultimo molto particolare. Le autorità di Rabat si dicono ottimiste e pronte a sfruttare l’idrogeno verde per sopperire alla diminuzione delle quantità di carbone e petrolio utilizzate per alimentare l’economia marocchina. La scommessa del piano, consegnato alle Nazioni Unite, riguarda anche il potenziamento dell’economia circolare e lo sfruttamento dei rifiuti per ricavare energia. Verranno poi investite importanti somme per l’utilizzo di mezzi elettrici nei trasporti pubblici e nelle fabbriche. Un modo per ridurre ulteriormente la dipendenza dalle materie prime fossili. Nel piano spazio anche alla possibilità di stoccare Co2 in vecchi giacimenti non utilizzati. Gli investimenti del Marocco, secondo il ministro Benali, potranno sfruttare come base il calo dei prezzi delle energie rinnovabili: “Un fattore – ha commentato l’esponente del governo di Rabat – che autorizza l’adozione di strategie di decarbonizzazione molto ambiziose incentrate sulla produzione di energia e idrogeno verde”.

Un precedente incoraggiante per l’Africa

Il rapporto presentato da Rabat alle Nazioni Uniti è ricco di dettagli. Cifre, numeri, obiettivi strategici, tutti elementi con i quali il governo marocchino vuole dimostrare di avere davanti obiettivi concreti e non invece mere utopie. Un segnale non solo per il Paese nordafricano ma per l’intero continente. Parlare di diversificazione dell’economia e avere dei piani per un’ambiziosa transizione ecologica potrebbe creare un precedente importante in Africa. Molti Paesi al momento si ritrovano al centro di due dilemmi: da un lato continuare a supportare l’attuale crescita economica, dall’altro iniziare a pensare a un piano di rinnovamento in chiave ecologica. Scelta quest’ultima non semplice e che implicherebbe problemi di natura politica e sociale. L’esempio del Marocco mostra come anche al di là del Mediterraneo è possibile pensare all’applicazione di progetti a lungo raggio per la sostenibilità economica e ambientale. Paesi come Sudafrica, Kenya, Angola, Nigeria potrebbero avviare i propri piani e avere nuove ambizioni.