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Potrebbe essere una mossa pericolosa, anzi, pericolosissima. Lo dimostra la preoccupazione filtrata nei giorni scorsi da ampi strati dell’opinione pubblica giapponese alla notizia che Tokyo Electric Power Co. Holdings, meglio nota come Tepco, avrebbe presto riavviato, almeno in parte, la più grande centrale nucleare del mondo: quella di Kashiwazaki-Kariwa.

Il motivo di tanta apprensione è semplice, e rimanda alla tragedia che 15 anni fa coinvolse un’altra centrale, anch’essa controllata dalla stessa azienda: la Fukushima Daiichi. Quest’ultimo impianto, infatti, l’11 marzo del 2011 fu coinvolto nel cosiddetto disastro di Fukushima. Un terremoto di magnitudo 9.0 colpì il Nord-Est del Giappone, innescando un violento tsunami che danneggiò la struttura e scatenò l’apocalisse a poco più di 200 chilometri dalla capitale Tokyo.

Quasi 15 anni dopo questi fatti tragici, culminati nel rilascio di radiazioni nell’ambiente, nell’interdizione di intere zone e nella chiusura della Fukushima Daiichi, Tepco ha ripreso in mano il dossier nucleare, in linea con le nuove ambizioni geopolitiche del Giappone. E dopo aver trascorso gli ultimi quindici anni alle prese con le conseguenze dell’incidente di Fukushima.

Si riparte, anzi no…

Quella di Kashiwazaki-Kariwa è stata la prima centrale nucleare gestita da Tepco a riprendere le operazioni. Solo che è subito emerso un piccolo imprevisto. Come ha spiegato il portavoce della Tokyo Electric Power Company, Takashi Kobayashi, durante le procedure di avvio del reattore numero sei è scattato un allarme per un problema tecnico. Risultato: operazioni subito sospese.

Certo, Kobayashi ha sottolineato che il reattore è “stabile e non vi è alcun impatto radioattivo all’esterno”, ma Tepco ha dovuto fermare le attività. La causa dell’allarme? Deriverebbe da un malfunzionamento alle barre di controllo, essenziali per l’avvio e lo spegnimento in sicurezza dei reattori.

La ripresa parziale della centrale, inizialmente prevista per il 20 gennaio, era già stata posticipata una volta dopo che lo scorso fine settimana era stato rilevato un altro problema tecnico legato alla rimozione delle barre.

Kashiwazaki-Kariwa è la centrale nucleare più grande del mondo per capacità potenziale. Tuttavia, il suo sesto reattore, come detto, è in stand by, mentre il settimo non verrà riattivato prima del 2030 e gli altri cinque potrebbero essere disattivati.

Il Giappone ha fame di energia

Ricordiamo che il Giappone ha chiuso tutti i suoi 54 reattori dopo l’incidente di Fukushima. A partire dal 2015, il Paese ha riavviato 15 dei suoi 33 reattori operativi. La nazione ha però fame di energia e, non a caso, i vari governi che si sono succeduti hanno trascorso l’ultimo decennio cercando di riattivarne il più possibile, nell’intenzione di raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050.

Non solo: Tokyo, povero di risorse, vuole rilanciare l’energia atomica per ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili, ma anche per soddisfare il crescente fabbisogno energetico richiesto dallIntelligenza artificiale.

Il riavvio del reattore n. 6 della centrale di Kashiwazaki-Kariwa potrebbe generare 1,35 milioni di kilowatt di elettricità, sufficienti ad alimentare più di 1 milione di famiglie nella regione della capitale Tokyo. Prima del 2011 l’energia nucleare copriva circa il 30% della produzione elettrica del Giappone. L’obiettivo? Arrivare al 50% entro il 2030. Dopo l’incidente di Fukushima il suo peso è però drasticamente diminuito: nell’anno fiscale 2023 il nucleare rappresentava solo l’8,5% del mix energetico. Il governo giapponese mira ora a rilanciarlo, puntando a riportarlo a circa il 20% entro l’anno fiscale 2040.

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