Il minerale e la raffinazione: così Indonesia e Cina controllano il mercato mondiale del nichel

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Le auto elettriche cinesi hanno trovato un punto d’appoggio, o meglio un trampolino di lancio, nell’Indonesia. Jakarta detiene infatti circa la metà delle riserve mondiali di nichel, un metallo strategico fondamentale, tra le altre cose, per produrre le batterie agli ioni di litio: il cuore pulsante degli Ev. Bisogna però aggiungere un altro tassello: a loro volta le aziende di Pechino sono riuscite ad acquisire il controllo della maggior parte della capacità di raffinazione del nichel indonesiano, consentendo così al Dragone di ottenere una posizione dominante sulla gestione dei prezzi futuri del prezioso materiale.

Nel 2024 l’Indonesia ha coperto il 61% della fornitura globale di nichel raffinato – in aumento rispetto al 6% del 2015 – e intende arrivare al 74% entro il 2028. Il Financial Times ha fatto un paragone calzante per spiegare la situazione: oggi il governo indonesiano gestisce, attraverso l’imprescindibile aiuto cinese, una quantità globale di nichel più grande rispetto a quella di petrolio che l’Opec possedeva negli anni Settanta, quando il “cartello dell’oro nero”, all’apice della sua potenza, copriva circa la metà della produzione mondiale di greggio.

In un contesto del genere Jakarta ambisce a sviluppare una filiera completa dedicata ai veicoli elettrici e a trasformarsi in un hub internazionale per la produzione di batterie per gli Ev.

Indonesia-Cina: l’asse del nichel

La svolta è arrivata quando i colossi cinesi hanno investito miliardi di dollari nel settore minerario indonesiano. Tra le operazioni più rilevanti riguardanti l’estrazione, la lavorazione e raffinazione di nichel, citiamo la cooperazione tra la cinese Ningbo Lygend Mining, partecipata dal gigante delle batterie Catl, e la locale Harita Nickel; l’investimento dal valore di 1,6 miliardi di dollari a Morowali di Zhejiang Huayou Cobalt, China Molybdenum Company e Tsingshan; e il progetto congiunto tra le citate Tsingshan e Catl con la Green Eco-Manufacture.

Il successo dell’Indonesia sta tutto nell’aver usato al meglio il capitale e l’innovazione cinesi per diventare la forza dominante nell’industria globale del nichel. Il tutto in appena dieci anni. “Consentire all’Indonesia di trasformare la sua posizione in una delle più importanti nuove industrie energetiche potrebbe essere visto come il risultato più significativo finora ottenuto dal programma cinese della Belt and Road“, ha scritto l’Australian Strategic Policy Institute.

Insomma: così come i big dell’auto e quelli del petrolio hanno collaborato per 100 anni, è lecito suppore che, d’ora in avanti, i produttori di veicoli elettrici saranno sempre più costretti a stringere nuove alleanze con gruppi minerari e metallurgici.

Una leva strategica

Il modo attraverso il quale l’Indonesia eserciterà la propria influenza per controllare il mercato sarà cruciale per ciò che accadrà ai prezzi del nichel e ai prossimi investimenti minerari. La sensazione di molti analisti è che Jakarta, giocando di sponda Pechino, voglia dare vita all’ “Opec del nichel“. Le aziende di Pechino non hanno portato in Indonesia solo capitali, ma anche il know how che serviva per sfruttare in modo rapido e redditizio le riserve locali di nichel di bassa qualità. Attenzione però, perché inondando il mercato e facendo scendere i prezzi, la partnership sino-indonesiana ha complicato dannatamente le cose per tutti gli altri player del settore.

La rapida espansione del nichel Made in Indonesia ha fatto scendere i prezzi del metallo a meno di 16.000 dollari a tonnellata. Nel frattempo la domanda di nichel, trascinata da smartphone, tablet, computer, hi-tech e auto elettriche, continua a crescere.

InsideOver sta seguendo con attenzione l’ascesa delle auto elettriche cinesi e le mosse strategiche di Pechino nel settore minerario. Vogliamo raccontarvi tutto e senza filtri. Per sostenere il nostro lavoro, abbonati!