Se c’è una cosa che il conflitto in Ucraina ha reso chiara è che l’Unione Europea è bravissima a scrivere proclami e risoluzioni altisonanti, salvo poi dimenticarsene quando si tratta di affrontare la realtà economica. L’ultimo caso? Il sedicesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia che – con una manovra degna dei migliori illusionisti – non prevede un divieto totale sull’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) da Mosca. Aspettate: non era la stessa UE che, tra dichiarazioni di fuoco e promesse di fermezza, aveva annunciato di voler strangolare economicamente il Cremlino? Non erano i Governi europei a garantire che ogni euro inviato a Putin per il gas sarebbe stato trasformato in proiettili contro Kiev?
La sanzione che smentisce le sanzioni
Eppure, ecco il paradosso: mentre si vietano le importazioni di carbone e petrolio russi, il gas continua a fluire. Certo, formalmente si pongono restrizioni su terminali di ricezione “non connessi alla rete UE”, ma la sostanza non cambia: la maggior parte del GNL russo continuerà ad arrivare nei porti europei. A rendere il tutto ancora più grottesco, c’è il fatto che dieci Paesi UE (Finlandia, Polonia e i Baltici in prima linea) avevano chiesto un embargo totale, ma Bruxelles ha fatto orecchie da mercante. Perché? Semplice: perché il gas russo è ancora troppo conveniente e l’alternativa statunitense non è pronta.
Trump e il gas a stelle e strisce
A Washington, Donald Trump – tornato più bellicoso che mai – spinge affinché l’Europa compri più GNL americano, tanto da aver annullato la moratoria sui nuovi progetti imposto da Biden. Peccato che le nuove infrastrutture non saranno pronte prima del 2030. Quindi l’UE ha due scelte: comprare gas russo o ritrovarsi con bollette ancora più alte. E infatti, i numeri parlano chiaro: nel 2024 le esportazioni di GNL russo verso l’Europa sono aumentate del 20% rispetto al 2023, con Germania, Francia, Spagna e Belgio tra i principali destinatari. Nel frattempo, i Governi continuano a proclamare la necessità di sganciarsi dalla dipendenza energetica russa.
Le contraddizioni europee
Ma il vero capolavoro dell’ipocrisia sta nel tempismo. L’UE, in preda a un rigurgito di fermezza, ha deciso di sanzionare 74 navi della cosiddetta “flotta ombra” russa che trasporta petrolio. E ha perfino colpito le Xbox di Microsoft, che secondo Bruxelles Mosca starebbe usando per pilotare droni militari. Peccato che, mentre si vietano console per videogiochi, si continui a finanziare la Russia con miliardi di euro in gas. Intanto, il Cremlino ringrazia. Il portavoce Dmitry Peskov ha fatto sapere che la Russia è “pronta a riprendere il transito del gas attraverso l’Ucraina” se ci saranno acquirenti. E indovinate un po’? L’UE sembra interessata.
La morale (amara) della storia
A questo punto, resta solo una domanda: l’Unione Europea sta davvero combattendo una guerra economica contro la Russia o si sta prendendo in giro da sola? La risposta sembra essere la seconda. Perché se c’è una cosa che questa vicenda dimostra, è che in politica le sanzioni valgono solo finché non toccano il portafoglio. E quando arriva il conto da pagare, anche il più granitico fronte anti-russo inizia a vacillare.

