In un mondo sempre più multipolare, l’Afghanistan nutre l’ambizione di divenire un attore strategico nella sua regione, l’Asia Centrale. Kabul ha annunciato lo sfruttamento dei giacimenti di gas naturale nei territori di Jawzjan e Faryab grazie alla joint venture Eriell KAM a cui ha dato forma insieme all’Uzbekistan. Le dichiarazioni del vicepremier Abdul Ghani Baradar, il quale ha benedetto l’iniziativa di partenariato energetico, hanno aperto il sipario delle relazioni internazionali per il Governo dei talebani che punta sull’accesso alle risorse naturali come merce di scambio per legittimarsi agli occhi del mondo.
La cooperazione per l’oro blu
L’ambizioso progetto gravita perlopiù intorno alla riserva di Tuti-Maidan dove sono custoditi circa 3 milioni di metri cubi di gas. L’accordo è stato stretto tra le aziende afghane AERL Group e KAM Energy e l’uzbeka Eriellcom, predisponendo un piano d’investimenti da capogiro: 100 milioni di dollari l’anno per un lasso temporale di cinque lustri.
Nell’arco dei prossimi 25 anni, centinaia di lavoratori si troveranno gomito a gomito per generare 100 MV di elettricità, mettendo fine potenzialmente a un problema ancestrale per Kabul, ovvero la carenza di elettricità che non consente a oltre il 60% della popolazione di vivere in condizioni confortevoli. Il programma pluridecennale dovrebbe così delinearsi: le risorse saranno estratte per poi essere trasportate in Uzbekistan dove saranno trattate e una parte farà ritorno tra le montagne intorno a Kabul per soddisfare in modo costante e continuativo la domanda di energia. Una tale impostazione permetterebbe di alimentare le economie di entrambe le nazioni grazie alla creazione di una miriade di posti di lavoro e l’attrazione di capitali stranieri, dando modo agli uzbeki di emanciparsi dagli approvvigionamenti dall’estero, mentre agli afghani di fare affidamento su un volano per le esportazioni di oro blu verso nuovi mercati, quali il Sud Est asiatico e l’Europa.
La Eriell KAM è il frutto maturato in quella che si potrebbe definire la “primavera” dei rapporti tra Tashkent e Kabul, scandita dal germogliare degli affari commerciali e dallo sbocciare di un sentimento solidaristico. L’impegno reciproco per la costruzione della ferrovia Termez-Kharlachi e l’invio di aiuti umanitari dalle Autorità uzbeke alle controparti afghane dopo il terremoto dell’agosto 2025, sono segnali inequivocabili di un partenariato sempre più strategico.
Le opportunità per l’Asia centrale
L’accordo sul gas è il tassello di un mosaico che una volta composto potrebbe ridefinire gli equilibri economici, e non solo, mondiali. Oltre all’estrazione di risorse naturali, la rete infrastrutturale potrebbe giocare un ruolo fondamentale nello sviluppo della regione dal momento che, se la già citata ferrovia Hairatan-Herat sarà completata, l’Afghanistan diventerà una cerniera importante tra tra Asia Centrale e Medio Oriente in quanto i binari permetterebbero di collegare l’Uzbekistan ai porti sul Mar Arabico, incentivando il commercio su quelle rotte.
Le occasioni non mancano nemmeno per gettare le basi di una maggiore stabilizzazione politica. Da una parte, per Kabul e i talebani il partenariato con l’Uzbekistan rappresenta un trampolino di lancio per uscire dall’isolamento e inserirsi nei grandi corridoi internazionali; dall’altra, per Tashkent, è l’occasione di consolidare il proprio ruolo di motore dell’integrazione regionale. Infine, l’Asia Centrale ha modo di guardare a un futuro in cui i Paesi si sostengono a vicenda, costruendo una rete di connettività, resilienza e prosperità condivisa che potrà dare le carte nei consessi che contano.
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