L’Azerbaijan non sarà, per ora, la nuova Russia per le forniture del gas naturale all’Unione Europea. Al recente vertice britannico della Comunità Politica Europea il presidente Ilham Alyiev ha avuto diversi bilaterali con capi di governo europei ed alti esponenti della Commissione Europea ma non ha portato a casa quanto atteso da Baku: l’espansione degli accordi-quadro conclusi nel 2022 per aumentare le forniture di oro blu del Mar Caspio azero al mercato europeo in sostituzione di quello russo, in piani di fornitura strutturali e di lunghissimo periodo.
Azerbaijan-Ue, flussi di gas in aumento. Ma…
L’Azerbaijan, insomma, sperava di vedere la sua multinazionale energetica, Socar, diventare la nuova Gazprom. Vaqif Sadiqov, ambasciatore azero presso l’Ue, ha pressato Bruxelles: al Paese servono investimenti per garantire di poter sostenere l’aumento da 11,8 a 20 miliardi di metri cubi di gas naturale di forniture annue al mercato del Vecchio Continente concordato nel 2022.
“Tra gennaio e giugno, l’Azerbaijan ha esportato 6,4 miliardi di metri cubi di gas verso i paesi dell’Ue, circa un quarto della sua produzione totale”, ricorda il Financial Times, che nota come “negli ultimi tre anni, l’Azerbaijan ha aumentato i suoi flussi di gas verso l’Ue del 12%”. Quest’anno la previsione di Baku parla di un export totale destinato a superare i 13 miliardi di metri cubi ma la prospettiva di un ulteriore aumento è tutta da verificare per almeno quattro motivi che raccontano molto delle criticità del mercato del gas contemporaneo.
Un mercato strutturalmente bloccato
Il primo è dovuto alle connotazioni strutturali degli investimenti europei nelle infrastrutture gasiere. Nel 2022 l’Europa ha diversificato via tubo con Algeria, Azerbaijan e Norvegia ma spinto soprattutto per gli investimenti in gas naturale liquefatto e rigassificatori volti a catturare quote crescenti di export del gas di Usa, Qatar e Paesi dell’Africa sub-sahariana.
Una mossa che ha visto, ironia della sorte, la Russia tornare dalla finestra come secondo fornitore del mercato europeo nel maggio scorso. Ma che per tali investimenti, giocoforza, ha sacrificato quelli sulle reti: non a caso, la Banca Europea degli Investimenti e la Commissione Europea hanno finora esitato a sostenere lo sviluppo del Corridoio Meridionale del Gas che porta l’oro blu azero verso l’Europa.
Il nodo dei consumi di gas
C’è poi il secondo dato del trend declinante dei consumi di gas dell’Unione Europea che, complici i cambiamenti della generazione energetica e i risparmi imposti dal boom dei costi degli ultimi due anni, sta riducendo sensibilmente i consumi di gas. La domanda è calata del 13,3% nel 2022 e del 7,4% nel 2023, fermandosi a 12,72 Terajoule lo scorso anno. Per questo, le necessità di consumo saranno sempre più ristrette negli anni a venire. E questo impatterà su investimenti strutturali come quelli nelle reti con l’Azerbaijan.
Il fattore Russia
Il terzo dato è da indicarsi nei consistenti rapporti che Baku intrattiene con la Russia. Paese a cui, indirettamente, ritornano parte degli investimenti sostenuti per comprare il gas azero. Il Carnegie Endowment spiega che “le esportazioni russe di petrolio e gas attraverso l’Azerbaigian sono aumentate in modo significativo dopo che la Russia ha perso l’accesso a gran parte del mercato europeo in seguito all’invasione dell’Ucraina. Ciò significa che “in inverno l’Azerbaigian può esportare una maggiore quantità del proprio gas e soddisfare la domanda interna con il gas russo. Allo stesso modo, le esportazioni di petrolio russo verso l’Azerbaigian sono quadruplicate nel 2023”.
Il pregiato gas azero permette guadagni in Europa, quello russo comprato a basso costo fornisce il mercato interno. Una triangolazione che certamente non va nella direzione del ridurre il peso di Mosca nel mercato internazionale, come desiderato dall’Ue rinunciando agli acquisti di oro blu da Mosca. E che spiega la freddezza con cui Baku ha colto la proposta ucraina di usare i gasdotti oggi sfruttati da Gazprom e passanti per il territorio controllato da Kiev per inviare il suo gas verso l’Europa.
Il nodo politico
Last but not least, ci sono fattori palesi di matrice politica che remano contro un abbraccio più strutturale tra Europa e Azerbaijan. In sostanza ciò ha a che fare con il fatto che un accordo-quadro con Baku metterebbe l’Europa di fronte a una possibile incoerenza: come giustificare la rottura con la Russia in nome del rifiuto dell’offensiva di Mosca in Ucraina dopo che si fosse concluso un accordo con un Paese che due volte, nel 2020 e nel 2023, negli ultimi anni ha promosso una guerra d’aggressione attaccando le postazioni armene nella regione contesa del Nagorno-Karabakh?
Il dilemma azero è tutto qui, e a ciò si aggiungono le critiche relazioni tra la Francia e Baku, con Parigi che sostiene da tempo l’Armenia e ha accusato l’Azerbaijan di operazioni di disturbo in Nuova Caledonia a sostegno dei movimenti indipendentisti. Manovre politiche che, unite alle questioni economiche, sembrano rendere più incespicato il tappeto rosso tradizionalmente steso dall’Europa al regime di Aliyev. E rendere più complessi i legami su cui molti in Europa contavano per sostituire il gas russo che, nel frattempo, non se ne va dall’Ue.

