Mark Carney pensa in grande per il Canada e dopo aver risposto pragmaticamente agli Usa e alla loro offensiva commerciale ora mira a rendere Ottawa competitiva con Washington anche nel campo della corsa al mercato energetico mondiale, soprattutto sul gas naturale liquefatto (Gnl) nel cui export gli States sono leader mondiali.
Parte la corsa del Canada al Gnl
Il 2 luglio la britannica Shell è divenuta la prima compagnia a inviare una nave cargo contenente Gnl verso l’Asia partendo dalla costa pacifica del Canada, per la precisione da Kitimat, British Columbia, terminal entrato in vigore come più ampio e vasto del Paese nordamericano con cui Ottawa mira a esportare 14 milioni di tonnellate di Gnl l’anno a pieno regime sfidando i produttori a stelle e strisce negli assetati mercati asiatici.
Kitimat è il primo impianto per l’esportazione di oro blu liquefatto via nave con cui il Canada entra nel mercato globale, e dopo vent’anni di discussioni e almeno quindici progetti non portati a buon fine non sarà l’ultimo. E in generale sul fronte energetico Carney, reduce della vittoria elettorale, mira a rilanciare Ottawa come attore autonomo e in grado di disaccoppiare il proprio mercato energetico da quello statunitense. “Il Canada è uno dei primi cinque produttori mondiali sia di gas naturale che di petrolio, ma i governi che si sono succeduti non sono riusciti a costruire infrastrutture sufficienti per consentire alle aziende di esportare idrocarburi nel mondo”, nota il Financial Times.
Per la precisione, Ottawa produce 5,5 milioni di barili di petrolio al giorno (quarto al mondo) e quasi 180 milioni di tonnellate di gas naturale (quinto al mondo), ma come nota il Ft “oltre il 90% del petrolio e del gas esportati dal Canada fluisce a sud del confine, dove viene venduto a un prezzo scontato rispetto ai prodotti americani, poiché gli Stati Uniti possono più facilmente spedire la propria produzione a clienti europei e asiatici, che pagano di più” e molto spesso ottengono extraprofitti riutilizzando l’import dal Canada per le loro spedizioni. Carney intende porre fine a tutto ciò: il Partito Liberale ha una grande aspettativa per un’agenda di disaccoppiamento graduale dai colli di bottiglia che plasmano la dipendenza del Paese dal suo maggior alleato e Carney intende andare fino in fondo.
Disaccoppiamento in marcia
Il Canada ha oggi allo studio progetti che potrebbero aggiungere 50 milioni di tonnellate alle esportazioni strategiche di gas naturale liquefatto e, nota la Cbc, “la Columbia Britannica e l’Ontario, hanno entrambi approvato leggi volte ad accelerare i grandi progetti, sebbene non senza opposizioni . I sondaggi pubblici suggeriscono che i canadesi stanno diventando più favorevoli all’idea di nuove infrastrutture, compresi gli oleodotti” in un contesto in cui un rinnovato patriottismo economico e un’attenzione alla costruzione nazionale della prosperità, incentivata da una formazione di governo progressista e più scettica verso gli Usa di quanto lo sia mai stata in passato. E cavalca ogni possibilità per il disaccoppiamento dagli Usa, anche a costo di far andare temporaneamente in secondo piano priorità come la transizione ambientale che ha giustificato l’opposizione ai mega-progetti energetici.
Martin King, direttore dell’analisi del mercato energetico nordamericano di RBN Energy, ha dichiarato che l’obiettivo canadese dev’essere quello di ridurre del 25%, da 8 a 6 milioni di metri cubi l’anno, l’export verso Washington di gas naturale, per riversarlo cercando spazio su altri mercati e evitando che siano gli Usa a vincolare eccessivamente il Canada con la loro prevalenza nell’export del Paese loro confinante. Probabilmente l’offensiva di Donald Trump sul fronte commerciale sarà una politica contingente. Ma Carney vuole una soluzione strutturale e non presentare il Canada come un fratello minore. Sul piano energetico, almeno, la rotta sembra tracciata.
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