Più energia, a più basso costo, per più potenza di calcolo e più efficienza: il connubio tra generazione di potenza e sdoganamento dell’Intelligenza artificiale è ben attenzionato in Cina, dove il governo di Pechino ha deciso di aprire i cordoni della borsa per sussidiare l’abbattimento delle bollette a molti centri di elaborazione e calcolo.

Una soluzione ritenuta necessaria dopo che il rifiuto di accettare l’apertura americana alla vendita di alcuni processori Nvidia ha chiamato Pechino alla necessità di “armare” i suoi centri di calcolo con prodotti nazionali. Dispositivi tecnicamente efficienti ma che devono ancora raggiungere l’efficienza e il rendimento dei ritrovati del colosso di Santa Clara. Tutto questo ha permesso alla Cina di cogliere al balzo l’opportunità di favorire il ridimensionamento dell’onere energetico per le sue imprese tecnologiche.

I chip cinesi tra resa e efficienza

I chip cinesi ad oggi avrebbero un gap di efficienza dal 30% al 50%, ed è su questo margine che il governo di Pechino sta lavorando per incentivare la generazione energetica dei campioni tecnologici. “I governi locali nelle province con un’elevata presenza di data center, come Gansu, Guizhou e Mongolia Interna, hanno risposto offrendo sussidi che riducono le bollette elettriche dei grandi data center fino al 50%, a condizione che siano alimentati da chip nazionali”, nota Wcc Tech, aggiungendo che “i data center che utilizzano chip di fornitori stranieri come Nvidia non hanno diritto a tali sconti”.

La Cina ha peraltro da tempo attrezzato la rete per poter garantire un afflusso costante di energia da fonti fossili e rinnovabili ai data center e agli altri grandi apparati tecnologici, così da avere disponibilità costanti di corrente e mantenere attiva una capacità di calcolo in continua espansione che serve tanto a campioni dell’Ia come le piattaforme di DeepSeek e Alibaba sia agli altri colossi che di questa tecnologia fanno uso, da Tencent a ByteDance. Come ricorda il Financial Times, ” la rete elettrica cinese, più centralizzata, fornisce comunque elettricità più economica e più ecologica rispetto agli Stati Uniti, senza alcuna carenza a breve termine”.

Energia e tecnologia

Nel frattempo Huawei, driver della nuova era tecnologica cinese col chip Ascend910C, lavora alacremente per abbatterne l’impatto energetico. Probabilmente una delle motivazioni che vedono la Cina arrancare sul fronte dell’implementazione di una crescente efficienza ha a che vedere con il gap di molti macchinari per la produzione di chip nei suoi processi interni.

Ad esempio, la Cina non può usare gli strumenti litografici dell’olandese Asml, colpiti da controllo all’export, anche se secondo Tom’s Hardware “dazi a intermittenza , blocchi alle esportazioni commerciali e minacce di limitare l’accesso ai minerali delle terre rare hanno infine spinto la Cina ad accelerare lo sviluppo del proprio hardware di intelligenza artificiale”, incentivandone la rincorsa. La Cina ha disponibilità di capitali, energie e prospettive d’investimento, deve ancora inseguire gli Usa sul versante dell’efficienza ma ha la scala e la chiave della partita energetica saldamente nelle sue mani. Su questo versante passa una fetta importante della competizione tecnologica. E ogni mossa in materia aiuta a delinearne gli sviluppi.

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