L‘Unione Europea continua a guardare con attenzione a un mercato del gas naturale che, in vista della critica stagione invernale, pone sotto la lente d’ingrandimento il tema degli stoccaggi nel Vecchio Continente e della corsa a riempirli in un quadro segnato da incertezze geopolitiche e dinamiche di mercato condizionate dall’onda lunga di un conflitto annoso, quello ucraino, e dall’esplosione di una nuova guerra nel Golfo che ha contraddistinto il 2026. Essenzialmente, la partita in atto riguarda tre direttrici: lo scenario dei vari stoccaggi nazionali che contribuiscono alla robustezza delle scorte; la dinamica in evoluzione dell’import di un blocco le cui statistiche ufficiali segnalano che nel 2025 l’87,6% circa del suo approvvigionamento di gas proveniva dall’esterno; la sfida dei prezzi e il condizionamento esercitato dagli shock esogeni.
Gli scenari dell’Europa del gas
Sul primo fronte, i dati dell’Aggregated Gas Storage Inventory disponibili sul portale Gas Infrastructure Europe indicavano alla giornata del venerdì 25 settembre un riempimento degli stoccaggi superiore al 70%, con situazioni molto diversificate all’interno dell’Ue e Paesi come Polonia (quasi 99%), Italia (oltre l’86%), Francia (quasi l’82%) ben davanti a altri Stati come Austria (stoccaggi pieni per poco più di due terzi), Paesi Bassi e Germania (entrambi attorno al 57%). Parliamo di una situazione che mostra complessivamente un ritardo dell’Ue rispetto agli anni scorsi e che desta attenzione, dato che in diversi Paesi a ottobre si inizierà a fare i conti con la necessità di aumentare i consumi al fine di provvedere al riscaldamento. Aprendo dunque a una prospettiva di crescenti prelievi dagli stoccaggi.
Rielaborando i dati Gie-Agsi, l’Ufficio Federale dell’Energia svizzero segnala che il riempimento degli stoccaggi è quasi 16 punti sotto la media degli ultimi cinque anni nello stesso periodo dell’anno. L’Unione Europea può, rispetto al passato, contare sul fatto che la domanda di gas naturale non è più la stessa del rispetto ai 404 miliardi di metri cubi annui del 2021, anno segnato dall’avvio della crisi energetica poi aggravata dallo shock dell’Ucraina. Nel 2025 si è attestata a 339 miliardi di metri cubi, e gli sforzi di contenimento della domanda di una fonte di energia su cui c’è un principio di dipendenza tanto accentuata sono stati sicuramente un fattore importante. Ciononostante, questo non ha portato Bruxelles e i Paesi membri dell’Ue ad abbassare la guardia.
La Commissione Europea alza l’asticella dell’attenzione sul gas
Bloomberg ha rivelato i contenuti di una lettera che il Commissario all’Energia dell’Ue Dan Jorgensen avrebbe inviato ai Ministri dell’Energia del blocco, in cui l’esponente socialdemocratico danese avrebbe invitato le capitali a proseguire su due fronti paralleli: riempimento degli stoccaggi e calo della domanda. Jorgensen avrebbe sottolineato che i Paesi potrebbero sfruttare un meccanismo di flessibilità capace di abbattere dal 90 all’80% l’obiettivo di riempimento, fatto che potrebbe “aiutare ad alleviare la pressione immediata su prezzi e costi di riempimento”, aggiungendo però di invitare gli Stati a “prendere in considerazione l’idea di intraprendere o continuare le misure che possono sostenere le iniezioni o ridurre la domanda di gas ed elettricità per tutto il tempo necessario”.
La prospettiva di una nuova crisi strutturale dopo lo shock del 2022 è presa in considerazione anche per il fatto che per l’Europa si manifestano parimenti la sfida dei prezzi e quella della competizione per le forniture di un mercato dove rispetto al passato gioca un peso maggiore il gas naturale liquefatto, il cui approvvigionamento vede in testa gli Stati Uniti, che coprono quasi due terzi dell’import, mentre la Norvegia ha la maggioranza assoluta delle forniture via tubo.
L’Institute for Energy Economics and Financial Analysis ha analizzato come l’impatto dello stretto di Hormuz abbia ridotto il volume complessivo di import di Gnl da parte dell’Ue nei primi otto mesi dall’anno, aggiungendo che però “l’Ue ha acquistato il 43% in più di Gnl ad agosto rispetto a luglio poiché i Paesi hanno riempito le scorte in vista dell’inverno”. La partita sul Gnl apre alla prospettiva di uno scenario di fornitura futura complesso. In tal senso, il Financial Times nota che “la concorrenza per i carichi potrebbe intensificarsi nei prossimi mesi, poiché i Paesi in via di sviluppo asiatici, esclusi dal mercato durante l’ultima crisi, sono ora più disposti a pagare prezzi più alti per limitare i danni alle proprie economie” e questo scenario, che un’analisi di agosto dell’Unione Internazionale del Gas (Igu) commenatata da CE Energy News aveva anticipato, potrebbe ampliare il peso dell’approvvigionamento nei mesi più complessi per l’energia europea.
L’Europa all’erta
In definitiva, l’Europa appare ancora ben lontana dalla fase più acuta della sua crisi energetica vissuta nel 2022-2023, quando la disruption delle forniture dalla Russia e l’ingresso del mercato energetico del Vecchio Continente in un territorio inesplorato produssero un vero e proprio tsunami sui mercati, con impatti problematici sui maggiori sistemi economici. Parimenti, il prosieguo delle tensioni nel Golfo e la frammentazione del mercato da un lato e il tasso ridotto di riempimento degli stoccaggi dall’altro in un 2026 caotico sul piano dell’approvvigionamento energetico destano indubbiamente un comprensibile allarme e mantengono l’Ue sul chi vive, invitando a scelte preventive e strategiche nel quadro di uno scenario noto di dipendenza e complessità gestionale di una situazione in continua evoluzione.
Per un continente la cui base industriale dipende da approvvigionamenti energetici a prezzi sostenibili e in cui i consumi di gas inevitabilmente aumentano nella stagione fredda l’approssimarsi dell’autunno e dell’inverno rappresentano sempre una fase delicata. L’Ue e gli Stati membri devono stare all’erta pronti a cogliere ogni variazione, positiva e negativa, della geopolitica globale e i suoi impatti sul mercato agendo con capacità strategica o previsionale. E una volta di più la sfida energetica, come nei precedenti anni, terrà banco come una delle più strategiche in un’Ue che cerca il suo posto in un mondo complesso e competitivo.
Fonti
- https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Natural_gas_supply_statistics
- https://agsi.gie.eu/
- https://x.com/staunovo/status/2101914276701024563
- https://ieefa.org/resources/europe-bets-mild-winter-when-it-should-be-cutting-gas-demand
- https://www.ft.com/content/474ced6c-b6ba-4d03-af41-bab5fbb6d7e9?syn-25a6b1a6=1
- https://www.bloomberg.com/news/articles/2026-09-26/eu-warns-members-of-urgent-energy-price-crisis-before-winter-season?srnd=homepage-europe
- https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn-20260922-2
- https://ember-energy.org/latest-insights/eu-national-targets-show-gas-in-decline/fall-in-eu-gas-demand/
- https://energiedashboard.admin.ch/gas/eu-gasspeicher
- https://ceenergynews.com/oil-gas/igu-global-gas-report-2026-europe/
- https://x.com/atalaveraEcon/status/2102312818343301320/photo/1
- https://x.com/EU_Eurostat/status/2103456778406990222
- https://www.rigzone.com/news/lng_made_up_45_percent_of_eu_gas_imports_in_2025-07-jul-2026-184076-article/