Recep Tayyip Erdogan è al tempo stesso pokerista, scacchista, attore di teatro. Pokerista per la sua capacità di proiettare, laddove necessario, l’influenza turca con veri e propri bluff ben camuffati o con azzardi calcolati; scacchista perché la serie di mosse e contromosse e l’apparente contraddittorietà di diverse azioni e dell’atteggiamento verso gli attori protagonisti nella regione euromediterranea (pensiamo solo a Iran, Russia, Stati Uniti) si inseriscono comunque in una visione di lungo termine che valorizza il peso specifico di Ankara nelle aree più calde per gli affari internazionali; attore di teatro perché il presidente turco è sempre attento a recitare la sua parte con la massima scenograficità, prestando attenzione a questioni simboliche e al confronto comunicativo con le controparti.

La partita del gas naturale nel Mediterraneo orientale è uno degli scenari in cui si vedono all’opera l’Erdogan pokerista, l’Erdogan scacchista, l’Erdogan teatrante. Da tempo Ankara prosegue un gioco ad ampio raggio per rafforzarsi come hub regionale dell’oro blu, per ridimensionare le prospettive della coalizione greco-israeliano-cipriota fondata su EastMed, per aggiungere alla sua natura di ponte per i progetti TurkStream e Tap-Tanap anche un ruolo da protagonista nell’offshore dell’area che dal Mar Egeo arriva alle coste levantine. Più volte, con uno sfoggio di potenza maggiore delle potenzialità reali di Ankara la Turchia erdoganiana ha utilizzato strumentalmente la questione della contesa geopolitica sulla sovranità sulla parte settentrionale di Cipro per aumentare il suo accesso all’offshore energetico; compagnie estere come Eni e Total hanno avuto modo di scontrarsi con la Marina turca durante le loro attività nelle concessioni del governo di Nicosia; Erdogan ha inserito questo braccio di ferro in una contesa a tutto campo per il gas del Mediterraneo che è passata anche attraverso il completamento degli accordi per la Zona economica esclusiva marittima con la Libia; e nei prossimi mesi potrebbe completare la sua manovra a tutto campo con un altro coup de teatre.

La data da marchiare col bollino rosso è quella del prossimo 20 luglio. Quel giorno ha forte valenza simbolica, perchè segnerà il 47esimo anniversario dell’invasione turca di Cipro del 1974. E proprio il 20 luglio Erdogan sarà nello Stato-fantoccio che la Turchia controlla nel Nord dell’isola di Venere, la Repubblica Turca di Cipro Nord, riconosciuta esclusivamente da Ankara, e ha recentemente dichiarato: “Sarò a Cipro del Nord per dare un importante messaggio a tutto il mondo”. Aggiungendo: “la Turchia non è limitata ai suoi 780 mila chilometri quadrati, ma è ovunque”. Frasi che possono apparire come provocatorie e esagerate, ma che non vanno sottovalutate se pensiamo alla profondità strategica che Ankara si è garantita in Africa, Medio Oriente, Europa orientale e alla proiezione della sua influenza in Ucraina, negli spazi del mondo ex sovietico dell’Asia Centrale, nell’universo musulmano. E che lasciano presagire un aumento del protagonismo turco nel Mediterraneo orientale.

Data per assodata, oramai, l’esistenza di basi di droni turchi nella repubblica creata da Ankara a Cipro, il gas naturale appare l’altro terreno di convergenza su cui Erdogan punta per inglobare de facto Famagosta nella madrepatria turca. “Cipro”, nota Formiche, “è il principale gas-hub del Mediterraneo, ragion per cui le pretese turche passano inevitabilmente dalla volontà di Ankara (le cui finanze sono sempre più fonte di preoccupazione per il governo e per i mercati) di non perdere il treno rappresentato dai giacimenti presenti copiosi sotto il mare” e di controbilanciare l’attivismo di attori come la Grecia, Israele e la stessa Cipro nella regione. Concretizzatosi nella costruzione di nuovi gasdotti, terminali di rigassificazione e società a partecipazione comune per il coordinamento delle agende energetiche.

Mehmet Perincek, docente all’Istituto di studi asiatici della Lomonosov Moscow State University, ha dichiarato a Vestnik Kavaza che per raggiungere il suo obiettivo Erdogan potrebbe addirittura premere sulle nazioni partner e alleate per chiedere il riconoscimento internazionale di Cipro Nord in modo tale da cristallizzare a suo favore la situazione sul campo e ampliare il raggio di controllo sull’offshore gasiero cipriota. Creando un corridoio energetico e securitario in grado di tagliare a metà, saldandosi alla Zee con la Libia tripolina sua fedele alleata, la convergenza dei suoi avversari regionali. Non a caso sempre più agguerriti contro Ankara, come dimostrato dal protagonismo della Grecia sul gas e sul fronte del rafforzamento in materia di armamenti. Anche il “patronato” imposto da Erdogan alla causa palestinese e il verificarsi di diversi attacchi missilistici di Hamas contro impianti di estrazione energetica israeliani operanti sul giacimento offshore Tamar si inseriscono nella strategia di proiezione turca. Intenta a sfruttare strumentalmente cause, sfide, nuovi equilibri politici e alleanze, facendo e disfacendo, per consolidare il prestigio e la posizione geopolitica di Ankara. Per il cui rafforzamento l’acquisizione di un ruolo di primo piano nelle rotte del gas naturale nel mediterraneo ha una valenza fondamentale.

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