Il cane a sei zampe di Eni si sposta a gran velocità in un mondo sempre più plasmato dal fabbisogno energetico e vuole lasciare le sue impronte in due continenti in piena espansione: Asia e Africa. Da un lato, un accordo decennale di fornitura con la Thailandia, mentre dall’altro il progresso di un importante progetto infrastrutturale in Congo. Due operazioni commerciali che certificano la visione avveniristica del colosso energetico volta ad affondare radici in contesti in forte crescita, aumentando la capacità produttiva e consolidando l’immagine dell’Italia di garante della sicurezza energetica nel mondo.
Un accordo lungimirante con Bangkok e non solo
L’Ente Nazionale Idrocarburi ha sottoscritto un accordo con la holding thailandese Gulf Development Company per la fornitura di 800 mila tonnellate di gas naturale liquefatto (GNL) per i prossimi 10 anni a partire dal 2027. Il contratto è il figlio primogenito del progetto per il Sud-Est asiatico e trova un approdo dopo due anni di collaborazione tra i due giganti dell’approvvigionamento energetico.
La partnership Eni-Gulf Development segna una pietra miliare per l’ambizioso piano di investimenti di Eni da coltivare entro il 2030, ovvero il trasporto di 20 milioni di tonnellate presso i terminali di rigassificazione sparsi nel mondo. Non a caso, un accordo analogo è stato stipulato con la compagnia turca Botas al fine di garantire all’Anatolia una fornitura di circa 400 mila tonnellate a partire dal 2028 dopo un primo periodo triennale di collaborazione.
L’Asia, dunque, si dimostra un mercato ricco di opportunità in cui Eni vuole buttarsi a capofitto con sobrio pragmatismo e politica strategica, specie a fronte degli imponenti trend demografici che comporteranno un consumo energetico sempre più costante e voluminoso.
Il nuovo capitolo in Congo
Se in Thailandia si sta dando forma a una strategia commerciale, Eni in Congo sta dando impulso a un progetto infrastrutturale e produttivo che sta già prendendo il volo. La holding italiana ha già annunciato che l’unità galleggiante di liquefazione Nguya FLNG – struttura mobile in grado di produrre e lavorare ingenti quantità di gas naturale – è entrata in funzione a soli 35 mesi dall’inizio della sua realizzazione, un record che consente di partire con la fase 2 dell’investimento in grande anticipo rispetto alla tabella di marcia.
L’avvio della nuova fase del programma dovrebbe comportare la produzione di circa 3 milioni di tonnellate di gas destinate successivamente all’esportazione. Non è tutto, perché il progetto simboleggia un’opera ingegneristica dal valore eloquente di economia circolare in nome della riduzione degli sprechi: oltre alla Nguya FLNG, è previsto lo sfruttamento di due piattaforme offshore e di un ex impianto di perforazione, ora convertito in sistema di compressione dell’oro blu.
Tutto questo non è altro che un’ulteriore conferma di un’integrazione nel tessuto economico-produttivo congolese di Eni, la quale da più di cinquant’anni contribuisce alla produzione e alla distribuzione dell’elettricità in tutto il Paese.
Lo spirito di adattamento in un mondo che cambia
Se da un lato Eni estende le proprie mire commerciali, dall’altro deve fare i conti con la volatilità del mercato energetico. Il Pakistan ha deciso di cancellare buona parte della fornitura di GNL nei prossimi due anni facendo sì che i carichi programmati dell’azienda italiana andassero in fumo. Ciononostante, il cane a sei zampe non si è perso d’animo e ha trovato già nuovi sbocchi verso cui spedire i carichi inizialmente destinati a Islamabad.
Alcuni dei mercati verso cui dirottare il GNL potrebbero essere Mozambico o Indonesia, o altri in Asia e in Africa, che da tempo si mostrano affamati di risorse energetiche e, per questo, pronti a stendere i tappeti rossi al colosso italiano. Non per niente, Eni sta mettendo in piedi una rete di accordi che consenta di avere diversi presidi nei mercati più dinamici, di diversificare il portafoglio di clienti e di aumentare la resilienza alle oscillazioni del fabbisogno globale.
In un’epoca dove l’approvvigionamento energetico è garanzia di un futuro più stabile e prospero, Eni sembra aver imboccato la via maestra.
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