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Dalle grandi capitale europee ai meandri della Città Proibita, nel cuore della Cina. Le esportazioni di gas russo stanno iniziando ad invertire il loro flusso, scambiando le destinazioni occidentali con quelle orientali e seguendo, in sostanza, lo spostamento geopolitico della Russia.

I dati sono stati diffusi da Gazprom e parlano piuttosto chiaro: le consegne di gas russo ai Paesi dell’Ue e Turchia sono scese bruscamente nel periodo compreso tra gennaio e aprile, ovvero il lasso di tempo che comprende l’inizio della guerra in Ucraina. Se confrontiamo i valori registrati all’interno di questa parentesi con quelli relativi allo stesso periodo del 2021, notiamo non solo una notevole diminuzione dell’export del gas russo destinato all’Europa, ma anche un parallelo balzo delle esportazioni di Mosca verso la Cina.

“Le esportazioni verso Ue e Turchia sono state di 50,1 miliardi di metri cubi, il 26,9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2021″, ha comunicato il colosso russo in una nota, senza fornire ulteriori spiegazioni. Nello stesso periodo, il gigante del gas ha affermato che la sua produzione è scesa del 2,5% su base annua a 175,4 miliardi di metri cubi. Anche le consegne al mercato interno sono diminuite, del 3,7%, “principalmente a causa del caldo di febbraio”. Le esportazioni verso la Cina, al contrario, sono aumentate del 60% su base annua attraverso l’oleodotto Power of Siberia.



Il messaggio di Gazprom

Gazprom ha tuttavia aggiunto che continuerà a fornire gas “nel pieno rispetto degli obblighi contrattuali”, ma un primo cambiamento di registro appare evidente. Anche perché il colosso del gas ha proseguito spiegando che le riserve di gas nei depositi sotterranei europei ammontano a 6,9 miliardi di metri cubi. “Per raggiungere l’obiettivo dell’Ue di riempire gli impianti di stoccaggio al 90%, le compagnie dovranno pompare altri 56 miliardi di metri cubi di gas“, ha sottolineato, ancora, la stessa Gazprom.

“La ricostituzione delle riserve di gas negli impianti sotterranei in Europa è una sfida molto seria”, ha detto il gruppo, sottolineando che la capacità di consegna giornaliera ha limiti tecnici e che “la quantità totale di gas disponibile sul mercato europeo dipende fortemente dalla domanda del crescente mercato asiatico“.

Dulcis in fundo, il colosso russo si è soffermato su altri due punti. Il primo: i prezzi dell’energia stanno salendo vertiginosamente in Europa. Nel 2021, non a caso, Gazprom ha registrato un utile netto record, aumentato di tredici volte su base annua a 2.159 miliardi di rubli (quasi 28 miliardi di euro ai tassi attuali), spinto dalla forte crescita della domanda di idrocarburi. Il secondo punto: Gazprom ha dichiarato che sono proseguite le forniture di gas naturale all’Europa attraverso l’Ucraina, in linea con le richieste dei consumatori europei.

Il messaggio di Mosca

La sensazione è che dietro al messaggio tecnico di Gazprom possa nascondersi il messaggio politico di Mosca. Ovvero che la Russia, complice la vicenda ucraina e le conseguenti tensioni scoppiate con il blocco occidentale, potrebbe essere pronta ad asianizzarsi, tanto politicamente che economicamente. Dal punto di vista energetico significa che Vladimir Putin sta compensando e compenserà sempre di più il boicottaggio occidentale del suo gas con il salvagente gettatogli da Xi Jinping.

La Cina, infatti, intende raggiungere la neutralità carbonica entro il 2060 e, per riuscirsi, sta puntando sul trittico formato da idrocarburi, gas e rinnovabili. Non è quindi affatto da escludere che la fame energetica di Pechino possa tenere a galla la Russia, minimizzando i contraccolpi di un possibile inasprimento delle sanzioni.

Impossibile, infine, non soffermarsi sul gasdotto Power of Siberia. Le consegne sono iniziate alla fine del 2019, e nel 2020 sono state pari a 4,1 miliardi di metri cubi. Sul lungo periodo Gazprom prevede di aumentare annualmente il volume delle citate consegne fino a raggiungere la capacità annuale di 38 miliardi di metri cubi entro il 2025. Tenuto conto del nuovo accordo, firmato a febbraio, la capacità totale di consegne in Cina attraverso la rotta “Far East” potrebbe raggiungere i 48 miliardi di metri cubi l’anno. Ricordiamo, infine, che è in fase di elaborazione il progetto Power of Siberia 2, che prevede la costruzione di un gasdotto verso la Cina attraverso il territorio della Mongolia (capacità stimata: 50 miliardi di metri cubi all’anno di consegne).

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