6mila km lungo la costa atlantica, un “serpentone” di metallo che dal Golfo di Guinea arriverà fin quasi allo Stretto di Gibilterra, un’opera da 25 miliardi di dollari capace di cambiare la storia energetica dell’Africa, di connettere due Paesi strategici come Marocco e Nigeria attraversandone altri undici, tagliando fuori le aree instabili del continente e aprendo a una nuova forma di connettività verso l’Europa: l’agosto 2025 potrà essere ricordato come il mese in cui l’African Atlantic Gas Pipeline (Aagp) avrà ricevuto il via libera definitivo.
Le tappe del maxi-gasdotto Nigeria-Marocco
Dopo che a dicembre 2024 i leader della Comunità di sviluppo dell’Africa occidentale (Cedeao) hanno approvato il progetto, una serie di incontri tra funzionari marocchini, nigeriani e degli altri Paesi coinvolti ha portato il progetto per il gasdotto Nigeria-Marocco (anche noto come Nigeria-Morocco Gas Pipeline, Nmgp) alla fase esecutiva.
A luglio, infatti, i due organismi promotori del progetto, l’Ufficio Nazionale degli Idrocarburi e delle Miniere del Marocco (Onyhm) e il colosso energetico di Abuja, la Nigerian National Petroleum Company, hanno, come riporta “News Base”, ottenuto l’ok definitivo di Sotogaz, compagnia energetica nazionale del Togo, ultimo Paese di cui mancava il semaforo verde ufficiale. Ora il progetto che potrà trasportare 30 miliardi di metri cubi di gas annui lungo la costa atlantica potrà passare alla realizzazione concreta.
Tubi cinesi, fondi emiratini
“Le prime fasi collegheranno il Marocco ai giacimenti di gas al largo del Senegal e della Mauritania, nonché il Ghana alla Costa d’Avorio. La seconda fase collegherà la Nigeria al Ghana e l’ultima fase collegherà la Costa d’Avorio al Senegal”, nota Arab Weekly, che rileva due importanti novità legate all’opera: la presenza di un corposo finanziamento emiratino nel progetto, spinto dai ritorni potenziali dell’investimento, e il fatto che sarà una ditta cinese, Jingye Steel, a fornire i tubi per l’Aagp.
Un’opera energetica e geopolitica
L’impatto dell’opera sarà strategico ed economico. “Il gasdotto contribuirà a portare l’accesso all’elettricità a oltre 500 milioni di persone attraverso progetti di conversione del gas in energia, sosterrà lo sviluppo industriale, come la lavorazione dell’alluminio in Guinea, e potrebbe consentire il trasporto di idrogeno verde dal Marocco all’Europa”, nota Bne Intellinews, sottolineando inoltre che “il progetto fornirà gas a tre paesi senza sbocco sul mare: Niger, Burkina Faso e Mali“.
I tre Stati, “ribelli” rispetto al tradizionale ordine africano dalla caduta della Françafrique e della proiezione di Parigi nel continente e guidati da giunte militari golpiste vicine alla Russia, potrebbero essere attratti a tornare a dialogare con i propri vicini dai dividendi energetici ed economici delle interconnessioni. Non è l’unica potenziale ricaduta geopolitica del progetto. Il Marocco intende accelerare sul suo primo tratto, che collegherà la città del Nord-Est di Nador a Dakhla, centro sito nella contesa regione del Sahara Occidentale, su cui Rabat intende usare la proiezione energetica per rafforzare il proprio controllo.
Il gasdotto, un banco di prova per l’Africa
In prospettiva, il gas proveniente dall’Africa occidentale potrà correre fino all’Europa, aumentando l’interconnessione regionale e plasmando un’Africa integrata in profondità oltre barriere geografiche e politiche, doppiando ostacoli come l’instabilità del Sahel e la difficile governabilità del Sahara. Il progetto sarà un banco di prova per l’integrazione inter-africana e per il futuro assetto di un continente mai così strategico in cui diversi Paesi-ponte, come Nigeria e Marocco, rifiutano di essere proxy di potenze terze e promuovono un’agenda autonoma per valorizzare la loro posizione, i loro interessi, la loro sicurezza.
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