Cuba, il petrolio russo e i cortocircuiti delle sanzioni Usa

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Cuba ha ricevuto 700mila barili di petrolio dalla Russia, arrivato tramite la nave Anatolij Kolodkin al porto di Matanzas, il maggiore dedicato agli idrocarburi nell’Isla Grande, nella giornata di lunedì. La mossa ha visto la prima consegna di greggio a L’Avana dalla caduta di Nicolas Maduro in Venezuela: la cattura del caudillo di Caracas da parte della Delta Force Usa il 3 gennaio scorso e l’avvicendamento a capo del governo socialista di Delcy Rodriguez ha spinto il Paese caraibico a conformarsi maggiormente alle sanzioni statunitensi.

Il petrolio venezuelano dall’ascesa di Hugo Chavez al potere a Caracas, nel 1999, era una assicurazione sulla vita per Cuba, i suoi circa 11 milioni di abitanti e per i turisti che rappresentavano la vera garanzia sull’economia nazionale: da 4,7 milioni di unità al culmine, nel 2018, le presenze sono crollate dopo la pandemia, l’inizio di tensioni economico-sociali interne, le difficoltà per il rinnovato embargo americano e la crisi energetica, scendendo a 1,8 milioni nel 2024, trend che i dati sul 2025 lasciano pensare sia ulteriormente peggiorato.


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L’embargo petrolifero americano totale, imposto da gennaio, mirava a soffocare lentamente Cuba ma si è scontrato con le dinamiche globali imposte dagli Usa, che specie dopo il varo dell’Operazione Epic Fury contro l’Iran il 28 febbraio scorso hanno dovuto ovviare alle fratture create incentivando Teheran al blocco dello Stretto di Hormuz e alla disruption dei mercati energetici globali. Washington ha dovuto alleviare le sanzioni al petrolio russo bloccato dall’invasione dell’Ucraina in avanti per evitare il rinculo interno connesso all’incentivazione di un aumento del prezzo della benzina e dei prodotti derivati a causa delle ricadute sulle catene di fornitura. Questo ha permesso anche ad alcuni carichi legati a Mosca di spostarsi liberamente per i mari, ha riportato alla luce la “flotta ombra”, ha creato uno stridore tra la situazione di sostanziale embargo contro Cuba e le manovre autonome di Mosca. Perfino l’Iran sotto attacco ha potuto ricevere esenzioni sul suo petrolio dagli Usa, a riprova di un cortocircuito militare ed economico senza precedenti. Cuba resta, assieme alla Corea del Nord, in quarantena formale secondo gli Usa. Ma Mosca ha mandato un segnale, che vale molto in un contesto in cui gli Usa stanno stringendo L’Avana sotto assedio. Per i cubani non ha importanza la provenienza: qualsiasi aiuto esterno è ben visto, e si calcola che il petrolio giunto dalla Russia potrà garantire una decina di giorni di forniture all’Isla Grande. Un colpo di propaganda per Mosca. Un simbolo della fragilità dell’apparato di leadership americana per Washington. Una goccia nel mare per Cuba, che resta in una situazione critica.


Il progetto di InsideOver: un reportage per raccontare l’assedio di Cuba

Cuba sta subendo gli effetti di una delle forme più gravi di violenza economica imposta dagli Stati Uniti, mirata apertamente al cambio di regime.

Una crisi indotta con effetti devastanti: mancano elettricità, carburante, cibo e medicine, il sistema sanitario collassa, aumenta la mortalità infantile e migliaia sono costretti a migrare.

Nell’ora più buia dell’isola, rimasta sola, vogliamo raccontare cosa sta succedendo davvero.

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