Con l’inizio dell’autunno, la Germania si trova di fronte a una nuova, possibile, crisi energetica. Secondo quanto riportato dal Berliner Zeitung, il colosso energetico statale Uniper ha annunciato l’intenzione di chiudere uno dei suoi maggiori depositi di gas a Breitbrunn, sul lago di Chiemsee, per motivi economici. La decisione arriva in un momento critico, dopo che la stessa Uniper aveva commissionato uno studio che avvertiva dei rischi di depositi insufficientemente riempiti: in uno scenario estremo, i prezzi del gas potrebbero schizzare fino a 150 euro per megawattora, causando danni miliardari alla già debole economia tedesca.
Un sistema in crisi
Fino a pochi anni fa, lo stoccaggio del gas era un’attività redditizia: i gestori acquistavano gas a prezzi bassi in estate per rivenderlo a prezzi più alti in inverno, sfruttando il cosiddetto spread estivo-invernale. Tuttavia, come riportato da Berliner Zeitung, la fine delle forniture di gas russo, l’aumento dei costi per l’importazione di gas naturale liquefatto (GNL) e le rigide normative sui livelli di riempimento dei depositi hanno stravolto questo modello di business.
I prezzi di mercato, ora altamente volatili, non offrono più margini sufficienti per coprire i costi fissi di gestione, manutenzione e tariffe di rete. Di conseguenza, lo stoccaggio è diventato un’attività in perdita per molti operatori. Secondo Die Welt e Süddeutsche Zeitung, nel primo semestre del 2025 i terminali GNL hanno coperto l’8% delle importazioni totali di gas in Germania, pari a 39,3 terawattora (TWh) su un totale di 490,6 TWh, con il terminale del Mar Baltico a Rügen che si è distinto come principale punto di immissione.

Tuttavia, la crescente dipendenza dal GNL, caratterizzata da prezzi instabili, sta disincentivando ulteriormente lo stoccaggio. Stefan Dohler, amministratore delegato di EWE, ha dichiarato a Süddeutsche Zeitung: “C’è un rischio reale che i depositi non siano sufficientemente riempiti prima dell’inverno”. A titolo di esempio, il deposito di Rehden, il più grande della Germania con una capacità di quasi 4 miliardi di metri cubi, è attualmente pieno solo al 2,4%, un livello drammaticamente basso rispetto agli standard richiesti.
Depositi di gas: una situazione preoccupante
Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe citati da Berliner Zeitung, i depositi tedeschi sono attualmente pieni al 76,1% (dato aggiornato al 10 ottobre 2025), un livello apparentemente rassicurante ma ancora al di sotto dell’obiettivo governativo dell’80% entro il 1° novembre. Tuttavia, il deposito di Breitbrunn, gestito da Uniper, è fermo al 58% e non riuscirà a raggiungere il target prefissato, spingendo l’azienda a chiederne la chiusura.
Inoltre, anche altri operatori, come VNG, Sefe ed EWE, stanno valutando la dismissione dei loro depositi, come riportato da Handelsblatt e Die Welt. In un inverno particolarmente rigido, simile a quello del 2010, l’associazione dei gestori di depositi (Ines) avverte che le riserve potrebbero esaurirsi già a fine gennaio. I depositi di gas sono fondamentali per la sicurezza energetica del Paese, coprendo fino al 60% del fabbisogno di riscaldamento nei giorni più freddi. La loro crisi mette a rischio la stabilità dell’approvvigionamento, con il potenziale di innescare una nuova “crisi energetica 2.0”.
Il governo Merz minimizza
Nonostante gli allarmi, il governo guidato da Friedrich Merz (CDU) sembra minimizzare la gravità della situazione. La ministra dell’Economia Katherina Reiche ha dichiarato al Berliner Zeitung che “non sono riconoscibili carenze nell’approvvigionamento” e che il mercato del gas è “molto stabile”. Ma il governo sembra intenzionato a nascondere la polvere sotti il tappeto e la decisione di abbassare il livello di allerta del piano di emergenza gas al livello più basso, come spiega da Süddeutsche Zeitung, è stata accolta con scetticismo dagli operatori del settore, che accusano le regolamentazioni statali di aver creato un “mercato parzialmente disfunzionale”.
In particolare, Uniper critica gli interventi del Trading Hub Europe (THE), che pur fungendo da rete di sicurezza in caso di carenze, hanno indebolito gli incentivi di mercato per lo stoccaggio, aumentando i costi complessivi. Il governo ha annunciato l’intenzione di sviluppare un nuovo strumento normativo per garantire un riempimento dei depositi più sicuro ed economico, ma i dettagli rimangono vaghi. Un rapporto commissionato dal Ministero dell’Economia è atteso nelle prossime settimane per valutare possibili soluzioni.
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