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Energia

Così la Cina fa incetta di reattori e si porta in testa alla corsa al nucleare

La Cina è 10-15 anni avanti rispetto agli Usa per quanto riguarda la possibilità di dispiegare reattori nucleari di quarta generazione (4G).

Gli Stati Uniti? Hanno al momento più capacità nucleare della Cina ma rischiano di rimanere indietro sia su questo fronte che negli sviluppi futuri del settore. Pechino è infatti 10-15 anni avanti rispetto a Washington per quanto riguarda la possibilità di dispiegare reattori nucleari di quarta generazione (4G) su larga scala, e cioè il cuore dell’energia nucleare ad alta tecnologia del futuro. È questo l’allarme contenuto nel paper intitolato How Innovative Is China in Nuclear Power? e realizzato dal think tank Information Technology & Innovation Foundation (ITIF).

Gli Usa possono contare su 94 reattori nucleari contro i 56 del Dragone, anche se i primi hanno in programma di costruire solo una manciata di nuovi impianti (incluso uno sostenuto dal co-fondatore di Microsoft, Bill Gates), mentre il Paese asiatico intende realizzarne 150 tra il 2020 e il 2035.

In tutto questo il Governo cinese, nel 2023, ha già inaugurato il primo impianto nucleare 4G a Rongcheng, nella provincia dello Shandong: è la centrale Shidaowan, raffreddata a gas ad alta temperatura , è in grado di produrre 200 megawatt (MW).

Il tema, e cioè la capacità di gestire al meglio tecnologie del genere, sta diventando sempre più strategico di fronte all’emergenza energetica e alla necessità dei Paesi di ottenere fonti di energia sempre più efficienti ed efficaci.

La forza nucleare della Cina

Tutto questo non significa necessariamente che le più grandi aziende nucleari cinesi – in particolare le imprese statali China General Nuclear Power Corporation (CGN) e China National Nuclear Power (CNNP) – siano eccezionalmente innovative dal punto di vista tecnologico. Anche perché, ricordiamolo, la maggior parte dell’attuale parco di reattori nucleari cinesi è costituito da reattori di “terza generazione”, inizialmente progettati dalla società statunitense Westinghouse Electric alla fine degli anni Novanta, che ha poi trasferito il know how alla Cina nel 2008.

Il vero punto di forza del Dragone, semmai, risiede nell’approccio organizzativo e sistemico che il governo ha adottato per affrontare l’intero dossier nucleare, tra varie politiche di sostegno, finanziamenti e altri sussidi messi in campo.

Giusto per fare un confronto tra le due superpotenze, la Cina ha 27 reattori nucleari in costruzione con tempi medi di costruzione di circa sette anni. Gli Stati Uniti, che considerano la fonte di elettricità priva di emissioni come fondamentale per frenare il cambiamento climatico, hanno fatto entrare in funzione due grandi impianti in Georgia, nel 2023 e nel 2024 – con miliardi di dollari in più rispetto al budget prefissato e con ritardi di anni – e poi nient’altro. E ancora: negli ultimi dieci anni la Cina ha aggiunto 37 reattori nucleari contro i soli due degli Usa.

Il segreto del Dragone

In teoria l’energia segue sempre la domanda, e quindi i nuovi reattori nucleari tendono ad essere costruiti all’interno di quelle economie in rapido sviluppo che hanno bisogno di, appunto, energia per alimentare la loro crescita.

Attualmente, secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, l’energia nucleare rappresenta solo il 5% della quantità totale di elettricità prodotta in Cina, mentre il carbone rappresenta ancora circa i due terzi. L’obiettivo del Dragone consiste nel cambiare le carte in tavola, proponendosi al contempo come campione del settore.

Il gigante asiatico ha avviato il suo programma nucleare acquistando reattori in giro per il mondo: da Francia, Stati Uniti e Russia. Ha quindi costruito il principale reattore interno, l’Hualong, in collaborazione con Parigi, e poi ha continuato ad investire massicciamente nel settore.

Le banche statali cinesi possono offrire prestiti a partire dall’1,4%, e le varie aziende coinvolte ne hanno approfittato. Risultato: dal 2008 al 2023 la quota cinese di tutti i brevetti nucleari è aumentata dall’1,3% al 13,4%, e il Paese è leader nel numero di domande di brevetti sulla fusione nucleare.

Come ha spiegato Jacopo Buongiorno, professore di scienza e ingegneria nucleare al Massachusetts Institute of Technology (MIT), “la Cina è di fatto il leader mondiale nella tecnologia nucleare”. Gli Usa sono avvertiti.

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