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Dalla Russia alla Cina per poi approdare in Europa come se niente fosse. Non ci sarebbe niente di male nel delineare il percorso del gas russo, se non che, in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, l’Unione europea ha deciso di attuare il pugno duro contro Mosca. Il Cremlino è quindi stato travolto da una pioggia di sanzioni senza precedenti, che ha congelato – forse per sempre, di sicuro nel medio-lungo periodo – il suo rapporto commerciale con Bruxelles.

Le sanzioni hanno per il momento evitato il gas, per il quale non è attualmente previsto nessun embargo. L’obiettivo dell’Ue è tuttavia quello di smarcarsi dalla dipendenza di Vladimir Putin e cercare fornitori alternativi. Attenzione però, perché le importazioni di gas europeo dipendono per circa il 40% dalla Federazione Russa. Detto altrimenti, se il presidente russo dovesse decidere di chiudere i rubinetti dei gasdotti diretti verso l’Europa, la quasi totalità dei Paesi membri dell’Ue subirebbe pesantissime conseguenze economiche, a meno di non esser già coperti da gas alternativo. A questo proposito è interessante leggere cosa ha scritto il Financial Times.

Secondo quanto riportato dalla società di ricerca Kpler, nei primi sei mesi del 2022 le importazioni europee di GNL (gas naturale liquefatto) sono cresciute del 60% su base annua. L’Europa ha sfruttato al meglio questa manna dal cielo, visto che sono state acquistate 53 milioni di tonnellate, e cioè un quantitativo tale che ha consentito di portare il tasso di occupazione dei depositi di gas europei intorno al 77%. Continuando di questo passo è altamente probabile che il Vecchio Continente possa raggiungere il traguardo dichiarato di riempire l’80% degli impianti di stoccaggio entro novembre, in modo tale da neutralizzare l’eventuale ricatto energetico mosso dalla Russia.

Ma da dove arrivano le decine di milioni di tonnellate di GNL importate da Bruxelles? Tolto il Qatar, gli Stati Uniti e la Nigeria, anche dalla Cina. Ricordiamo che la Repubblica popolare è il più grande Paese acquirente di gas naturale liquefatto al mondo. E che il gigante asiatico sta rivendendo alcuni dei suoi carichi in eccedenza per via della debole domanda interna, in parte creata dagli stop generati dai continui lockdown anti Covid. Possiamo dunque dire che l’Europa ha messo all’angolo Putin affidandosi alla Cina? Nemmeno per idea, visto che Pechino acquista il gas che rivende – anche all’Ue – proprio dalla Russia.



Gas russo “via Cina”

Insomma, i timori dell’Europa sulla carenza di gas in vista dell’inverno potrebbero essere stati attenuati dalla Cina. Che, però, come detto ha acquistato e rivenduto a Bruxelles il gas russo che la stessa Ue avrebbe, almeno a parole, voluto evitare come la peste. In ogni caso, data la situazione, è corretto dire che l’Unione europea sta passando dalla dipendenza russa a quella cinese. Una tendenza geopolitica, questa, che contrasta la visione degli Stati Uniti e dei loro alleati, che vorrebbero difendere (e puntare) su un ordine internazionale liberale.

Scendendo nei dettagli, pare che il gruppo cinese JOVO abbia recentemente venduto un carico di GNL ad un acquirente europeo non meglio specificato. Un traders di futures a Shanghai ha dichiarato alla Nikkei Asian Review che il profitto ottenuto dalla suddetta transazione potrebbe essere di decine di milioni di dollari, o addirittura toccare quota 100 milioni. Sinopec Group, la più grande raffineria di petrolio cinese, ha riconosciuto in una richiesta di utili ad aprile di aver incanalato l’eccesso di GNL nel mercato internazionale. I media locali hanno affermato che la sola Sinopec avrebbe venduto 45 carichi di GNL, ovvero circa 3,15 milioni di tonnellate. La quantità totale di GNL cinese che è stata rivenduta è probabilmente superiore a 4 milioni di tonnellate, equivalenti al 7% delle importazioni di gas dall’Europa nel semestre fino alla fine di giugno.

Certo è che in tutto questo ci sono vincitori e vinti. Prendiamo la Cina: Pechino si sta trasformando in un hub strategico del gas globale, senza considerare il fatto che il prezzo pagato dall’Europa per il GNL cinese (di provenienza russa) supererebbe di tre volte quello che Bruxelles pagherebbe acquistando lo stesso prodotto direttamente da Mosca. Al netto di ogni eventuale speculazione, la distanza da coprire è molto più grande. L’Ue non può che rimetterci, sia dal punto di vista dell’immagine che dalla prospettiva economica. Infine la Russia: a differenza di quanto non si possa pensare, se il Cremlino esporterà più gas in Cina per “punire” l’Europa, il Dragone avrà più capacità di rivendere il gas in eccesso, aiutando così l’Europa, e cioè il “nemico” che Putin vorrebbe punire chiudendo i rubinetti di Gazprom.

Il ruolo di Pechino

Basta leggere i dati riguardanti la Cina per capire quale potrebbe diventare il nuovo ruolo di Pechino. Secondo le dogane cinesi, nei primi sei mesi dell’anno il Dragone ha quasi accresciuto del 28,7% quantità di gas naturale liquido acquistato dalla Russia. A detta del South China Morning Post si tratta di 2,35 milioni di tonnellate di GNL russo, per un totale di 2,1 miliardi di euro, con un incremento in termini di costo del 182%. Mosca, in termini di forniture di GNL alla Cina, ha quindi superato Indonesia e Stati Uniti piazzandosi al quarto posto.

Oltre la Muraglia, una direttiva del governo centrale ha inoltre chiesto espressamente alle autorità locali di rafforzare la produzione di energia, carbone compreso. La provincia dello Shanxi, giusto per fare un esempio, quest’anno ha aumentato la produzione di carbone passando da 100 milioni di tonnellate a 1,3 miliardi di tonnellate, e aggiungerà altri 50 milioni di tonnellate nel 2023. Anche la produzione di gas della Cina si sta espandendo. Secondo la società di consulenza sul gas Sia Energy, la produzione interna di gas dovrebbe crescere del 7% su base annua nel 2022. Le importazioni cinesi di GNL, d’altra parte, probabilmente diminuiranno del 20% durante l’anno.

Allo stesso tempo, secondo l’Energy Information Administration Usa, la fornitura di gas russa all’Europa sarebbe ai minimi da 40 anni. Questo è lo scenario fotografato: il gas che scorre attraverso i gasdotti diretti in Europa è il 20% rispetto a quello che scorreva un anno fa. L’Europa, poi, ha risposto all’emergenza acquistando GNL sul mercato, indipendentemente dai prezzi più elevati, e ha accettato di ridurre il consumo di gas naturale del 15% entro marzo del prossimo anno. In tutto questo, la Cina non può che diventare attore imprescindibile all’interno del grande gioco dell’energia globale.

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