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Energia

Cosa c’è dietro l’accordo sul nucleare tra Russia e Vietnam

Vietnam e Russia hanno firmato un accordo per costruire la prima centrale nucleare vietnamita con due reattori gestiti da Rosatom.

Russia e Vietnam hanno ulteriormente rafforzato i loro legami firmando un accordo intergovernativo che consentirà ad Hanoi di ottenere la sua prima centrale nucleare. Penserà a tutto, o quasi, la società statale russa Rosatom che costruirà il sito Ninh Thuan 1 nell’omonima provincia vietnamita.

Il progetto completo prevede la costruzione di due impianti, ciascuno composto da due reattori – il Ninh Thuan 1, appunto, che sorgerà nella comune di Phuoc Dinh, distretto di Thuan Nam, e il Ninh Thuan 2, che vedrà luce nella comune di Vinh Hai, distretto di Ninh Hai – in linea con l’obiettivo di Hanoi di completare la costruzione delle suddette strutture entro la fine del 2030.

L’intesa è stata firmata in concomitanza con la visita a Mosca del primo ministro vietnamita, Pham Minh Chinh, che ha tra l’altro incontrato al Cremlino il presidente russo Vladimir Putin. “La creazione della centrale nucleare darà un forte impulso allo sviluppo della cooperazione in settori affini: alte tecnologie, ricerca fondamentale e applicata”, ha spiegato il primo ministro russo Mikhail Mishustin.

I due Paesi, che hanno già rapporti di collaborazione nel campo della tecnologia nucleare, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo di un Centro di Scienza e Tecnologia Nucleare in Vietnam, hanno descritto la centrale come un “progetto simbolico” della loro amicizia.

Si rafforza la cooperazione tra Mosca e Hanoi

Non poteva esserci momento più propizio per il Vietnam. Hanoi ha infatti accelerato sul dossier nucleare proprio mentre le conseguenze della guerra in Iran stanno compromettendo i suoi rifornimenti di combustibili fossili, dipendenti in gran parte dalle spedizioni transitanti attraverso il turbolento Stretto di Hormuz.

L’obiettivo del Paese? Rafforzare la sicurezza energetica e al contempo ridurre le emissioni di gas serra. L’accordo tra le parti riguarda la costruzione di due reattori di progettazione russa nel sito di Ninh Thuan 1. Rosatom non ha specificato il costo del progetto, ma ha affermato che avranno una potenza totale di 2.400 Mw.

Alexey Likhachev, presidente della stessa Rosatom, ha spiegato che l’intesa costituirà “la base per una partnership industriale a lungo termine che rafforzerà l’indipendenza energetica del Vietnam e aprirà nuove opportunità di crescita economica”. Oltre all’energia nucleare, la visita a Mosca di Pham Minh Chinh ha incluso anche discussioni sull’ampliamento della cooperazione nei settori del petrolio e del gas, della tecnologia e delle infrastrutture.

Vladimir Putin (a destra) e il segretario generale del Partito Comunista del Vietnam, To Lam (a sinistra)

L’ancora di salvezza (energetica) russa

Come ha spiegato l’Associated Press, le economie in rapida crescita dell’intero Sud Est Asiatico si stanno rivolgendo al nucleare per ottenere un’energia più pulita e affidabile. Questa opzione, sottolineano i suoi sostenitori, offre emissioni inferiori rispetto a carbone, petrolio e gas, mentre le nuove tecnologie hanno reso i reattori più sicuri, più piccoli ed economici da costruire.

Per il Vietnam, il campanello d’allarme è suonato con la guerra in Iran che ha comportato una considerevole crescita dei prezzi dei carburanti: dall’inizio del conflitto, infatti, quelli della benzina sono aumentati di circa il 50%, quelli del diesel di circa il 70%.

Mosca rappresenta quindi una vera e propria ancora di salvezza energetica per Hanoi. Non è un caso che, tra i vari accordi, la compagnia russa del gas Novatek abbia firmato un contratto preliminare con un acquirente vietnamita e che sia pronta ad avviare, nel breve termine, le consegne di gas naturale liquefatto (Gnl) nel Paese.

Ricordiamo che il Vietnam e la Russia mantengono legami dal 1950, e che gli scambi commerciali sono aumentati da 3,63 miliardi di dollari nel 2023 a 4,77 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento del 5,6% registrato dall’inizio dell’anno. Questi flussi, al netto della loro rilevanza, restano in ogni caso ancora ben al di sotto di quelli che coinvolgono Cina e Stati Uniti.

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