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Energia

Cosa c’è dietro il boom dell’energia nucleare in Asia

La crisi energetica causata dalla guerra in Iran sta spingendo molti Paesi asiatici a puntare sul nucleare.

La guerra in Iran ha sconvolto le rotte globali di approvvigionamento dei combustibili fossili, costringendo decine di Paesi a trovare nuovi fornitori e a ridisegnare le proprie strategie energetiche. L’Asia, dove era diretta la maggior parte del petrolio e del gas mediorientale, è stata la regione più colpita.

Cosa sta succedendo nel continente più dinamico del pianeta? Le nazioni dotate di centrali nucleari stanno aumentando la produzione di questo tipo di energia per assicurarsi scorte a breve termine, mentre quelle che non hanno ancora siti del genere si sono subito attivate per costruirli così da proteggersi in vista di futuri shock. Tre le altre opzioni sul tavolo: assicurarsi, come anticipato, fornitori energetici lontani dal Medio Oriente (soluzione complessa e costosa); aumentare l’utilizzo del carbone (sarebbe un autogol vista la recente svolta green del continente); oppure incrementare gli acquisti di petrolio e gas dalla Russia (strada percorribile, ma con eventuali conseguenze geopolitiche da affrontare).

Il ritorno dell’energia nucleare in Asia

La Corea del Sud, per esempio, ha accelerato i lavori di manutenzione di cinque reattori fuori servizio (riattivazione prevista per maggio) con l’obiettivo di aumentare la produzione di energia nucleare. Taiwan e Giappone stanno al contempo revocando le politiche che avevano portato alla chiusura dei loro siti dopo il disastro di Fukushima del 2011. Nello specifico, Taipei sta valutando il processo di riavvio di due reattori, un processo che richiederà ispezioni meticolose e approfondite verifiche. Tokyo, invece, ha firmato un accordo da 40 miliardi di dollari con gli Stati Uniti per la costruzione di nuovi reattori nucleari, ne ha siglato un altro, per il riciclo del combustibile nucleare, con la Francia e completato un terzo per promettere cooperazione nucleare all’Indonesia.

In Bangladesh il governo sta lavorando a ritmo serrato per mettere in funzione i nuovi reattori costruiti dalla società statale russa Rosatom, nella speranza di fornire 300 megawatt alla rete nazionale entro l’estate, e alleviare così la pressione dovuta alla carenza di gas. Le Filippine, che hanno da poco dichiarato lo stato di emergenza energetica nazionale, stanno a loro volta valutando la possibilità di riattivare una centrale nucleare costruita dopo la crisi petrolifera del 1973 che non è mai stata messa in funzione.

Una strategia sempre più diffusa

La Cina ha raggiunto un totale di 112 unità nucleari – tra quelle in funzione, in costruzione e di recente approvazione – con una capacità installata complessiva di 126 gigawatt. Nel 2025 gli investimenti di Pechino in questo settore hanno raggiunto i 23,6 miliardi di dollari, con un aumento del 9,6% su base annua.

La situazione è particolarmente delicata nel Sud-Est Asiatico, che secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) rappresenterà un quarto della crescita della domanda globale di energia entro il 2035. Il Vietnam ha appena firmato due accordi: uno con la Russia per la costruzione di due reattori e un secondo con la Corea del Sud per lo sviluppo e il finanziamento di una centrale nucleare. Hanoi è alla ricerca di un partner per realizzare un sito con una capacità prevista tra 2 e 3,2 gigawatt entro il 2035.

Nel 2025, l’Indonesia ha incluso il nucleare nel suo nuovo piano energetico, con l’intenzione di costruire due piccoli reattori modulari entro il 2034. E la Thailandia si è posta l’obiettivo di aggiungere 600 megawatt di capacità di generazione nucleare entro il 2037. Il nucleare rappresenta una “soluzione promettente” per fornire una quantità sufficiente di elettricità pulita e a prezzi accessibili, in grado di soddisfare la crescente domanda, hanno spiegato i funzionari dell’Autorità thailandese per la generazione di energia elettrica di Bangkok.

La Malesia, che conta oltre 500 data center operativi, altri 300 in costruzione e circa 1.140 in fase di progettazione, ha a sua volta rilanciato il programma nucleare fissando il 2031 come termine massimo. Il tempo, insomma, stringe. E in tutto il continente asiatico la fame di energia continua a crescere.

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