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Energia

Con lo stop al gas russo, gelo per la Transnistria e crisi per la Moldavia

Lo stop al gas russo manda al gelo la Transnistria nel pieno dell'inverno. Che cosa può succedere adesso nella repubblica secessionista?

L’inverno è arrivato con tutta forza a Tiraspol, capitale della Transnistria secessionista dalla Moldavia, nella giornata dell’1 gennaio, dopo che per la prima volta dopo quarant’anni i flussi di gas via tubo tra Russia e Europa via Ucraina si sono interrotti.

Il gas russo passante per il Paese che Mosca ha invaso nel 2022 non fluirà più dopo la fine dell’accordo di transito che fino a martedì ha tutelato gli affari di Gazprom. E la piccola Repubblica Moldava di Pridnestrovie, nome ufficiale in rumeno dello Stato secessionista dal 1992 da Chisinau, si trova ora ad affrontare il gelo senza la disponibilità del gas che la Russia le forniva a condizioni favorevoli. Sostanzialmente, la Russia forniva alla Transnistria a costo nullo il gas necessario a generare energia elettrica nella centrale di Cuciurgan, la più grande di tutta la Moldavia, da cui dipende tre quarti del consumo del Paese ex sovietico, sia nella parte riconosciuta internazionalmente sia nell’area secessionista.

Perché il gas russo è vitale per la Transnistria

I 2 miliardi di metri cubi di gas garantiti a Tiraspol ogni anno erano l’assicurazione sulla vita per la Transnistria e il suo Governo in un contesto in cui, dopo mesi di scontri, la Russia ha anche deciso di tagliare il gas alla Moldavia citando una sua insolvenza di oltre 700 milioni di dollari su un debito con Gazprom. Sul breve periodo, Tiraspol ha dovuto imporre l’austerità energetica bloccando la fornitura di riscaldamento e acqua calda ai cittadini a partire dalle ore 7 dell’1 gennaio, mentre le temperature precipitavano sotto lo zero. Ora, le conseguenze geopolitiche potrebbero riguardare l’intera regione qualora tra Moldavia e Transnistria divampasse una crisi energetica a tutto campo in una regione sensibile al confine con l’Ucraina.

Per Tiraspol il rischio maggiore è subire la rottura dell’accesso al ruolo di fornitore privilegiato d’energia alla Moldavia “Compriamo elettricità dalla regione non perché dobbiamo, ma perché l’alternativa è gettare la regione in una crisi umanitaria”, ha affermato l’allora ministro dell’Energia moldavo Victor Parlicov un anno fa a Politico.eu. A Chisinau, il gGverno della presidentessa Maia Sandu da un lato dichiara l’emergenza energetica per la disruption delle forniture ma dall’altro spera che la pressione della carenza di gas danneggi la stabilità della Transnistria, il 70% del cui export va in Unione Europea grazie alla competitività imposta dai favorevoli prezzi energetici, sperando che sul lungo periodo questa crisi rappresenti l’inizio della fine per i secessionisti filorussi di Tiraspol.

La Russia, sul medio periodo, non può permettersi di veder collassare un attore tanto strategico per la sua posizione geopolitica e un partner la cui sopravvivenza dipende, sul piano politico, dalla buona volontà di Mosca. Troppo recente è il ricordo del collasso di un altro alleato della Russia, il regime siriano di Bashar al-Assad, per permettere che accada lo stesso.

La crisi del gas e i suoi possibili sbocchi

Secondo l’Osw, l’Istituto di Studi Orientali di Varsavia, è probabile che “per ragioni politiche, la Russia non taglierà completamente l’accesso della Transnistria alle forniture gratuite di gas”. Chiusa la porta del gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhgorod, Mosca può continuare le consegne attraverso il gasdotto Trans-Balkan, prosieguo dello strategico TurkStream, “anche se in volumi notevolmente ridotti”, nota l’Osw sottolineando che in questo modo a Tiraspol possono arrivare potenzialmente “2,5-3 milioni di metri cubi al giorno rispetto agli attuali 5,7 milioni“.

Una fornitura che “basterebbe a riscaldare le case di circa 300mila residenti sulla riva sinistra del Nistru, a mantenere operative molte aziende a basso consumo energetico e a generare elettricità per le esigenze locali” ma non a consentire alla società Moldavskaya GRES di utilizzare la centrale a gas di Cuciurgan per rifornire il resto della Moldavia. In questo modo si ridurrebbero sia l’influenza di Tiraspol su Chisinau sia le prospettive economiche dell’intero Paese, dato che la Moldavia dovrebbe comprare elettricità dalla più inefficiente e costosa rotta rumena. La crisi della Transnistria, dunque, è un problema in cui in Moldavia, per ora, perdono tutti. E rappresenta, assieme al caso slovacco, quello maggiormente impattato dalla fine del transito di gas via Ucraina.

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