Tra i due litiganti, il terzo gode. Per anni Occidente ed Estremo Oriente hanno spostato le pedine sullo scacchiere dell’approvvigionamento energetico, ma l’Asia Centrale è pronta a fare scacco matto. Il Kazakistan ambisce a investire nel “celeberrimo” gasdotto TAPI (Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India) e spartirsi la torta con i quattro Paesi che gli hanno dato la denominazione, ponendosi come interlocutore privilegiato con uno di loro, ovvero l’attore più influente del Sud del continente: la penisola indiana.
Fa gola a tanti ma non è mai stato realizzato: il gasdotto TAPI
Se i lavori della Salerno-Reggio Calabria a tanti sono parsi interminabili, il gasdotto TAPI batte ogni record: trent’anni sono passati dalla sua pianificazione ma la luce in fondo al tunnel ancora non si vede. Tutto è iniziato negli anni Novanta per trasportare il gas naturale dal Turkmenistan fino ai colossi demografici di India e Pakistan, ma sfortunatamente a causa di guerre e instabilità politica, il percorso per la sua realizzazione è stato ed è irto di ostacoli
Non tutto, però, può dirsi perduto. Il Turkmenistan ha contribuito al completamento del primo tratto e punta a entrare in contatto con l’Afghanistan, dopo che il Governo dei talebani ha mostrato un grande appetito per i capitali stranieri aprendo le porte agli investitori cinesi e sauditi. Se il gasdotto raggiungesse la città afghana di Herat, avrebbe un’estensione di circa 70 km, obiettivo ben al di sotto rispetto a quanto ipotizzato più di 30 anni fa dal momento che il Pakistan e l’India resterebbero tagliati fuori a causa delle continue tensioni che scuotono le relazioni tra i due Paesi.
Con l’ingresso in partita del Kazakistan pronto ad acquistare circa il 30% del consorzio TAPI, si aggiunge nuova linfa che potrebbe consentire l’ultimazione dell’infrastruttura e raggiungere il trasporto di 33 miliardi di metri cubi di gas.
La posta in gioco per il Kazakistan
Ma perché Astana è così interessata al TAPI? Il Kazakistan ha compreso che il mondo intero sta scrivendo nuove pagine del capitolo dell’energia, forte del capitale umano e tecnico che ha consentito l’amministrazione delle rotte energetiche in buona parte dell’Asia. Negli ultimi anni, i kazaki sono stati dei partner affidabili per il Turkmenistan nell’approvvigionamento del gas estratto dai suoi giacimenti verso Pechino. Di recente, Il ministro dell’Energia di Astana Erlan Akkenzhenov ha dichiarato che il Governo di Ashgabat sta attentamente valutando il coinvolgimento nel progetto TAPI e che presto i giochi saranno fatti.
Dalla sua, il Kazakistan può vantare qualche asso nella manica: la sua posizione geostrategica che consentirebbe di aprire un varco verso l’India, una potenza che cresce a ritmi vertiginosi e che divorerà sempre più energia nei prossimi decenni.
Astana ha la possibilità di trasformarsi in un ponte commerciale costruendo e investendo in un’area nevralgica per il traffico delle risorse naturali e a cui sempre più occhi guardano come un foglio bianco su cui scrivere il futuro energetico.