Amazon ha firmato con Constellation Energy un accordo ventennale per assicurarsi 690 megawatt di elettricità dalla centrale nucleare di Calvert Cliffs, in Maryland, accompagnato da un programma di investimenti infrastrutturali che supera i 3 miliardi di dollari. Il piano comprende circa 190 MW di nuova capacità di generazione a zero emissioni, attesa tra il 2030 e il 2032, mentre i ricavi garantiti dal contratto dovrebbero sostenere il rinnovo della licenza dell’impianto per altri vent’anni. La fornitura riguarda una centrale già operativa, ma l’intesa va oltre la continuità della produzione esistente: collega una parte del fabbisogno elettrico di Amazon alla permanenza dell’impianto nel sistema energetico statunitense e lascia spazio a ulteriori progetti nel sito.
Calvert Cliffs si trova a Lusby, sulla sponda occidentale della baia di Chesapeake, ed è l’unica centrale nucleare del Maryland. I suoi due reattori hanno una potenza complessiva di 1.790 MW e producono – secondo i dati diffusi dalle società – circa l’80% dell’elettricità a basse emissioni dello Stato, con una generazione equivalente ai consumi di oltre 1,3 milioni di abitazioni. La fornitura ad Amazon si innesta dunque su un’infrastruttura esistente, evitando di legare l’intero accordo alla costruzione e all’avvio di un nuovo reattore, operazioni che richiedono tempi molto più lunghi. Accanto al contratto nucleare, le due aziende hanno inoltre previsto un accordo di fornitura elettrica per le attività di Amazon nel mercato di PJM Interconnection, che comprende 13 Stati e Washington, DC.
Data center e intelligenza artificiale spingono la domanda elettrica
La scelta di Amazon si colloca in una fase in cui le grandi aziende tecnologiche cercano contratti capaci di assicurare energia continuativa alle infrastrutture che sostengono cloud e intelligenza artificiale. I data center devono alimentare server e sistemi di raffreddamento giorno e notte, mentre l’addestramento e l’utilizzo dei modelli AI richiedono capacità di calcolo sempre più estese. Per gli operatori, assicurarsi elettricità non è quindi soltanto una questione di prezzo: la disponibilità di potenza può condizionare l’apertura di nuovi impianti e l’espansione di quelli esistenti.
Il nucleare offre una produzione programmabile, non legata alla disponibilità di sole o vento, e consente di stipulare accordi di lungo periodo con centrali già collegate alla rete. È questa una delle ragioni per cui i gruppi tecnologici stanno cercando di assicurarsi parte della generazione nucleare americana, attraverso contratti con gli impianti esistenti e sostegni a nuove iniziative.
Il vantaggio per i produttori è altrettanto concreto: un contratto pluriennale con un grande cliente rende più prevedibili i ricavi e può facilitare il finanziamento di interventi sugli impianti. Per Constellation, l’intesa offre una base economica per prolungare l’attività di Calvert Cliffs e sviluppare capacità aggiuntiva, mentre Amazon riduce l’incertezza su una parte dei propri approvvigionamenti elettrici.
Da Meta a Google, i contratti nucleari della Big Tech
Amazon non è l’unica azienda a cercare nell’atomo una risposta al fabbisogno delle infrastrutture digitali. Meta ha annunciato accordi con Vistra per acquistare e sostenere l’espansione della produzione di centrali nucleari in Ohio e Pennsylvania, oltre a intese con TerraPower e Oklo per lo sviluppo di nuovi reattori. Il programma presentato dalla società prevede di aggiungere fino a 6,6 gigawatt di capacità entro il 2035. La strategia comprende quindi sia l’utilizzo di impianti già esistenti, che il sostegno a tecnologie e progetti che devono ancora completare il percorso verso la produzione commerciale.
Anche Google ha stretto accordi di lungo periodo con Constellation per assicurarsi elettricità nucleare e sostenere interventi di potenziamento delle centrali. In Finlandia, inoltre, il gruppo di Mountain View ha siglato un’ulteriore intesa con Fortum per acquistare fino al 50% della capacità della centrale di Loviisa, nell’ambito di un piano che comprende 13 miliardi di euro per ampliare i data center nel Paese e la valutazione di nuovi reattori.
Queste iniziative mostrano chiaramente come i grandi operatori digitali stiano cercando di intervenire direttamente sulle condizioni di approvvigionamento, anziché affidarsi soltanto agli acquisti ordinari sul mercato elettrico. Le formule contrattuali cambiano da un caso all’altro, ma il problema industriale è comune: aggiungere capacità disponibile mentre la costruzione di nuovi impianti richiede autorizzazioni, capitali e tempi spesso incompatibili con una parte dei piani di espansione dei data center.
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Il tema dei costi e dei tempi di realizzazione
L’interesse delle aziende tecnologiche per il nucleare riguarda anche la realizzazione di nuovi reattori ed è qui che emergono i maggiori ostacoli. Gli impianti richiedono investimenti elevati e possono accumulare notevoli ritardi durante la costruzione; di conseguenza, i progetti annunciati per rispondere alla domanda dei data center non possono essere considerati capacità disponibile finché non entrano effettivamente in servizio.
Negli Stati Uniti, alcuni governi statali stanno valutando nuovi programmi nucleari proprio per affrontare la crescita dei consumi elettrici, mentre il dibattito riguarda anche la distribuzione dei costi. Se gli investimenti necessari a servire i data center ricadessero sulle bollette elettriche, una parte della spesa potrebbe finire a carico di famiglie e imprese che non beneficiano direttamente dell’espansione digitale. L’acquisto di energia da centrali esistenti e i contratti diretti con i produttori possono contribuire a finanziare la generazione, ma non eliminano le questioni relative alle reti, alle nuove infrastrutture e ai tempi di realizzazione.
L’accordo tra Amazon e Constellation conferma quanto la disponibilità di elettricità stia entrando nelle strategie industriali dei grandi gruppi tecnologici. Con l’espansione dei data center e dei servizi di intelligenza artificiale, la capacità di calcolo dipende sempre più anche dalla possibilità di sostenere consumi elevati e continuativi: è su questo terreno che il nucleare sta tornando al centro delle scelte energetiche della Silicon Valley.
Fonti:
Reuters, Constellation, Amazon sign 20-year power deal to support Maryland nuclear plant, 2026. Disponibile su: https://www.reuters.com/business/energy/constellation-amazon-sign-20-year-power-deal-support-maryland-nuclear-plant-2026-09-30/
Morningstar, Constellation and Amazon sign $3 billion deal to upgrade Maryland energy plant, 2026. Disponibile su: https://www.morningstar.com/news/dow-jones/202609308269/constellation-and-amazon-sign-3-billion-deal-to-upgrade-maryland-energy-plant
Tech Brew, Data centers consider going nuclear, 2026. Disponibile su: https://www.techbrew.com/stories/nuclear-reactors-ai-data-center-energy