Lo sviluppo del futuro prossimo passerà da quali pedine si muoveranno sullo scacchiere energetico mondiale, e l’Italia vuole sedere al tavolo dei giocatori. Eni è pronta a investire in Africa muovendosi lungo due fronti: le trivellazioni petrolifere al largo delle coste libiche e il progetto mozambicano del Coral North per l’estrazione di gas naturale. Il disegno è chiaro: valorizzare la presenza di Roma nel continente africano da Nord (Libia) a Sud (Mozambico) per assicurare approvvigionamenti energetici in grado di alimentare l’economia del nostro Paese e non solo.
L’espansione nel Mediterraneo
L’Ente Nazionale degli Idrocarburi ha ripreso le attività di perforazione nelle acque nordoccidentali della Libia, dopo cinque anni di pausa per via della pandemia. La National Oil Company, holding energetica libica, ha confermato che i lavori iniziati nel 2020 saranno presto terminati e potranno esserci nuove opportunità di produzione del greggio tali per cui sarà possibile riempire i due milioni di barili al giorno entro il 2028. L’Italia, grazie a questo partenariato, ha la possibilità di affacciarsi alla finestra del Mediterraneo come attore strategico in grado di rafforzare la sicurezza energetica nazionale, tramite forniture vicine e continue, e di ricostituire il tessuto economico-produttivo di un’area geografica e geopolitica che, nell’ultimo decennio, è stato lacerato da conflitti di varia natura.
Tripoli ha recentemente firmato accordi di cooperazione non solo con l’Italia, ma anche con colossi occidentali dell’oro nero come la britannica BP per l’esplorazione dei giacimenti petroliferi di Messla e Sarir, entrambi situati in Cirenaica. Altre partnership sono state attivate con l’inglese Shell e la statunitense Exxon, a riprova di come in Libia la situazione politica stia andando sempre più stabilizzandosi e l’economia stia tornando ad attirare capitali esteri.
Il gas dell’Africa sud-orientale
A migliaia di chilometri di distanza, Eni si adopera per le estrazioni di gas naturale lungo le coste del Mozambico. La società italiana e altre aziende internazionali operanti nel settore energetico — tra cui la cinese CNPC, la coreana Kogas e l XRG controllata dall’emiratina ADNOC — hanno ufficializzato il progetto Coral North nel Bacino di Rovuma dal valore multimiliardario che potrebbe ridefinire l’ossatura dell’infrastruttura energetica del Paese africano.
L’investimento rappresenta l’evoluzione del programma Coral South, il quale ha dato forma alla prima unità galleggiante di liquefazione del gas divenuta funzionante nel 2022. Il nuovo progetto comporterebbe la costruzione di una seconda struttura di liquefazione in acque ultra-profonde dando modo di raggiungere i sette milioni di tonnellate di gas naturale entro il 2028. Una stima di questo tipo proietta inevitabilmente tra i principali esportatori di gas liquefatto dopo Nigeria e Algeria.
Eni coltiva, dunque, l’ambizione di fungere da ponte tra le sponde di due continenti che grazie alle iniziative in campo energetico potrebbero ridurre le loro distanze. Non solo, la holding italiana darebbe un contributo notevole alla diversificazione delle fonti di approvvigionamento per l’Europa, sempre più alla ricerca di nuovi mercati energetici dato il contesto geopolitico precario.
InsideOver è una testata libera e indipendente che vuole raccontare il mondo fuori dagli schemi convenzionali del mainstream. Unisciti a noi, abbonati oggi!

