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Energia

40 miliardi per i reattori modulari: l’accordo Usa-Giappone che può ridisegnare il panorama nucleare e non solo

Il Giappone darà 40 miliardi agli Usa per gli SMR all'interno di un accordo che prevede finanziamenti in più settori economici.

In un mondo infiammato dalle guerre e dove le nazioni si adoperano per garantirsi fonte di approvvigionamento sicure, gli Stati Uniti non se ne stanno con le mani in mano. Il 19 marzo, il presidente Donald Trump ha accolto alla Casa Bianca il primo ministro giapponese Sanae Takaichi per discutere di un piano di investimenti nipponici pari a 40 miliardi di dollari nel settore nucleare. L’iniziativa ha a che fare con la realizzazione di reattori nucleari modulari (Small Modular Reactors, SMR), strutture di piccole dimensioni dotate di una maggiore flessibilità  e velocità nella produzione di energia atomica rispetto alle centrali tradizionali. 

Gli investimenti nel nucleare rappresentano una tessera del mosaico energetico che Stati Uniti e Giappone vanno componendo. Il 4 settembre 2025, la Casa Bianca ha dichiarato la disponibilità di Tokyo a sborsare 550 miliardi da spendere nel rilancio dell’industria statunitense di cui Donald Trump ha fatto un cavallo di battaglia in nome dell’”America First”.     

Gli SMR: la frontiera futura del nucleare

Secondo le indiscrezioni trapelate, i reattori nucleari modulari dovrebbero sorgere nel profondo Sud della federazione a stelle e strisce, ovvero in Tennessee e in Alabama. Ad occuparsi della messa a terra saranno l’americana GE Vernova Inc. e la giapponese Hitachi Energy Ltd., le quali daranno forma a una serie di reattori di tipo BWRX-300 di cui anche solo uno è in grado di alimentare energeticamente circa 300 mila abitazioni.  

Gli investimenti nel nucleare di ultima generazione sono prodromici di una rivoluzione tecnologica di cui gli Usa vogliono essere i condottieri: l’implementazione di strumenti e software di Intelligenza Artificiale. Le infrastrutture che reggono l’impalcatura dell’Ia, come data center, funzionano a fronte di un grande apporto energetico e saranno sempre più ingombranti negli ambiti del Governo Usa, come quello militare. Gli SMR, in quest’ottica, possono soddisfare il fabbisogno richiesto ma fino ad oggi sono mai entrati in funzione né negli Usa né in Giappone; molti progetti sono in fase di varo e gli esecutivi tra le due sponde del Pacifico devono dare prova di contribuire allo slancio delle loro economie.            

L’accordo commerciale da 550 miliardi 

Washington e Tokyo sono disposte a unire le forze per disegnare una politica industriale congiunta nei settori strategici. Il piano di investimenti dal valore di 550 miliardi non guarda soltanto allo sviluppo del nucleare, ma anche al gas e alle catene manifatturiere.  

Nella cornice di questo accordo, il Giappone ha già elargito 36 miliardi di dollari per la costruzione di una centrale elettrica in Ohio, mentre altri 33 miliardi dovrebbero essere destinati alla realizzazione di due impianti a gas naturale in Pennsylvania e in Texas. Parallelamente, numerosi investimenti saranno effettuati per l’estrazione e la lavorazione  di risorse minerarie e terre rare secondo una logica tramite cui gli Usa vorrebbero scardinare il dominio cinese.   

Il Giappone beneficerebbe, in cambio, di un regime tariffario agevolato sulle sue esportazioni, le quali hanno una forte componente tecnologica come l’elettronica, le batterie per auto elettriche e sistemi di accumulo energetico.

La strategia di Trump per la reindustrializzazione  

Donald Trump è stato eletto nel 2024 grazie ai voti della classe media un tempo impiegata a frotte nelle fabbriche del Midwest e nelle imprese agricole del Sud, ma che oggi si sente defraudata dalla fola della Globalizzazione nonché la grande emarginata dell’America contemporanea. 

Accordi commerciali come quello sin qua descritto, non sono altro che musica per le orecchie della base elettorale di Trump, il quale può vantare di aver onorato l’agenda “America First” sul piano della reindustrializzazione, dopo che molti lo accusano di averla tradita in ambito geopolitico a seguito del conflitto contro l’Iran. In questo modo, l’inquilino della Casa Bianca dimostra di essere in grado di attrarre capitali dall’estero e di rafforzare la produzione interna grazie all’apertura di nuove aziende nei gangli vitali dell’economia  Tutto questo rappresenta per Washington un’importante leva mediante cui rilanciare l’industria, in un mondo che dopo l’esperienza pandemica ha sempre più chiaro come sia importante contare sulle forze domestiche e non solo sull’approvvigionamento esterno

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