La Commissione Europea ha di recente approvato un piano italiano presentato a Bruxelles per sussidiare la generazione elettrica da rinnovabili, da condurre in porto entro la fine del 2028. Il governo Meloni potrà immettere in rete sussidi per generare 4,59 GW aggiuntivi di capacità elettrica.
Una quota tutt’altro che indifferente: Terna ricorda che oggigiorno quasi il 50% della capacità di generazione italiana è rinnovabile, con una quota di 61,1 GW su un totale di 123,3 GW di potenza installata. Ora si mira a mettere in campo un aumento del 7,5% sulla sola capacità attuale disponibile, senza contare quella che verrà generata per altre vie. Di 35,3 miliardi di euro il valore dei sussidi che l’Italia potrà promuovere per costruire infrastrutture green di vario tipo, a patto che nelle bollette pagate dai cittadini rientrino, gradualmente, le risorse necessarie a rientrare dalla spesa.
La Direzione generale della Concorrenza spiega che la nuova norma “sosterrà la costruzione di nuovi impianti che utilizzano tecnologie innovative e non ancora mature, vale a dire l’energia geotermica, l’energia eolica offshore (galleggiante o fissa), l’energia solare termodinamica, l’energia solare galleggiante, l’energia delle maree, quella del moto ondoso e altre energie marine, nonché il biogas e biomassa”.
La mossa indica una volontà italiana di accelerare il peso delle fonti rinnovabili nel mix energetico nazionale. Ci si chiede se questa mossa promossa dal governo Meloni non mostri, implicitamente, un abbandono del desiderio politico di fare del Paese un hub del gas nel Mediterraneo a favore di una più marcata accelerazione della transizione energetica. E, del resto, parliamo di un’adesione esplicita di Meloni alle logiche del Green Deal spesso vituperate all’esterno. Del resto, con la manovra approvata dalla Commissione l’Italia vedrà, per la prima volta, i sussidi “verdi” all’economia superare quelli alle fonti fossili di vario tipo, come quelli per i carburanti destinati all’agricoltura.
Il Catalogo dei sussidi ambientali dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) ad oggi individua “un totale di 168 misure, da cui scaturiscono 22,4 miliardi di euro di sussidi ambientalmente dannosi e 18,6 di sussidi ambientalmente favorevoli”. Inserendone mediamente 8,8 ogni anno, questi ultimi arriveranno a 27,4 miliardi annui, praticamente una manovra economica ogni anno in stimoli green. Vidimati dall’Europa. Verde e europeista: la politica energetica del governo, sotto elezioni per Strasburgo, è così distante dalla retorica delle “follie green”. Parliamo di una svolta nell’agenda energetica chiara e strutturale o anche di un messaggio a quell’Ursula von der Leyen che l’agenda verde, formalmente, l’ha firmata? Dalle mosse politiche successive al voto comunitario capiremo il ruolo di Roma nella sfida energetica europea.
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