Addio Panini, anche la FIFA sceglie Fanatics per gli album dei calciatori. Ma la guerra delle figurine non è finita…

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Finisce l’era Panini, almeno per quanto riguarda i Mondiali di calcio. Venerdì scorso, la FIFA ha annunciato di aver sottoscritto un accordo con la statunitense Fanatics che, dal 2031, sarà la nuova produttrice ufficiale dell’album di figurine della Coppa del Mondo. Termina così un’epoca iniziata nel 1970, che ha visto l’azienda modenese realizzare gli albi di ben quattordici edizioni del torneo (saliranno a quindici, con quella del 2030), con la sola eccezione del Mondiale del 1994.

Ma al di là dell’aspetto più puramente nostalgico, che avrà di sicuro un forte impatto su tifosi, appassionati e collezionisti, l’accordo fa discutere anche per altre ragioni. Principalmente, perché in questo modo il mondo degli oggetti collezionabili legati allo sport assomiglia sempre di più a un monopolio. Fanatics è stata fondata nel 2011 da Michael Rubin, inizialmente come azienda di abbigliamento e merchandising sportivo, ma nel giro di pochi anni è diventata un partner fondamentale delle principali leghe professionistiche americane.

A metà del 2021 si è allargata al settore delle trading cards e delle figurine collezionabili, firmando contratti esclusivi con la MLB, la lega di baseball statunitense, e con la NBA, la lega di basket. A dicembre dello stesso anno acquisiva Topps, la storica azienda produttrice delle carte dei giocatori di baseball, fondata nel 1938. Negli ultimi anni, Fanatics ha iniziato a guardare anche al calcio, per sfruttare la grande crescita che questo sport sta avendo tra il pubblico statunitense: già nel 2022 aveva siglato un accordo di sei anni con la UEFA, la confederazione del calcio europeo.

La guerra tra Panini e Fanatics

A quel punto, Panini ha iniziato a pensare a delle contromisure, principalmente sul piano legale. L’azienda modenese ha fatto dunque causa a Fanatics nel 2023, accusandola di monopolio. Il principio è semplice: secondo Panini, in un settore come quello delle figurine e delle trading card, perdere un contratto in favore di un competitor significa essere esclusi dal mercato, e si tratta dunque di violazione delle norme antitrust. La situazione si aggrava ulteriormente nel momento in cui Fanatics è solita stipulare con i suoi partner accordi pluriennali molto lunghi.

Si tratta, però, di un caso complesso, che ancora non è arrivato in aula e che potrebbe richiedere anni. Nel frattempo, Fanatics sta accelerando sul suo piano di conquista del calcio. Un duro colpo per Panini è stato l’accordo dello scorso marzo con la FIGC, la Federazione calcistica italiana: dal 2035, le figurine delle nazionali azzurre (ma non l’album dei campionati, i cui diritti non sono in mano alla FIGC) sarà firmato da Topps, che è appunto controllata da Fanatics.

Sullo sfondo c’è anche la possibile vendita di Panini, di cui si parla da tempo. Ad aprile, l’azienda ha smentito nuovamente le voci, ma ha confermato di aver dato mandato a Citigroup di cercare un investitore forte disposto a entrare in società con una quota da 5 miliardi di euro. Una mossa, evidentemente, per consentire a Panini di tornare a competere con Fanatics prima di finire stritolata, nell’attesa di una sentenza dell’antitrust.

Nel frattempo, la società di Michael Rubin si sta evolvendo verso un colosso dell’intrattenimento sportivo, percorrendo anche strade discutibili. Ha investito (con scarsissimo successo) negli NFT, i discussi non-fungible tokens a cui da qualche anno anche i club di calcio si sono rivolti, alla disperata ricerca di nuove fonti di reddito. A fine 2025, Fanatics è poi entrata nel settore delle criptovalute e dei prediction market, lanciando il progetto Fanatics Market. Tutti ambiti commerciali molto controversi, soprattutto quando si legano allo sport, e che spesso in passato si sono rivelati qualcosa di molto simile a truffe nei confronti dei tifosi.