Come si è arrivati al punto in cui Woody Allen, per pubblicare il suo ricordo di Diane Keaton, sceglie un’ex opinionista del New York Times diventata paladina del liberalismo sionista e della rivoluzione contro il politically correct, anziché proprio il New York Times, giornale liberal per eccellenza della città più celebrata dal regista in mezzo secolo di carriera?
Era, come potete immaginare, il ricordo più atteso di tutti sull’attrice e premio Oscar recentemente scomparsa, di cui Allen è stato a lungo amico a compagno. “Era un’artista immensa. Se un film non le piaceva, lo cambiavo finché non era convinta. Nessuno mi faceva ridere come lei. La prima volta che l’ho vista ho pensato che se Huckleberry Finn fosse stato una donna, sarebbe stato lei”. Niente di sconvolgente. Ma lo scrive su The Free Press, la testata fondata da Bari Weiss, classe 1984, e da poco quotata 150 milioni di dollari dalla Paramount che ha contestualmente piazzato Weiss a capo di Cbs News.
Dietro quelle parole tenere c’è l’ennesima scossa nei cosiddetti legacy media, i “giornaloni” che da decenni vivono di prestigio ereditato. Allen non ha scelto neppure The New Yorker o Vanity Fair ( e riviste che avevano costruito la sua aura di intellettuale metropolitano) ma una piattaforma che nessuno della nostra cerchia di amici probabilmente sfiora, il cui canale video fa poche migliaia di visualizzazioni a clip, aperta da una che dopo essersi reinventata come editrice indipendente si è conquistata, tramite la famiglia Ellison (Larry, il fondatore di Oracle, è sponsor dell’esercito israeliano e di Tony Blair), un pezzo di informazione tradizionale.
Nella scelta di Allen c’è, probabilmente, un desiderio di vendetta: sono proprio i legacy media ad averlo cancellato nel pieno del #MeToo. Lui così li ignora e li sostituisce con la nuova aristocrazia digitale. Weiss del resto è il simbolo perfetto di questa mutazione: una personalità magnetica, una enfant prodige, una intrallazzona che ha trasformato il suo capitale relazionale e politico, aumentato a dismisura negli ultimi cinque anni, in un nuovo modo di sedurre una Silicon Valley sempre più spostata a destra. Il prestigio non è più iscritto nel pedigree, come per i grandi quotidiani in crisi, ma è monetizzato.
Allen, da parte sua, continua a essere un corpo estraneo al presente. Nell’intervista che Weiss gli ha dedicato il mese scorso sul suo podcast, Honestly, il padre di Annie Hall e Manhattan liquida lo scandalo sessuale che lo attanagli da ventitré anni Farrow con una calma glaciale: “Non mi ha rovinato la vita. Se mi fosse capitato a vent’anni, forse. Ma avevo già fatto tutto. E poi: a me dell’opinione pubblica non me n’è mai importato niente”.
È questa indifferenza a renderlo un alleato ideale per Weiss e per il suo impero di contro-informazione per le élite, con intellettuali esclusi dell’élite obamiana che attaccano ogni giorno sull’azione affermativa, il politicamente corretto, gli obblighi vaccinali e, soprattutto, i pro-Gaza nei campus: entrambi si presentano come vittime del conformismo, artisti ostracizzati da un establishment intellettuale che un tempo li idolatrava. Allen dalla sinistra culturale newyorkese, Weiss dal giornalismo progressista che non perdona le sue posizioni pro-Israele e le sue crociate contro la cancel culture (fu per protestare la censura di editoriale reazionario che Weiss, nel 2020, mollò il giornale, di cui era caporedattrice della Cultura, mettendosi in proprio).
È il ritorno dei “bannati” che usano la cancellazione come leva di marketing. E mentre il Guardian (giornale che per anni ha incarnato la fede moralista del #MeToo) qualche tempo fa ha pubblicato per la prima volta un’intervista a Moses Farrow, il figlio adottivo di Woody e Mia che difende il padre, si potrebbe anche dire che il cerchio sembra chiudersi. Così avviene la traslazione del potere mediatico: non più situato nei giornaloni, ma nelle newsletter company e ai podcast-brand.
Questo è infatti The Free Press: non è una rivista, ma una macchina di influenza che unisce Silicon Valley, filantropia pro-IDF e cultura pop. Ed è lì, in mezzo a quella costellazione di investitori e polemisti, che Woody Allen ha deciso di scrivere la sua elegia. Piccolo passaggio di consegne, in cui un vecchio autore cancellato dalla
il vecchio autore cancellato dalla morale pubblica si consegna alla nuova industria. Un uomo del Novecento che ha capito meglio di altri gli anni Venti del XXI secolo.
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