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Dopo lo scandalo collegato alla mancata esistenza di 1,9 miliardi di euro nei suoi conti correnti, la finanziaria tedesca Wirecard AG si è completamente dissolta nell’arco di pochissime giornate, dimostrando un’instabilità di base davvero senza precedenti. Tuttavia, sino al 2019 le sue fondamenta e soprattutto la sua reputazione sul mercato erano considerate decisamente solide, al punto da renderla potenzialmente senza eguali tra i titoli quotati al Dax30 di Francoforte. I fitti legami di conoscenze messi in campo dall’ex amministratore delegato Markus Braun e soprattutto dall’azionista Jan Marsalek avevano permesso di raggiungere un successo inatteso alla vigilia della sua fondazione. E in questo scenario, l’alta dirigenza societaria si era trovata nella posizione di poter agire liberamente sui mercati, mettendo nel suo mirino anche lo stesso sistema bancario della Germania, nella figura della più grande banca tedesca: Deutsche Bank.

Lo scopo dell’Operazione Pantera

Aveva preso il nome di “Operazione Pantera” il tentativo di scalata al colosso bancario tedesco da parte di Wirecard AG, avvenuta secondo le fonti e come riportato dalla testata finanziaria Bloomberg nella scorsa primavera. Alla base del progetto, infatti, ci sarebbe stato il tentativo di acquistare una quota di rilevanza dell’istituto bancario Deutsche Bank grazie al suo relativamente piccolo valore di mercato rispetto alle attività della banca – all’epoca inferiore rispetto al valore della finanziaria basata ad Asscheim.

Benché il piano alla fine non sia andato in porto, i dialoghi tra i dirigenti di Wirecard Ag e di Deutsche Bank sarebbero andati avanti per giorno, con l’obiettivo di trovare una soluzione che accomunasse le parti. Lo scopo dell’operazione, infatti, sarebbe stato quello di dare i natali ad una collaborazione che unisse l’immenso portafoglio clienti delle due aziende, allargando al business delle carte prepagate tutti i servizi che possono normativamente essere forniti soltanto dagli istituti bancari. E in questo scenario, l’accomunamento di una società bancaria e di un’azienda tecnologica avrebbe segnato una svolta epocale per il settore, garantendo prospettive di utile in grado di accrescere anche le potenzialità di manovra sui mercati.

Il fallimento delle speranze di Braun

Nonostante il tentativo messo in campo e nonostante i molti punti di forza che effettivamente avrebbe potuto giocare a favore di Wirecard AG, il discorso fatto con i vertici di Deutsche Bank si è molto presto arenato. Sebbene non sia stato possibile ottenere il punto di vista di nessuna delle parti in causa, l’arco temporale in questione coinciderebbe comunque con il periodo in cui i primi sospetti riguardo all’emittente di carte prepagate sono venuti alla luce. E in questo scenario, dunque, risulta plausibile come proprio la sfiducia nei confronti dei bilanci e soprattutto dell’operato della società potrebbe aver convinto i dirigenti di Deutsche Bank – ben consci inoltre del modus operandi dell’istituto di vigilanza tedesco – a rifiutare la trattativa.

Questa mancata opportunità ha però segnato una gravissima battuta d’arresto per la società guidata da Braun, che dalla riuscita di un accordo avrebbe ottenuto dei vantaggi importanti. Primi tra tutti, una possibilità per il ripianamento dei conti ed una maggiore liquidità che avrebbero scongiurato lo stesso fallimento avvenuto nel giugno del 2020 – forse reale obiettivo dell’Operazione Pantera. E in secondo luogo, soprattutto, ha messo per la prima volta in rilievo la fallibilità di Wirecard AG e della sua dirigenza, sino a quel momento pensati capaci di compiere continui miracoli economici e finanziari.

Ad una analisi più approfondita, infine, appare evidente come la curva di discesa della società sia incominciata proprio in quel periodo, a seguito della prima vera battuta d’arresto delle mire aziendali. Una serie di circostanze che aveva portato la stessa Deutsche Bank a “cartolarizzare” i propri finanziamenti concessi all’amministratore delegato Braun; ipotesi questa che sembra avvalorare la tesi secondo la quale a Monaco di Baviera si siano accorti che qualcosa nei bilanci di Wirecard non tornasse. E forse, proprio la diffusa sfiducia all’interno del mondo bancario potrebbe aver aperto il vaso di Pandora che ha portato, gradualmente, all’implosione del più grande emittente europeo di carte prepagate.