Era chiaro sin dal principio che lo scandalo che ha coinvolto la società finanziaria Wirecard non si sarebbe limitato ad avere ripercussioni solamente sull’asset societario. Dopo aver reso evidenti delle gravissime carenze all’interno dell’organo di vigilanza finanziario tedesco – la Bafin – e gettato nella sfiducia l’intero comparto finanziario della Germania, adesso lo scandalo potrebbe coinvolgere anche gli alti vertici del governo. Come riportato da Agenzia Nova, infatti, l’opposizione tedesca – nella persona del politico liberaldemocratico Florian Toncar – avrebbe richiesto un’indagine nei confronti del sottosegretario alle Finanze Joerg Kukies. L’accusa sarebbe quella di aver incontrato in segreto l’ex amministratore delegato di Wirecard, Markus Braun, per ben due volte lo scorso autunno. E a preoccupare il parlamento tedesco ci sarebbe l’eccessivo silenzio a riguardo di Olaf Scholz, ministro delle Finanze e considerato troppo distaccato dall’accaduto, considerando le implicazioni dello scandalo.

I documenti dei due incontri sono riservati

Secondo quanto riferito dal quotidiano tedesco Der Spiegel, i documenti relativi agli incontri tenutisi tra Kukies e Braun sarebbero stati etichettati come riservati e, dunque, visibili soltanto dai parlamentari ma non disponibili per l’esibizione pubblica. Tuttavia, il fatto che tali incontri siano avvenuti nello scorso autunno hanno aperto a molti scenari interpretativi, compreso quello che porta ad ulteriori ombre sul sistema di vigilanza finanziario della Germania.

Stando infatti alla fonte, in quel periodo la società incaricata di revisionare i bilanci societari per il Dax – l’indice azionario di Francoforte – ossia la Kpmg, sarebbe stata al lavoro proprio sui bilanci della società con sede ad Asscheim. Secondo la ricostruzione, di conseguenza, sarebbe possibile che lo scopo della discussione potesse essere quello di dissuadere il ministero delle finanze tedesco e la Bafin dall’approfondire le criticità che sarebbero state messe in evidenza, come successo già a seguito delle denunce passate di un fondo americano. E se le cose fossero davvero andate in questo modo, il fatto stesso che la società non abbia avuto problemi sino alla scorsa primavera potrebbe significare che il piano di Braun sia andato in porto. Ma per quale motivo il ministero delle finanze tedesco avrebbe dovuto supportare l’emittente di carte prepagate Wirecard, considerando tutte le complicazioni e lo scandalo che avrebbero avuto luogo dallo scoppio della bolla? Ancora una volta, la risposta sarebbe da ricercarsi – secondo quanto riferito sempre dal Der Spiegel all’interno del ceto politico tedesco, nella figura dell’ex ministro per l’Economia e la Tecnologia Karl-Theodor zu Guttenberg.

Una società strategica per le mire di Berlino

In quanto registrata in più Paesi come istituto di moneta elettronica autorizzato all’emissione di valuta digitale e di carte prepagate, Wirecard possedeva la strumentazione e la tecnologia per poter entrare, all’occorrenza, in qualsiasi mercato internazionale. E uno in particolare, secondo la ricostruzione, sarebbe stato particolarmente vantaggioso sia per la società gestita da Braun, sia per il governo tedesco e sia per il tramite dell’operazione, l’ex-ministro Guttenberg: la Cina. All’avanguardia per quanto riguarda le forme innovative di pagamento, la Cina rappresenta un mercato molto redditizio per le società che operano tramite i pagamenti digitali. Non a caso, infatti, nel novembre 2019 presso i palazzi di Asscheim venne festeggiato l’ingresso della società nel mercato cinese, ottenuto grazie al tramite dell’ex ministro tedesco e della sua società registrata regolarmente negli Stati Uniti.

Il governo sapeva ed ha taciuto?

A seguito dell’acquisizione, la stessa Germania possedeva così una società operativa sul mercato dei pagamenti della Cina, potendo vantare di essere l’unico Paese europeo in possesso di questa prerogativa. E in questo scenario, l’intermediazione dell’ex-ministro – nome molto noto all’interno del mondo finanziario cinese – sarebbe stata fondamentale per la chiusura dell’accordo, anche con lo scopo di migliorare i rapporti bilaterali tra i due Paesi.

Tuttavia, la breve distanza temporale che separa gli incontri segreti con il sottosegretario Kukies e l’acquisizione della società cinese getta molte ombre sulla vicenda, considerando come Berlino potrebbe aver scambiato il “silenzio” sui bilanci di Wirecard con l’ingresso sul mercato dei pagamenti digitali di Pechino. In questa situazione, dunque, appare chiaro come lo stesso governo federale, per via di alcuni suoi componenti, potrebbe essere stata al corrente della bomba ad orologeria che rappresentava il colosso finanziario anche per i piccoli risparmiatori. E con la decisione di tacere, infine, si sarebbe reso complice del più grande scandalo finanziario della Germania dalla sua riunificazione, compromettendo al tempo stesso l’intera credibilità del sistema tedesco.

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