Erano già svariati giorni che c’era il sentore che qualcosa non andasse all’interno dell’Istituto di moneta elettronica Wirecard, uno dei pochi ad essere autorizzato ad emettere carte prepagate all’interno dell’Unione europea. Per soddisfare l’iscrizione all’albo speciale degli enti denominati come Imel, infatti, sono necessari solidi requisiti e garanzie sul capitale, al punto che – a titolo di esempio – nel nostro Paese le società ad aver soddisfatto i requisiti sono soltanto 7 (delle quali una attualmente sospesa).
L’istituto tedesco, che opera grazie alla sua iscrizione nell’albo speciale tenuto dalla Bundesbank, è quotato in borsa dal 2006 e si è contraddistinto negli anni nel mercato delle carte prepagate nonché per la sua solidità. Tuttavia, qualcosa è cambiato lo scorso 18 giugno, quando in una sola giornata il titolo azionario ha perso il 70% del proprio valore, con tanto di dimissioni dello storico amministratore delegato, Markus Braun e di uno dei quattro membri del consiglio di amministrazione. Al suo posto e come riportato da IlSole24Ore, è stato nominato Ceo ad interim James Freis, incaricato di gestire il difficile momento societario.

A Wirecard mancano 1,9 miliardi di euro

“Sulla base di altre analisi, il Consiglio di amministrazione ha ipotizzato che i saldi bancari su alcuni conti conti fiduciari per il valore di 1,9 miliardi di euro probabilmente non esisteranno“. Con queste parole, come riportato nel documento ufficiale della società datato 22 giugno, è stato descritto l’ammanco precedentemente indicato come attivo di bilancio da parte di Wirecard. E non trattandosi di briciole, il fatto ha creato un terremoto all’interno della società, generando un forte rischio di sfiducia anche verso tutte quelle società che, nell’emissione delle carte prepagate, si sono negli anni affidate al colosso tedesco.

Non è casuale, infatti, che già negli scorsi giorni – e come riportato dal quotidiano tedesco Der Spiegel, la società incaricata della revisione dei conti, Ernest & Young, si sia rifiutata di convalidare il bilancio. E a seguito dello scandalo, l’istituto di moneta elettronica tedesco ha ritirato il bilancio del 2019, sostenendo che anche i bilanci precedenti, a questo punto, potrebbero necessitare di una ulteriore revisione.
Stando sempre a quanto affermato dallo Spiegel, l’ammanco deriverebbe dall’assenza di due fondamentali conti fiduciari nelle Filippine, cui inesistenza è stata provata anche dalle stesse banche di Manila e che invece comparivano nei bilanci societari precedenti. Tuttavia, molto rimane ancora da chiarire della vicenda e sarà la preoccupazione principale del nuovo amministratore delegato della società quotata alla Dax.

L’operatività deve essere garantita

Nel documento pubblicato il 22 giugno, i vertici societari hanno comunque ribadito il funzionamento dei propri sistemi e la possibilità per i clienti di continuare ad effettuare le transazioni: l’operatività, almeno per questo momento, non è dunque stata sospesa come in altre situazioni in passato. Tuttavia, gli stessi dirigenti hanno annunciato di essere in contatto con degli istituti bancari per poter garantire il capitale societario e permettere il regolare svolgimento nel tempo dell’operatività.

Tuttavia, sono sempre maggiori le voci che stanno circolando in queste ore e che vedono messa a rischio la stessa sopravvivenza della finanziaria tedesca, avvolta in uno scandalo con pochi eguali nella storia. E soprattutto, in aggiunta all’ammanco societario, anche per le accuse di frode che a questo punto potrebbero pendere sui vertici societari.

Un terremoto nel mondo delle prepagate?

Nate per dare la possibilità di effettuare pagamenti online e trasferimenti di denaro rapidi, le carte prepagate si sono contraddistinte per la velocità delle transazioni e la sicurezza garantita dai bassi importi generalmente depositati al loro interno. Con il boom della rete, il prodotto ha acquisito sempre più utilizzatori, arrivando ad eguagliare – e in alcuni casi superare – nel caso di alcuni Paesi dell’Unione europea il numero delle linee di credito aperte presso gli istituti bancari. Tuttavia, sin dalla loro nascita la stabilità degli istituti di moneta elettronica è sempre stata messa in dubbio, a causa dell’enorme mole di “contante” gestito a fronte di una normativa decisamente più leggera rispetto a quella a cui sono sottoposti gli istituti bancari.

In questo scenario, dunque, il terremoto che ha scosso il colosso di Wirecard rischia di ripercuotersi su tutto il mondo del settore parabancario, anche a causa della sfiducia di cui a questo punto verrebbe attorniato. E in questa situazione, purtroppo, saranno decisive le attese indagini a riguardo, che rischiano di trasformare l’ “unicorno” delle finanziarie tedesche in una “supernova”.

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