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Non finiscono mai i risvolti di contorno allo scandalo finanziario che ha affossato nel giro di nemmeno una settimana la società finanziaria tedesca Wirecard AG, alla quale è stato contestato un ammanco di bilancio pari a oltre 2 miliardi di dollari. Dopo le dimissioni dell’amministratore delegato Markus Braun, il suo arresto dopo essere sentito dalla procura di Monaco di Baviera e la sua liberazione su cauzione adesso le attenzioni degli investigatori si sono rivolte sull’ex membro del consiglio di amministrazione Jan Marsalek, attualmente ancora ricercato e latitante. Secondo la procura, infatti, la vera mente dietro alle frodi finanziarie messe in atto dall’istituto di moneta elettronica tedesco Wirecard AG sarebbe proprio l’ex dirigente austriaco, che negli ultimi giorni si è visto rivolte delle accuse che vanno ben oltre la “semplice” gestione aziendale.

Marsalek e i documenti sul gas nervino

Secondo quanto riportato negli scorsi giorni da una inchiesta giornalistica portata avanti dal Financial Times, Marsalek sarebbe venuto in possesso nell’estate del 2018 di documenti appartenenti all’intelligence della Russia riferiti all’utilizzo del novichok. In questo modo – e mostrandoli durante un’importante riunione con due trader londinesi – avrebbe infatti cercato di guadagnarsi la fiducia degli investitori, costruendosi la figura di uomo forte con agganci nelle più alte sfere delle élite mondiali.

Allo stato attuale, comunque, non è ancora chiaro come Marsalek sia giunto in possesso di tali documenti. Tuttavia, la mossa effettuata dal dirigente austriaco a pochi anni di distanza dall’attacco proprio con il mortale gas nervino a Sergej Skripal è stata chiaramente priva di ogni scrupolo. Confermando, infine, l’attitudine alla persuasione degli agenti e degli intermediari di mercato portata avanti dalla dirigenza dell’istituto di moneta elettronica tedesco.

Wirecard possedeva informazioni degli Interni austriaci

Non sono stati però soltanto i documenti arrivati al Finacial Times a gettare ulteriori ombre sul suo profilo: secondo quanto emerso da un’altra inchiesta, lo stesso Marsalek sarebbe riuscito ad arrivare anche agli alti vertici della politica austriaca. Secondo quanto si apprende dal quotidiano tedesco DiePresse, nel corso degli anni si sarebbe instaurato un rapporto di fiducia anche con l’ex politico austriaco Johann Gudenus, dimessosi da tutte le cariche che ricopriva a seguito dello scandalo di Ibiza che provocò il collasso del governo di Vienna.

Grazie a questa conoscenza, Marsalek sarebbe negli anni riuscito a trafugare importanti informazioni dal ministero degli interni austriaco, facendo guadagnare a Wirecard AG, a Gudenus ed alla sua stessa persona importanti vantaggi. E nonostante la società tedesca non abbai rilasciato informazioni a riguardo a seguito delle richieste della stampa, è parso chiaro come l’accusa potrebbe essere verosimilmente fondata e sulla stessa l’attuale ministro degli interni austriaco ha già dichiarato che saranno necessarie investigazioni profonde.

Marsalek, l’uomo ombra di Wirecard

Secondo quanto emerso dalle ultime investigazioni, la posizione di Markus Braun è stata fortemente ridimensionata, trasformando la sua figura “quasi” a semplice esecutore degli ordini della vera mente – criminale – societaria: Jan Marsalek. Tra frodi finanziarie, informazioni trafugate alle autorità viennesi e conoscenze apparentemente in grado di collegarlo anche alle intelligence mondiali, al momento del suo arresto l’ex dirigente austriaco avrà molte vicenda da spiegare alla procura.

Tuttavia, sin dal crollo azionario della società egli si è reso irreperibile, nascosto forse nelle lontane terre asiatiche, tra Filippine, Cina e Corea del Sud. A evidente segnale che, qualora fosse rintracciato, spiegare la propria posizione agli inquirenti attendendosi di essere liberato appaia per lui un’ipotesi alquanto remota.