Lo scandalo finanziario che ha colpito l’emittente di carte prepagate tedesca Wirecard AG ha creato un polverone destinato a lasciar discutere per molti anni Germania. Soprattutto, in virtù delle mancanze e delle carenze degli operatori di mercato, degli istituti di vigilanza e delle società di revisione che hanno permesso il gonfiarsi della bolla attorno al titolo di Asscheim. Uno scandalo che però, secondo le opposizioni politiche tedesche, sarebbe potuto essere evitato – o almeno contenuto – qualora lo politica e gli organi addetti alla vigilanza si fossero mossi adeguatamente e con anticipo. In uno scenario che, ancora una volta, rischia di far tremare la Germania.

La Bafin scarica le proprie colpe

Secondo quanto messo in luce dal quotidiano tedesco DerSpiegel, nel corso delle ultime settimane il direttore dell’istituto di vigilanza finanziario tedesco, la Bafin, è stato messo sotto accusa per lo scandalo relativo a Wirecard AG e sarebbero state richieste da più voci le sue dimissioni. Le critiche, principalmente, sarebbero state rivolte a tutte quelle mancanze anche in episodi messi in luce nei mesi precedenti che avrebbero dovuto far intuire che qualcosa non stesse funzionando e che, invece, sono stati ignorati. Tuttavia, col proseguire delle indagini la posizione del direttore Felix Hufeld sarebbe ulteriormente peggiorata, in quanto come messo in luce sempre dal DerSpiegel egli avrebbe mentito in almeno tre occasioni circa l’operato dell’istituto di vigilanza. E uno di questi in particolare – quello relativo alla sospensione a Londra delle contrattazioni sul titolo a causa di movimentazioni sospette a Singapore – evidenzierebbe come la  Germania abbia ignorato messaggi recepiti invece in tutto il resto d’Europa.

In modo particolare, egli avrebbe scaricato le colpe sulle altre istituzioni che svolgono assieme la Bafin il compito di regolamento e di controllo degli istituti finanziari della Germania, tirando in ballo la stessa Banca centrale europea e una società privata incaricata di revisionare i bilanci societari per conto del Dax. Alla base della sua tesi difensiva, infatti, ci sarebbe il fatto che Wirecard AG non potesse essere inquadrata come società esclusivamente finanziaria, quanto più tecnologica e, quindi, non soggetta alla sua semplice giurisdizione. Tuttavia, come messo in luce dalle accuse, anche questa tesi sarebbe priva di qualsiasi fondamento, rimanendo la supervisione delle operazioni finanziarie – l’ago della bilancia della vicenda – di esclusive facoltà della Bafin.

Trema così tutta la Germania

Come sottolineato già parecchie volte, le gravissime lacune che hanno circondato la vicenda Wirecard AG ha messo in luce tutti i limiti della vigilanza finanziaria tedesca; in uno scenario tutt’altro che roseo per l’intero comparto finanziario tedesco. Ma non solo: le stesse accuse rivolte a Hufeld e che farebbero pensare ad un tentativo di insabbiamento e soprattutto di “scaricabarile” nei confronti delle altre istituzioni sono un segnale tutt’altro che incoraggiante per quanto riguarda la Germania, evidentemente non più solida come in passato.

Con un istituto di vigilanza parso più interessato a non generare polveroni più che scovare truffe e soprattutto intenzionato adesso più a difendere il proprio operato che a cercare di porre rimedio alla tragedia, la fiducia verso la Germania sta calando. E questo terremoto, da limitato al semplice titolo azionario, potrebbe espandersi a macchia d’olio su tutto il Dax30: proprio in un momento in cui una maggiore stabilità sarebbe necessaria per la tenuta di lungo periodo a causa delle mille incertezze generate dall’effetto “seconda ondata”.

Concludendo, con lo scoppio del caso Wirecard Ag la Germania si è trovata in mano una bomba ad orologeria esplosa proprio nel momento più inopportuno e destinata a creare problematiche ancora per molti mesi – se non anni – a venire. Soprattutto, poiché la rende costretta ad ammodernare un apparato di vigilanza che – sebbene pieno di mancanze – aveva permesso con i suoi controlli all’acqua di rose di attirare i grandi investimenti stranieri anche in assenza di una fisco “generoso” come quello olandese. Creando una nuova scia di incertezze destinata a circondare Berlino e dalle quali sarà adesso difficile liberarsene.