Chi è Warren Buffett? Con un patrimonio personale stimato a 75 miliardi di dollari, Warren Buffett è stato riconosciuto dalla Rivista Forbes come secondo uomo più ricco del mondo nel 2017. La fortuna di Buffett non si ferma qui. Buffett è infatti amministratore delegato della Berkshire Hathaway. Una holding statunitense, considerata la più grande al mondo, con un fatturato intorno ai 150 miliardi di dollari all’anno. Nonché un valore di mercato di 427.452 milioni di dollari.

 Lo stesso personaggio diventerà probabilmente a breve il principale azionista di Bank of America. La più grande banca commerciale degli Stati Uniti d’America in termini di depositi e la più grande del suo tipo al mondo. Buffett, oltre al suo patrimonio, potrà così accedere ad un fatturato che si aggira intorno ai 20 miliardi di dollari. Senza contare la mole di denaro che circola tra le varie e diversificatissime operazioni condotte dalla banca americana.

Un personaggio dal potere smisurato

Considerata dunque la mole di ricchezza detenuta da Buffett e il suo ruolo chiave nell’economia americana e mondiale, dovrebbe essere di vitale importanza porre attenzione alle dichiarazioni dello stesso per comprendere i futuri scenari dell’economia. Nel mondo globalizzato del 2017 dove, in una ipotetica piramide gerarchica, la politica risulta alla pari se non al di sotto dell’economia, ciò che dice Buffett ha dunque la stessa portata di ciò che viene detto nella Sala Ovale.

Il mea culpa di Buffett

“Il problema dell’economia? Sono le persone come me”, esordisce così Buffett durante una lunga intervista rilasciata alla PBS Newshour. “La ricchezza è aumentata ad tassi incredibilmente alti per le persone estremamente ricche. Se ritornate indietro al 1982, quando Forbes ha stilato la prima classifica dei 400 uomini più ricchi, i fortunati avevano un patrimonio complessivo di 93 miliardi di dollari, ora ne possiedono 2,4 trilioni di dollari. Il che vuol dire una media di oltre 25 miliardi a testa. Stiamo parlando di una ricchezza sproporzionata”. Un’ammissione di colpe senza condizionale. Pronunciata da uno dei rappresentanti più di spicco di quella classe agiatissima che detiene il famoso “1%” della ricchezza mondiale.

Crisi economiche funzionali ai più ricchi

Nella stessa intervista Buffett sottolinea poi come tale disparità economica sia accresciuta proprio in seguito alla grande crisi finanziaria del 2008. In sostanza lo speculatore americano ammette senza mezzi termini che la recessione economica mondiale è stata funzionale alla cosiddetta “élite finanziaria”, che ne ha solamente giovato. D’altronde Buffett, soprannominato non a caso oracolo di Omaha, è campione mondiale di “value investing”. Si tratta di specifiche e dettagliata tecniche d’investimento speculativo nate e divulgate alla Columbia Business School.

Un futuro a tinte fosche per la classe operaia

L’economia finanziaria è però un gioco dove non tutti vincono. Se da una parte c’è Buffett che specula e guadagna, dall’altra ci sono schiere di operai e disoccupati che svuotano le tasche. Ed è proprio sul futuro di questi ultimi che Buffett ha delineato uno scenario che appare tragico. “L’evoluzione dell’economia non porta benefici al dipendente di un’acciaieria in Ohio”. Buffett si riferisce qui all’imminente digitalizzazione e automazione del lavoro industriale. Quella Quarta Rivoluzione Industriale che nel giro dei prossimi venti-trent’anni potrebbe cambiare il comparto produttivo mondiale.

Buffett avverte che se non si prende coscienza del problema e una soluzione per tamponarlo “ci si troverà di fronte a qualcosa che è positivo per una società ma che danneggia terribilmente alcuni individui”. Non solo una predizione, ma una presa di coscienza. Buffett, al pari di altri multimiliardari come Lloyd Blankfein (CEO di Goldman Sachs) e Jamie Dimon (CEO di JP Morgan Chase), si è accorto che la strada intrapresa dall’economia globalizzata creerà masse di disoccupati come mai visti primi nella storia. Milioni di persone senza reddito non solo minacceranno il sistema perché impossibilitati a sopravvivere, ma non potranno più recitare il ruolo di consumatori e quindi pedine funzionali all’economia di mercato. Buffett e non solo stanno dunque correndo contro il tempo per cercare una soluzione a questo. Il destino del “dipendente dell’acciaieria in Ohio” è dunque vincolato proprio a chi lo ha defraudato durante l’ultima crisi economica.